Post in evidenza

“Non è la vostra terra”: nasce l’osservatorio anti camorra

Al contrario del momento che vede una minaccia crescente della criminalità organizzata, molti cittadini decidono di non sottostare a logiche mafiose o camorristiche: è il caso di Piero Sabbarese.

Attivista napoletano che ha preso una posizione netta e precisa, quella di non volere per i suoi figli una terra martoriata dal peggio che essa può offrire, un imprenditore che nonostante minacce ed intimidazioni ha proposto, già da mesi, al Consiglio Comunale di Ercolano di far nascere un ente per denunciare atti criminali e collusioni tra pubblici uffici e camorra.

L’organizzazione oggi è diventata realtà e anche i cittadini di Ercolano saranno meno soli avendo un motivo in meno per avere paura.

Davide D’Errico, promotore di lotte per la legalità da anni, attraverso un post su Facebook “abbraccia” l’amico Piero, con la speranza che il loro esempio venga seguito da un sempre maggior numero di persone che oggi vivono in contesti in cui la parola legalità rimanga appunto solo un termine sul dizionario.

Il post

FINALMENTE ERCOLANO HA UN OSSERVATORIO SULLA CAMORRA

Lui è Piero Sabbarese.

Imprenditore, papà, compagno, attivista politico, ma soprattutto da oggi anche ideatore del primo osservatorio anticamorra di Ercolano. Piero è uno di quelli che per denunciare i clan e le collusioni tra mafia e politica nella sua città, vive costantemente tra minacce, biglietini intimidatori e atti vili di gente vile.

Qualche mese fa propose al Consiglio Comunale di Ercolano di far nascere un ente per tenere alto lo sguardo sui fenomeni mafiosi, perché Ercolano sia la città degli scavi e della Villa dei Papiri, delle ville romane e della Basilica di Santa Maria a Pugliano. Non certo la città degli Ascione o del clan Birra.

E’ un giorno bello per la nostra terra.

Per Ercolano, per chi combatte le mafie e per chi non si ferma nemmeno davanti alle minacce.

Forza Ercolano, forza amico mio!

Post in evidenza

Elezioni Campania, D’Errico: “Basta ignorare i giovani, abbiamo le nostre proposte”

Tra il 15 settembre e il 15 novembre si voterà per il rinnovo dei Consigli regionali in Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Veneto, Liguria, Puglia e Campania.

Davide D’Errico, giurista e fondatore di Opportunity – una grande comunità contro la camorra, con la quale gestisce i beni confiscati alla Sanità, si è reso protagonista di alcune iniziative come “il paniere solidale”, con altre associazioni durante la pandemia Covid-19, attraverso un post su Facebook “sfida” i candidati presidenti di regione.

Quindi è ufficiale.

 

Il centrodestra in Campania candiderà di nuovo Caldoro e avremo davanti la stessa identica sfida del 2015.

La politica qui sembra allergica alle novità. Si discute tutti i giorni dei Cesaro, di solito per gli arresti in odore di camorra, o dei Mastella, di solito per i tatticismi da prima repubblica, o delle anomalie della piattaforma Rousseau. Si discute di politici, non di politica. Di ambienti, non di ambiente. Di polemiche, non di soluzioni.

 

Ma è possibile tutto questo immobilismo anche dopo una pandemia? E’ possibile che nemmeno questo tempo ci dia il coraggio di costruire altro?

 

“E’ il vostro tempo” ci dicono.

E’ un tempo di opportunità e di coraggio.

E’ il tempo delle donne e dei giovani, dei coraggiosi e dei competenti.

Lo è? Forse dobbiamo solo trovare il coraggio di saltare.

Non lo so, ma ci penso sempre più spesso: non ci possiamo più girare dall’altra parte.

Nelle prossime settimane voglio organizzare un evento per chiamare a raccolta tutte le energie più belle di questa regione. Lanciamo le nostre idee, il nostro manifesto e chiediamo ai candidati presidenti di prenderle in considerazione.

 

Capovolgiamola noi questa Regione.

E’ il nostro tempo. Dimostriamolo.

L’intervento di D’Errico non vuole porsi come un attacco diretto, piuttosto come la ricerca di un confronto e che porti avanti determinate istanze racchiuse in un manifesto che racchiude energie della società civile.

Idee e proposte da presentare ai candidati, che al momento non sembrano aver toccato certi temi, presentato durante un evento aperto a tutti giovedì 9 luglio a Napoli in Viale dei Pini 53 alle 20:00.

In una regione martoriata da camorra e regimi clientelari non è scontato trovare cittadini che cercano un dialogo costruttivo con le istituzioni.

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Post in evidenza

D’Errico: “Candidiamo Napoli capitale della cultura”

Davide D’Errico, fondatore di Opportunity – Una grande opportunità contro la camorra, attraverso la sua pagina Facebook lancia un appello: candidare Napoli come capitale della cultura nel 2023.

Il post

“Candidiamo Napoli capitale della cultura 2023 per ripartire!

In questi mesi Napoli ha resistito alla pandemia da Coronavirus, rappresentando una eccellenza mondiale. Tutti hanno parlato dei protocolli ideati dai nostri medici e del Cotugno, come modello da seguire. Tuttavia la pandemia ha generato danni sociali ed economici enormi in questa città, comportato tra le altre cose, la sospensione di quasi tutte le attività culturali. Sul piano nazionale attori, registi, artisti e professionisti dell’indotto sono stati sostanzialmente ignorati, mentre la musica, l’arte e la passione dei nostri artisti hanno letteralmente salvato la vita dalla depressione e dall’angoscia a tanti che erano soli. Gli artisti non hanno fatto sentire soli nessuno, ma loro si sono sentiti soli. Oggi la sfida per loro e per tutta la città è creare qualcosa di nuovo per diventare di nuovo simbolo di ripartenza e orgoglio nazionale. Come? Utilizzando la più grande ricchezza della nostra terra: la sua bellezza, il suo patrimonio artistico, paesaggistico, culturale, storico e sociale.
Candidare Napoli, “mille culure” e mille culture, a capitale della cultura 2023 significa indicarla come modello di ripartenza, che coniuga l’arte e la tradizione con un disegno di solidarietà che nella città del “caffè sospeso” e dei “panieri solidali” non lascia indietro nessuno. Significa costruire un modello di sviluppo sostenibile nuovo, che metta insieme l’attrattività del centro storico patrimonio dell’unesco con la suggestione dei vicoli di Totò o del vicolo della cultura, simboli di un nuovo umanesimo napoletano.
Candidiamo Napoli perché “è nu teatro antico, sempre apiert” diceva De filippo e perché è terra di culture che si abbracciano e di suggestioni che nascono. E’ la terra della sirena Partenope o dell’uovo di Virgilio. Del Cristo Velato e delle Catacombe di San Gennaro. Del palazzo Reale e del Teatro San Carlo. E’ la terra del chiostro di Santa Chiara e delle meraviglie sotterranee. Del museo di Capodimonte e del Cimitero delle fontanelle. Del vicolo della cultura e dei mestieri che danno il nome alle strade. E’ la terra delle commedie di De Filippo e dei film di Troisi. Della tradizione in ogni angolo e della storia che trasuda dai sanpietrini sui quali passeggiamo. Dei turisti che dicono “uà” e degli scugnizzi che dicono “uè”!

Insomma è patrimonio mondiale e merita di essere riconosciuta da tutti come capitale.

Ma poi se non Napoli chi?”

 

Un messaggio di orgoglio e riscatto da parte di un 29enne innamorato della sua terra, per la quale sogna, come moltissimi napoletani, un presente ed un futuro diverso.

Un presente ed un futuro che non identifichino Napoli come la città della spazzatura, dell’immondizia e della camorra, come viene troppe volte raccontata dai media mainstream. Non si vuole negare l’esistenza di problematiche gravi nel territorio, si vuole puntare sull’orgoglio di questo popolo e della gente che ama questa città per rivoltare l’intero sistema evidenziando i punti che questa città può offrire.

Qui il link per firmare la petizione https://www.change.org/p/luigi-de-magistris-candidiamo-napoli-capitale-della-cultura-2023-per-ripartire?recruiter=1079838793&recruited_by_id=ad5c0ff0-8485-11ea-9608-753e8ce7c1aa&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=petition_dashboard&fbclid=IwAR3GiatO7TUpTZygp0xA_Z4NA6FoDX8DRC75q1_AtM0H19HogDEycxaRRaw

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Post in evidenza

Perché gli studenti di medicina stanno scendendo in piazza?

Studenti, neolaureati, specializzandi e giovani medici si sono incontrati ieri 27 Maggio a Montecitorio e – rispettando le distanze di sicurezza e stando semplicemente in piedi – hanno dato le spalle al palazzo della Camera.
Questo sit-in, il primo di una serie che nelle prossime settimane coinvolgerà gran parte delle città italiane (universitarie e non solo) è promosso da un consorzio di associazioni accomunate da un unico obiettivo: trovare una soluzione definitiva alla questione della specializzazione.

Ma perché specializzarsi in Medicina è un problema, in Italia?

Dopo sei anni di università magistrale a ciclo unico ed un concorso di abilitazione, i neolaureati devono sostenere un altro concorso, quello per accedere alla scuola di specializzazione. Questo concorso ha posti limitati, che dipendono dai fondi che il Governo (ed in parte le Regioni) decide di erogare alle borse di specializzazione.
Le borse di specializzazione sono necessarie per potersi iscrivere alla scuola di specializzazione, nella quale lo specializzando, oltre a formarsi, lavora attivamente in reparto.
Tuttavia, il sistema è rotto: il numero di borse è troppo basso, sempre più insufficiente alle esigenze del Paese. Tra qualche anno, rischiamo di trovarci senza medici.

Contrariamente a quello che si può pensare, in Italia non mancano laureati in Medicina. Mancano, invece, medici specializzati.

Con poche borse, dunque pochi posti disponibili, ma tanti concorrenti al concorso, il risultato è scontato: si crea un imbuto formativo. Un esercito di laureati (quasi 12 mila) che potrebbero entrare nel servizio sanitario pubblico e che non possono perché bloccati dal numero di borse non sufficiente.

L’impatto dell’imbuto formativo è a dir poco concreto. Già negli ultimi anni, il sistema sanitario nazionale si trova a lavorare con personale ridotto e l’unico modo per far fronte a questa carenza è allungare i tempi di attesa. Le conseguenze? Ore ad aspettare per farsi visitare in Pronto Soccorso e visite specialistiche fissate a mesi e mesi di distanza.

Il Governo cosa sta facendo?

Secondo le 11 associazioni che rappresentano i giovani medici, non abbastanza.

La manifestazione di ieri, ed i futuri sit-in che verranno organizzati, denunciano proprio questo: nel Decreto Rilancio si parla troppo poco di questo problema, la cui concretezza è stata davanti agli occhi di tutti durante i mesi di emergenza (medici richiamati dalla pensione, neolaureati abilitati di ufficio, medici militari impiegati in ospedali civili…).
Chiedono garanzie e vogliono che le 4’200 borse in più stanziate per quest’anno non siano una soluzione di facciata: senza un serio e concreto investimento, senza una crescita stabile del numero delle borse, il sistema sanitario nazionale rischierà il collasso. Come Pierino Di Silverio, responsabile nazionale Anaao Giovani, l’ha definita: sarebbe “una pietra nel grande oceano dell’imbuto formativo”.

Un problema sistemico non si può risolvere con un espediente temporaneo, ma solo con una programmazione lungimirante e duratura.

La mobilitazione dei giovani medici non si ferma, anzi: arriveranno ad ogni consiglio regionale, per chiedere l’aumento delle borse erogate dalle Regioni ed amplificare l’eco della richiesta nazionale.
Speriamo che, questa volta, la politica scelga cosa è giusto e non cosa è popolare. Per il bene di tutti.

Post in evidenza

Cosa sta succedendo in Brasile?

Il Brasile ha da poco raggiunto quota 415’000 contagi, superando la Russia e piazzandosi al secondo posto – alle spalle degli USA – nella triste classifica mondiale di questa pandemia. Quasi 23’000 i morti e un numero di contagi che cresce al ritmo di 5’000 nuovi casi al giorno. Ma il dato più preoccupante è quello sui tamponi: circa 10 volte inferiore rispetto ai principali paesi, a parità di popolazione. Questo non fa ben sperare e lascia immaginare un quadro che nella realtà è ben più drammatico di quello descritto dai numeri.

“È solo un piccolo raffreddore”

Jair Bolsonaro – 27 marzo 2020

Così rispondeva il Presidente a chi a fine marzo, mentre nel Mondo i morti erano già 35’000, gli chiedeva come mai il Brasile fosse uno dei pochi paesi che ancora non aveva adottato alcun tipo di misure restrittive.

Il primo caso era stato registrato già un mese prima: il 25 febbraio, un sessantunenne di ritorno dalla Lombardia rappresentava il primo malato confermato di COVID-19 in Brasile e in tutto il Sud America. Poco dopo la malattia arrivava a toccare i vertici dello Stato: il 12 marzo il Portavoce di Bolsonaro, Fábio Wajngarten, risultava positivo al tampone nasofaringeo, facendo sospettare un contagio oltre che del Presidente brasiliano, anche di Donald Trump, incontrato pochi giorni prima in occasione di una visita a Miami. Entrambi però risulteranno negativi ai test effettuati nei giorni immediatamente successivi.

Verso la fine di marzo quindi, a fronte del numero sempre maggiore di contagi, nonché dei primi morti legati alla pandemia, alcuni stati decidono di imporre il lockdown in virtù dell’ordinamento federale del Brasile. I primi a farlo sono quelli di Rio de Janeiro, Santa Catarina e San Paolo, decisioni che vengono criticate dal governo centrale come “eccessive”.

I Ministri della Salute

Le critiche però non sono mancate neanche all’interno della maggioranza, già divisa dagli attriti tra il Presidente e il suo ex Ministro della Giustizia Sergio Moro. Quest’ultimo gode di ampia popolarità in Brasile a seguito dell’operazione anti-corruzione “Lava-jato” e si è dimesso a fine aprile dopo aver espresso pesanti accuse nei confronti delle interferenze di Bolsonaro con i vertici della Polizia Federale.

È proprio in questo clima difficile che è arrivata la minaccia da parte di Bolsonaro di licenziare il Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta. Licenziamento divenuto effettivo il 16 aprile a causa delle posizioni diverse tra i due in tema di misure di distanziamento sociale.

Bolsonaro annuncia quindi di voler mettere al suo posto qualcuno che lo supporti nel riaprire quanto prima le attività produttive e nomina così Nelson Teich come nuovo Ministro. Quest’ultimo però il 15 maggio rassegna le dimissioni, non riuscendo a trovare una linea in comune con il Presidente e il ruolo viene così ricoperto ad interim da Eduardo Pazuello – Generale dell’Esercito e terzo Ministro della Salute dall’inizio dell’epidemia.

La situazione nel paese

La favela di Rocinha a Rio de Janeiro, una delle più grandi al mondo.

I contagi quindi continuano a crescere, con la complicità delle risposte inadatte o frammentate della politica. La sola città di São Paulo conta più di 80’000 casi accertati e almeno 6’000 morti. Lì vivono 12 milioni di persone, in una delle città con la più alta densità abitativa al mondo, e il sistema sanitario locale è già prossimo al collasso, con scenari che ricordano quelli vissuti a marzo in Lombardia.

A ciò si aggiunge la situazione delle favelas della città. Realtà in cui non solo è difficile di per sé mantenere un adeguato distanziamento sociale, ma dove anche molta gente ha smesso di rispettare le misure imposte e ha ripreso le attività che gli garantiscono il sostentamento. L’accesso alle cure è difficile e spesso i tamponi non vengono fatti, motivo per cui la reale gravità della situazione è probabilmente sottostimata.

La tendenza per ora non sembra indicare una flessione o un abbassamento della curva dei contagi, e purtroppo i segnali per il futuro non possono essere troppo ottimistici: all’emergenza sanitaria si sta affiancando una vera e propria crisi politica. Il Brasile deve ritrovare la responsabilità di affrontare questa pandemia con l’aiuto della scienza, senza lasciare spazio a oscurantismo e negazionismo nei luoghi del potere.

Post in evidenza

I democratici sono “coccolati” dai media: Trump contro Biden

Iniquità, è questa la parola chiave di quando si vuol parlare di stampa ed informazione ed è per questo che sempre meno gente si fida dei mainstream media. La stampa, i talk show e i punti di riferimento per quanto riguarda il dibattito pubblico tendono a velare, occultare o sovraccaricare le notizie.

In Italia, ma in quasi tutto il mondo occidentale infatti, si tende a far pendere la bilancia nei confronti di certi leader e di certe posizioni ben definite e sminuire invece i “rivali”, in tutti i modi possibili, talvolta prescindendo l’argomentazione politica e insinuandosi nella vita personale e privata.

Gli esempi più eclatanti provengono dagli Stati Uniti dove la campagna mediatica che sarebbe dovuta servire a “distruggere” Donald Trump ha invece spinto inconsapevolmente per la sua elezione, articoli come “Trump non va a tempo quando balla” o “Melania non conosce il protocollo della Casa Bianca”, ripresi anche dai nostri giornali e televisioni, sono serviti a nient’altro che far prendere consapevolezza di quanto sia scadente la qualità dell’informazione attuale e di quanto i media mainstream, che dovrebbero servire, avvalendosi di una semicitazione, ad “innalzare il livello di conoscenza e comprensione delle masse”, in realtà non svolgano il loro compito e si preoccupino di una propaganda elettorale permanente. Ovviamente ci si allontana da una generalizzazione ma sarebbe ipocrita non far notare questa tendenza.

Nonostante la batosta subita da parte del sistema del Partito Democratico statunitense nel 2016, si può notare come questo organismo sia tendente non a comprendere i propri errori ed imparare, ma a cadere negli stessi tranelli anche oggi, 4 anni dopo, in vista delle presidenziali del 2020, le dichiarazioni del presidente Trump in molti casi vengono estremizzate, decontestualizzate e riportate come vere e proprie citazioni, anche quando così non è e anche quando sia palese che in molte occasioni il concetto sia stato espresso sottoforma di discorso, dal quale è ovviamente impossibile slegare ed estrapolare un minimo particolare per cercare di ricostruire l’intero senso logico, con il quale ovviamente si può dissentire nel merito. Ovviamente con questo in alcun modo si vogliono giustificare espressioni, comportamenti o determinate linee del Presidente americano, talvolta realmente sui generis, ma non si può di certo considerare che l’intero operato e l’intera comunicazione di questo personaggio pubblico sia da considerare ,come è stata definita “da folle”.

Il riportare notizie, far emergere e perseguire inchieste qualora vi fossero scandali o procedimenti non a norma di legge, proporre controargomentazioni concrete (e non supercazzole) ai cittadini in modo tale da fornire loro una valida alternativa su quale candidato scegliere per essere rappresentati, dovrebbe essere uno dei compiti più nobili del giornalismo e del mondo dell’informazione, degli intellettuali ed anche dei candidati politici avversari.

La situazione è ai limiti dell’imbarazzante quando questo trattamento di eccessiva comunicazione negativa non viene riportata nel momento in cui il protagonista è il proprio candidato, Joe Biden in questo caso infatti, è stato accusato dalla sua ormai ex-collaboratrice e da altre figure di abusi sessuali, accuse dalle quali l’ex vicepresidente USA si è sempre dissociato ma che non hanno mai costituito un processo, ne giuridico ne, rimanendo in tema, mediatico. Come non ci si concentrò quando lo stesso sfidante dell’attuale presidente si addormentò durante un discorso di Barack Obama, oppure quando sempre il 78enne Biden durante un’intervista alla CNBC, ha dichiarato che sconfiggerà Biden.

Non è un errore di battitura, è esattamente ciò che il democratico ha dichiarato. È facilissimo pensare a quando, in una recente intervista, nei confronti di uno speaker radiofonico afroamericano, ha esordito con la frase “Non sei un vero nero se voti per Donald Trump”.

Questa presa di coscienza e di posizione non vuole essere in alcun modo un endorsement al candidato repubblicano, a posizioni definite populiste o ad alcune scelte e posizioni che, come già detto, sono contestabilissime nel merito, tuttavia è necessario riflettere sul motivo per cui i media mainstream perdono ogni giorno importanza ed efficacia agli occhi dell’opinione pubblica, perché “la gente non si fida più dei giornali” e questo, sia chiaro, è una vera e propria mutilazione di parte della cultura che genera scompensi e danni enormi. Oltretutto a lungo andare potrebbe esserci una polarizzazione dell’opinione pubblica che si sminuisce a diventare una bamderuola formata da tifosi non pensanti e ciò andrebbe ovviamente ad inficiare ad un sano conflitto, una necessaria competizione dialettica tra il mondo considerato “di destra” e quello “di sinistra”. Un modo efficace per ristabilire il ruolo dell’informazione è già citato prima ed un principio cardine da seguire è quello di abbandonare nel vocabolario informativo la parola ed il concetto di iniquità.

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Contattaci

Libera l’informazione

Segui IlMo News

🔵Siamo su Facebook: https://m.facebook.com/ilmonews/

🔴Instagram:
https://instagram.com/ilmo_news?igshid=k2l5wac9bpu8

🗨Twitter:
https://mobile.twitter.com/ilmo_news

🗞Visita il nostro sito per rimanere aggiornato: https://ilmonews.com/

📧Contattaci su: info@ilmonews.com

Fonti

Biden allo speaker: https://www.agi.it/estero/news/2020-05-23/usa-2020-biden-scusa-frase-razzista-voto-dei-neri-8703446/

Discorso di Obama: https://www.ilsecoloxix.it/mondo/2011/04/14/news/obama-parla-e-biden-si-addormenta-1.32956438

Sulle molestie sessuali: https://www.google.com/amp/s/www.agi.it/estero/news/2020-05-01/joe-biden-molestie-sessuali-8495311/amp

https://www.ilfoglio.it/esteri/2019/04/02/news/biden-e-gia-inguaiato-246641/

Trump non va a tempo:
https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/esteri/2017/01/21/foto/dopo_il_giuramento_il_ballo_trump_apre_le_danze_ma_non_va_a_tempo-156535428/amp/

Presidente e First Lady violano il protocollo: https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/esteri/2017/01/21/foto/dopo_il_giuramento_il_ballo_trump_apre_le_danze_ma_non_va_a_tempo-156535428/amp/

Facci sapere cosa ne pensi:

Post in evidenza

HONG KONG – 180 ARRESTI, MA PERCHÉ?

La città di Hong Kong vive una situazione politica più unica che rara, da quando – nel 1997 e dopo 156 anni di governo britannico – è stata ceduta al governo cinese con la promessa di 50 anni di transizione: per il resto della Cina sarebbe rimasto in vigore il comunismo maoista, mentre ad Hong Kong (almeno per cinquant’anni) avrebbe continuato ad esistere il modello del libero mercato occidentale.
Questo è il “un paese, due sistemi”, e questa è anche la radice di molti dei disordini che negli ultimi anni hanno scosso Hong Kong.

Sempre più frequentemente e sempre con più forza, il Partito Comunista Cinese sta attentando alla promessa fatta, trovando sotterfugi e scuse per terminare in anticipo – quantomeno de facto – i cinquant’anni di transizione.
Per ora, ogni tentativo del governo cinese di inserirsi nella vita sociale degli abitanti di Hong Kong e di ridurre le loro libertà ha sempre incontrato le inarrestabili proteste della popolazione.

La riforma scolastica del 2011, che avrebbe visto l’introduzione della materia “educazione morale e nazionale”, ha portato alla nascita del movimento “scholarism”; la riforma elettorale del 2014 ha prodotto la famosa “rivoluzione degli ombrelli”; e dall’emendamento alle leggi sull’estradizione del febbraio 2019 è scaturita la più imponente e longeva delle proteste – interrotta solo a causa delle misure anti-coronavirus.

11kearxnbs051

Il 21 maggio 2020, il governo cinese ha annunciato un disegno di legge che introdurrebbe ad Hong Kong le stesse leggi per la sicurezza nazionale in vigore nel resto della Cina.
Oltre ad approfittare della situazione di emergenza sanitaria attuale, anche le modalità con cui il governo avrebbe voluto introdurre questa legge erano subdole.
Attualmente infatti, l’Articolo 18 della “Basic Law di Hong Kong” (una sorta di equivalente della nostra Costituzione) stabilisce che nessuna legge cinese debba essere imposta alla città, ad eccezione di quelle inserite nell’Annesso III. Era proprio inserendo questo corpo di leggi all’interno dell’Annesso III che il governo sperava di bypassare la legislatura appellandosi unicamente al nostro equivalente della Coorte Costituzionale.

“La maggior parte dei processi che riguardano la sicurezza nazionale vengono condotti a porte chiuse” ha spiegato il professore dell’Università di Hong Kong Johannes Chan. “Non è mai chiaro quali siano di preciso le accuse e le prove. Il termine ‘sicurezza nazionale’ è così vago che può riguardare tutto”.

Già una volta, nel 2003, il governo cinese aveva tentato qualcosa di simile, ma dovette desistere a seguito delle fortissime proteste degli abitanti della città.
Oggi come ieri, la popolazione è scesa in piazza in massa: nella giornata di domenica, migliaia di persone si sono ritrovate ed hanno cominciato a marciare pacificamente. La maggior parte teneva le mani alzate, altri brandivano cartelloni o striscioni, altri ancora ombrelli (già simbolo di molte altre proteste).

OUde4hemJ6FeCu7hrqf3pdNO-cPrf3NDWn_F3tVYl34

Alla proteste pacifiche, la polizia ha risposto con lacrimogeni sparati sulla folla, con cannoni ad acqua per disperdere le persone e con arresti per “disturbo dell’ordine pubblico”.
In totale, 180 protestanti sono stati arrestati e circa una dozzina hanno dovuto ricevere assistenza medica.

Ma perché gli abitanti di Hong hanno paura delle leggi cinesi?
Perché Yang Chunlin è stato arrestato e torturato per aver creato una petizione a supporto degli agricoltori a cui il governo cinese aveva pignorato i campi.
Perché Hu Jia avrebbe incitato alla sovversione contro il governo solamente per aver espresso le proprie opinioni su internet.
Perché il giornalista Tan Zuoren è stato condannato a cinque anni di carcere per aver scritto che bisognava indagare sui crolli delle scuole dopo il terremoto di Sichuan.
Perché Quan Ping è stato detenuto solo per aver indossato una maglietta con su scritto “Xi [il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese] è uno stupido”.

Se volete sostenere la vostra comunità, se volete esprimere le vostre opinioni, se volete che venga fatta giustizia e se volete vestirvi dei vestiti che preferite – ecco, se volete tutto questo, per il Partito Comunista Cinese siete pericolosi sovversivi.

Gli abitanti di Hong Kong non vogliono nulla di più che conservare ciò che già hanno: libertà che noi diamo per scontate.

lq3rbtz06o051

Post in evidenza

Gallera: “Indice Rt=0,51 significa che servono due persone infette allo stesso momento per contagiarne una”

Questo è quanto dichiarato da Giulio Gallera – assessore al welfare della regione Lombardia – ieri in conferenza stampa. Egli ha dato prova di non aver capito il funzionamento dell’indice Rt, che descrive il dato statistico della contagiosità del virus. Dato di fondamentale importanza per la gestione dell’emergenza e soprattutto della “fase 2” poiché è proprio in base al suo valore che vengono decise le politiche che possiamo permetterci di adottare.

Che cos’è l’indice Rt?

Si tratta di un numero che descrive il potenziale infettivo di una malattia. Esso deriva da un calcolo statistico e indica quante persone ne infetta una ammalata. Se è maggiore di 1, ci indica che l’epidemia sta crescendo e il suo valore ci fornisce informazioni sulla velocità con cui ci aspettiamo l’aumento dei contagi. Se Rt ha un valore inferiore a 1 invece, si deduce che i nuovi casi tendono a diminuire e che l’epidemia inizia ad essere sotto controllo.

Per questo è così importante conoscere il suo valore e analizzare i dati, in questo modo si può capire se le decisioni prese stanno dando risultati e permettono di mantenere i contagi stabili.  Sfortunatamente per i lombardi, il compito di prendere queste decisioni spetta proprio a Gallera e al suo ufficio…

Quello di ieri è l’ennesimo errore di una lunga serie. È inammissibile che in una regione che conta ancora +400 contagi si continui ad ignorare la manifesta incompetenza del personale amministrativo.

Post in evidenza

Obama ai giovani: “I potenti non sanno cosa succede, è il vostro momento”

“Questi non sono tempi normali. Vi viene chiesto di trovare la vostra strada nel mondo nel mezzo di una pandemia devastante e di una terribile recessione”, dice Barack Obama durante un suo discorso ai giovani, che esorta a “fare la cosa giusta”.

L’ex presidente degli Stati Uniti con un appello lancia due messaggi ai ragazzi: essere dei leader e lavorare per la comunità. Concetti che sono più che mai attuali e necessari.

Ogni generazione infatti ha vissuto i problemi del suo tempo, la necessità in alcuni versi di imporsi su quella precedente sotto il punto di vista della mentalità. Oggi le nostre sfide sono tante, molte di esse sono ereditate dal passato, anche a causa di un sistema di potere gerontocratico, è necessaria quindi una coscienza dei giovani per cercare di dire la loro, confrontarsi e dibattere, ma sopratutto agire, per quello che sarà il nostro Paese domani.

Il discorso di Obama

“Con così tanta incertezza, con tutto quanto che all’improvviso viene messo così in gioco e con tutta la posta in palio, questo momento rappresenta il mondo della tua generazione da plasmare. Alcuni di voi hanno dovuto superare alcuni ostacoli lungo il cammino. Sia che si trattasse di una malattia, o che un genitore perdesse un lavoro o vivesse in un quartiere in cui la gente ti chiede troppo spesso per quello che hai. Quindi, proprio mentre stai per celebrare per aver superato tutti questi ostacoli, proprio quando non vedevi l’ora di ballare e festeggiare alle cerimonie di laurea e andare ad un mucchio di feste, il mondo si è trasformato in una pandemia globale.

La pandemia ha finalmente reso evidente il fatto che molte delle persone al comando non sanno quello che fanno. E molte di loro non fanno neanche finta di avere delle responsabilità. Fare quello che si ha voglia di fare, quel che è comodo, facile: i bambini piccoli ragionano così. Sfortunatamente, anche molti cosiddetti adulti, inclusi alcuni che hanno qualifiche prestigiose e lavori importanti, ragionano così, ed è per questo che le cose vanno così male. Spero che invece voi decidiate di ispirarvi a valori duraturi come l’onestà, l’impegno, la responsabilità, la correttezza, la generosità, il rispetto per gli altri.

Segna l’inizio di una nuova fase di autonomia per molti liceali, che ora hanno più input per prendere decisioni importanti sul loro destino. È quando decidi che cosa è importante per te. Il tipo di carriera che vuoi perseguire. Con chi vuoi costruire una famiglia. I valori con cui vuoi vivere. E dato lo stato attuale del mondo, potrebbe essere un po’ spaventoso, ma sono convinto che sarà di grande ispirazione”.

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Post in evidenza

Ufficiale, misure restrittive fino al 3 Maggio

ITALIA – Lo ha appena annunciato il Presidente del Consigloo Giuseppe Conte, le misure restrittive sono state prolungate fino al giorno 3 Maggio.

Tutto questo per evitare assembramenti a Pasqua, Pasquetta, il 25 aprile ed il primo Maggio.

Si ripartirà con cautela. “Tutto dipende dal nostro comportamento”, queste le parole del Premier che invita tutti a mantenere ancora le distanze sociali.

Dal 14 aprile riapriranno, cartolerie e negozi di articoli per neonati.

Post in evidenza

Pandemia, come la Nuova Zelanda ha sconfitto il Coronavirus

Europa e Stati Uniti,  insieme alla Cina, sono in preda a misure restrittive per contenere la pandemia del Coronavirus.

Tuttavia abbiamo l’esempio virtuoso della Nuova Zelanda che, ad oggi, conta 1.239 casi accertati di Coronavirus, di cui 317 guariti e una sola vittima (una donna di 70 anni con patologie pregresse), ovvero, uno dei paesi con il tasso minore di letalità al mondo.

La giornalista neozelandese Anna Fifield spiega in questo articolo pubblicato sul Washington Post come, grazie a due settimane di rigide restrizioni, il numero di nuovi contagi in Nuova Zelanda è in costante calo dopo aver raggiunto il picco di 98 contagi il 2 aprile.

L’approccio neozelandese, come sottolinea il Washington Post, alla “eliminazione” del virus, anziché al “contenimento”, come stanno facendo gli Usa e altri paesi europei.

La Nuova Zelanda, ha 5 milioni di abitanti ed ha annunciato la chiusura dei confini il 19 marzo.

Jacinda Ardern, ptimo ministro del Paese, ha presentato un piano in quattro fasi, tuttavia nei giorni seguenti un equipe di esperti le hanno consigliato di passare all’ultima fase rapidamente.

Passare a restrizioni più severe.

La Ardern così il 25 marzo, quando i casi di persone infette avevano superato i 100, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale.

La popolazione era stata avvisata due giorni prima di prepararsi per affrontare un mese di isolamento forzato. Le restrizioni sono state molto severe per tutta la popolazione: scuole chiuse, così come uffici e servizi non essenziali. Le persone possono camminare o andare in bicicletta all’aperto solo vicino casa e devono rispettare le distanze di sicurezza.

Accanto a queste misure restrittive, applicate anche nsl nostro Paese, si sono accompagnati un elevato numero di tamponi (la Nuova Zelanda ne ha eseguiti quasi 50mila tamponi dall’inizio dell’epidemia) e delle misure di tracciamento delle persone venute a stretto contatto con persone poi risultate infette.

Come riporta il TPI, queste vengono invitate con una telefonata iniziale a tenere un rigoroso auto-isolamento e poi le loro condizioni di salute vengono monitorate telefonicamente nei giorni successivi. Dal numero iniziale di 173 posti disponibili in terapia intensiva nel paese, il sistema sanitario è riuscito ad allestirne fino a un massimo di 563, nel caso in cui il numero di malati gravi fosse cresciuto.

Michael Baker, docente di Salute pubblica all’Università di Otago e uno dei più autorevoli epidemiologi neozelandese, definisce la strategia della Nuova Zelanda“un trionfo di scienza e leadership”, lo scienziato continua: “Mentre altri paesi hanno avuto un graduale aumento dei casi, il nostro approccio è stato esattamente l’opposto”, ha spiegato, “con l’intento non di appiattire la curva dei contagi e quindi rallentare la malattia ma di eliminarla del tutto”.

Post in evidenza

La tragedia di Elisa: muore a 5 anni dopo aver combattuto come una leonessa

ROMA – È deceduta poco fa all’ospedale Bambino Gesù di Roma la piccola Elisa di soli 5 anni. La bimba, originaria di Pordenone, era affetta da una rara forma di Leucemia. Ha lottato con tutte le sue forze ma purtroppo non ce l’ha fatta.

Ad Annunciare il decesso della piccola, i genitori Fabio e Sabina.

“Elisa il nostro cucciolo ci ha lasciati soli, è morta e noi con lei”.

Post in evidenza

“Matteo dici solo stron****”! Salvini interrotto in diretta Facebook

MILANO – Buffa disavventure per l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il leader leghista era in diretta Facebook dal balcone di casa sua e, mentre si apprestava a fare uno dei suoi soliti discorsi, un vicino, oramai stanco delle sue pagliacciate, non ci ha pensato due volte e lo ha interrotto con “Matteo, dici solo stronzate”.

Post in evidenza

Coronavirus. In Campania vietato qualsiasi tipo di spostamento a Pasqua

COVID-19, DIVIETO SPOSTAMENTI DURANTE LE FESTIVITÀ DI PASQUA

🔴 #CORONAVIRUS: questa mattina ho inviato agli enti e alle autorità competenti una nota nella quale si raccomanda il rispetto delle ordinanze fin qui emanate.

In particolare, si ricorda è che vietato qualsiasi spostamento non motivato dall’autocertificazione e si invitano le forze dell’ordine a rafforzare i controlli per il rispetto delle ordinanze con particolare riferimento alle disposizioni previste per chi rientra da fuori regione.

Scarica la nota 👇

Fai clic per accedere a raccomandazione-urgente-rientri-9-aprile-data-1.pdf

Post in evidenza

Coronavirus, guarita bimba di 2 mesi: torna a casa

 BARI, 9 APR – È tornata a casa completamente guarita la bimba di due mesi risultata positiva al Covid-19 e ricoverata il 18 marzo nel reparto Malattie infettive dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, assistita dalla madre, anche lei positiva. Mamma e figlia sono state curate insieme grazie alla collaborazione e al coordinamento dei medici anche del Policlinico di Bari, che ora ha reso note entrambe le guarigioni. Quando la mamma ha sviluppato la polmonite i diversi medici si sono consultati assiduamente per le cure, senza separarla dalla piccola. La bambina dopo pochi giorni ha smesso di avere tosse e febbre e anche la polmonite della mamma è guarita. Il doppio controllo del tampone ha dimostrato la completa scomparsa del virus.
    La mamma prima di tornare a casa ha affidato un video-messaggio al canale Instagram del Policlinico: “Ce l’abbiamo fatta, è stata abbastanza dura”, sottolinea, “torneranno i tempi in cui potremo riabbracciarci. Ma adesso restate a casa. Ce la faremo”.

Post in evidenza

Coronavirus, altra zona rossa in Campania: vietate entrata ed uscita

🔴COVID-19, ZONA ROSSA COMUNE PAOLISI (BN)

Ho firmato l’ordinanza n. 29 dell’8/4/2020 che contiene ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e stabilisce la zona rossa con i relativi divieti, nel comune di Paolisi, in provincia di Benevento.

Ecco le misure adottate:

Con decorrenza immediata e fino al 18 aprile 2020, ferme restando le misure statali e regionali già vigenti, e salvo ogni adeguamento eventualmente necessario in conseguenza di sopravveniente normativa statale, con riferimento al territorio del Comune di Paolisi (BN) sono adottate le seguenti, ulteriori misure:

a) divieto di allontanamento dal territorio comunale da parte di tutti gli individui ivi presenti;

b) divieto di accesso nel territorio comunale;

c) sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità.

2. È fatta salva la possibilità di transito in ingresso ed in uscita dal territorio comunale da parte degli operatori sanitari e socio-sanitari, del personale impegnato nei controlli e nell’assistenza alle attività relative all’emergenza, nonché degli esercenti le attività consentite sul territorio ai sensi dei DDPCM 11 marzo 2020, 22 marzo e 1 aprile 2020 e ss.mm.ii. e quelle strettamente strumentali alle stesse, limitatamente alle presenze che risultino strettamente indispensabili allo svolgimento di dette attività e a quelle di pulizia e sanificazione dei relativi locali e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

3. Nel territorio comunale oggetto della presente ordinanza è disposta la chiusura delle strade secondarie, come individuate dal Comune sentita la Prefettura competente.

4. La ASL competente assicura il rafforzamento e l’ampliamento degli screening sanitari, dando priorità alla popolazione del Comune oggetto della presente Ordinanza rispetto a quelle degli altri Comuni.

5. Il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente provvedimento è sanzionato ai sensi e per gli effetti di cui all’art.4 del decreto legge 25 marzo 2020, n.19, al quale integralmente si rinvia.

Scarica l’ordinanza:

Fai clic per accedere a ordinanza-n-29-dell-8-aprile.pdf

Comunicato stampa

Post in evidenza

Mascherine, turbata gara Consip: c’è il primo arresto

C’è stata una turbativa sulla prima gara bandita da Consip per l’acquisto e la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di apparecchiature sanitarie per un valore complessivo di 258 milioni. Lo ha scoperto la Guardia di Finanza al termine di un’indagine lampo che ha portato all’arresto di un imprenditore per turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Il lotto su cui è stata accertata la turbativa è relativo alla fornitura di 24 milioni di mascherine chirurgiche per un importo complessivo di 15,8 milioni.

L’imprenditore arrestato è Antonello Ieffi, di 41 anni. E’ accusato dalla Procura di Roma dei reati di turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Ieffi è stato raggiunto da una ordinanza si custodia cautelare in carcere emessa dal gip della Capitale.  Le attività investigative, condotte dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, hanno tratto origine da una denuncia effettuata da Comsip alla Procura della Repubblica di Roma, con riferimento a una serie di anomalie riscontrate nell’ambito della procedura di una gara, del valore complessivo di oltre 253 milioni di euro, bandita d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali. In particolare, il lotto n. 6 della gara, dell’importo di circa 15,8 milioni di euro, relativo alla fornitura di oltre 24 milioni di mascherine chirurgiche, veniva aggiudicato alla Biocrea Società Agricola a Responsabilità Limitata. La società , con la sottoscrizione di apposito Accordo Quadro con Comsip, si era impegnata, tra l’altro, alla consegna dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine. “Sin dai primi contatti con la stazione appaltante pubblica – è detto in una nota della Gdf – finalizzati all’avvio della fornitura, però, Ieffi che interloquiva per conto dell’impresa sebbene non risultasse nella compagine societaria, ha lamentato l’esistenza di problematiche organizzative relative al volo di trasferimento della merce, asseritamente già disponibile in un punto di stoccaggio in Cina. Permanendo l’inadempimento alla data di scadenza prevista nel contratto per la prima consegna di mascherine, attraverso la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane, veniva effettuata presso l’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun un’ispezione, che accertava l’inesistenza del carico dichiarato”. Le indagini hanno fatto emergere che la società aveva “pregresse posizioni debitorie per violazioni tributarie, per oltre 150 mila euro nei confronti dell’Erario – non dichiarate in sede di procedura dalla società che, di converso, aveva invece falsamente attestato l’insussistenza di qualsiasi causa di esclusione -. Questa situazione comportava l’esclusione di Biocrea dalla procedura e l’annullamento in autotutela da parte di Consip”.

Fonte Ansa.

Post in evidenza

Incedio a casa di Mario Draghi: non ci sono vittime

Paura a Città della Pieve, in Umbria, per l’incendio scoppiato nella casa dell’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco intorno alle 23 di ieri. A quanto apprende l’AGI, le fiamme sono state domate e non ci sono stati feriti.
L’ex numero uno dell’Eurotower, che ha scelto la cittadina umbra come buen retiro, si trovava nell’abitazione al momento dell’incendio.

​Fonte: RAI Televideo

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Post in evidenza

Wuhan, lockdown finito dopo 3 mesi

Dopo quasi 3 mesi la Cina ha messo fine all’isolamento di Wuhan disposto per frenare la diffusione del coronavirus.
Allo scoccare della mezzanotte locale, le 18 in Italia, il divieto di lasciare la città è caduto: le auto sono tornare ai caselli autostradali e i passeggeri sono saliti sui treni,sempre in uscita.
Il capoluogo dell’Hubei, focolaio della pandemia, era stato bloccato il 23 gennaio con l’intera provincia,coinvolgendo attraverso una misura draconiana e senza precedenti 60 milioni di persone.

​Fonte: RAI Televideo

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Post in evidenza

Bellanova: “Sostegno a imprese agricole nel decreto”

“Il settore agricolo è ricompreso, e non potrebbe essere diversamente, nell’ iniezione di liquidità che il Decreto garantisce a sostegno di tutto il sistema produttivo ed economico”.
Così la ministra delle Politiche agricole, Bellanova, alle associazioni di categoria in videoconferenza.”Le imprese agricole, che con l’intera filiera alimentare stanno permettendo il benecibo al Paese, rientrano -sottolineanel Decreto liquidità licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri”.

​Fonte: RAI Televideo

Post in evidenza

La Regina Elisabetta parla alla nazione. 4 minuti di storia: “Siate forti, come sempre”

LONDRA – Un messaggio eccezionale, rarissimo, che trova precedenti solo in occasioni drammatiche quali la guerra del Golfo o la morte di Diana. Ma questi sono momenti altrettanto drammatici: e la Corona ha fatto la sua parte.

 

La sovrana ha invocato lo spirito della seconda guerra mondiale, l’eroica resistenza al nazismo della Gran Bretagna: «Quelli che verranno dopo di noi – ha scandito – potranno dire che i britannici di questa generazione sono stati forti come ogni altra». E dunque la sovrana spera che «negli anni a venire ognuno sarà in grado di essere orgoglioso per come ha risposto a questa sfida»: alla quale i britannici hanno reagito con «le doti di auto-disciplina e tranquilla risolutezza condita di buon umore che ancora caratterizzano questo Paese».

Il discorso di domenica sera è stato registrato al castello di Windsor in circostanze eccezionali, con un solo cameraman ammesso alla presenza della regina, bardato con tutte le misure protettive possibili: Elisabetta compirà fra poco 94 anni ed è da settimane in isolamento nelle sue stanze, con la sola compagnia del principe Filippo, di due paggi e della fidata cameriera.

 

«Mi rivolgo a voi – ha detto ai sudditi – in quello che so essere un momento sempre più impegnativo. Un momento di rottura nella vita del nostro Paese, che ha portato lutto ad alcuni, difficoltà finanziarie a molti ed enormi cambiamenti nella vita quotidiana di tutti».

 

Ed è per questa consapevolezza che la regina ha rotto gli indugi: si era parlato, nei giorni scorsi, di un messaggio speciale per la Pasqua, ma poi ci si è resi conto che la situazione richiedeva un intervento immediato. E ha pesato anche il ricordo degli eventi successivi alla morte di Diana, quando l’iniziale silenzio della sovrana provocò un’ondata di risentimento fra la popolazione.

Fonte Corriere della Sera

Post in evidenza

Coronavirus, sussidi a famigle, artigiani e pensionati: il modulo per la richiesta

“COVID-19, GARANTIRE LA SALUTE, GARANTIRE IL PANE”

DALLA REGIONE CAMPANIA 604 MILIONI CONTRO LA CRISI

🔴 #CORONAVIRUS: con il contributo delle proposte pervenute da istituzioni locali, gruppi politici, organizzazioni sociali, sindacali e imprenditoriali, istituzioni bancarie, volontariato e organizzazioni religiose abbiamo definito il Piano Socio-Economico della Regione Campania contro la crisi.

📌 Vengono stanziati oltre 604 milioni di euro.

Tra le misure principali assunte segnaliamo:

1️⃣ Contributo alle famiglie con disabili

2️⃣ Pensioni al minimo portate a 1.000 euro per due mesi

3️⃣ Contributo di 2.000 euro alle imprese commerciali, artigiane e industriali;

4️⃣ Bonus a professionisti e lavoratori autonomi;

5️⃣ Bonus alle aziende agricole e delle pesca;

6️⃣ 30 milioni per il comparto del turismo.

Qui potete scaricare e consultare il Piano Socio-Economico della Regione Campania 👇

Fai clic per accedere a piano-socio-economico-regione-campania.pdf

Post in evidenza

Il Papa parla alle famiglie: “E’ un momento difficile, non perdiamo la speranza”

CITTA’ DEL VATICANO – “È un momento difficile per tutti. Per molti, difficilissimo. Il Papa lo sa e, con queste parole, vuole dire a tutti la sua vicinanza e il suo affetto”: lo dice Francesco in un videomessaggio alle famiglie italiane e del mondo. Il Papa invita tutti alla speranza perché “la speranza non delude”. Un nuovo gesto del pontefice per consolare quanti vedono la vita stravolta: decide di ‘entrare’ nelle case con un video. Il pensiero è per i malati ma anche per gli “eroi di tutti i giorni”, i medici e i sanitari che li curano. Ma lo sguardo del pontefice è anche per coloro che si ritrovano in “ristrettezze economiche e sono preoccupati per il lavoro e il futuro”, per i senza dimora, per i carcerati.
“Questa sera ho la possibilità di entrare nelle vostre case – dice Papa Francesco – in un modo diverso dal solito”. E sarà “davvero insolita” anche la Settimana Santa che porta alla Pasqua e alla “speranza di un tempo migliore, in cui essere migliori noi, finalmente liberati dal male e da questa pandemia”.

FONTE ANSA

Post in evidenza

Servizi segreti: “La Cina ha mentito sulla pandemia, sfruttano emergenza per controllare le Nazioni”

La situazione è molto più grave di quello che potrebbe sembrare, innanzitutto i morti, troppe vite umane spezzate a causa del Coronavirus, in seguito l’emergenza economica ed infine geopolitica.

Dal momento che Cina Russia, cercano di sfruttare questo momento difficile per gli Stati Uniti, in questo momento primo paese al mondo per contagi, per avanzare i propri interessi.

Stando all’ultimo documento di strategia nazionale, la Casa Bianca, aveva identificato i due Stati di essere «potenze revisioniste», ovvero con l’obiettivo di minare il ruolo di Washington nel mondo, l’emergenza sanitaria è un’occasione che non potevano sprecare, anche per rivendicare la superiorità dei loro sistemi autoritari rispetto a quelli democratici.

La Russia continua la sua strategia di disinformazione, di cui più volte abbiamo discusso, Putin invece ormai si è assicurato di rimanere al potere a vita, offensive come l’Ucraina proseguono, arresti agli oppositori, anche.

Per gli Stati Uniti, guardando i mezzi a disposizione, è la Repubblica Popolare Cinese il vero rivale.

Il giornale la Stampa individua tre offensive del regime comunista cinese nei confronti degli Stati Uniti e di conseguenza del mondo occidentale.

Stando a quanto riporta La Stampa, infatti “la prima offensiva di Pechino è stata mediatica, per recuperare al danno di immagine di Wuhan, che rischia di compromettere la nuova Via della Seta, diventata la via del contagio. Il ministero degli Esteri è arrivato ad insinuare che il virus era stato portato dai militari americani, e Trump ha risposto chiamandolo per giorni il «Virus Cinese». Il segretario di Stato Pompeo ha impedito ai colleghi del G7 di produrre un documento unitario, perché pretendeva che definisse la malattia come il «Virus di Wuhan».

La seconda offensiva è stata quella del “soft power”, quando Pechino ha iniziato a portare aiuti nel mondo, sfruttando l’esperienza maturata nel contenimento dell’epidemia. E questo mentre l’intelligence Usa ha scritto un rapporto in cui l’accusa di aver falsificato i dati del virus per nasconderlo.

La terza, più silenziosa ma più importante nel lungo termine, è quella militare. Negli ultimi giorni i militari cinesi hanno condotto una serie di esercitazioni, soprattutto nelle zone più contese del Mar Cinese meridionale, approfittando anche delle difficoltà dei paesi vicini in quarantena come Filippine e Malesia. Il 10 marzo hanno simulato uno scontro con nemici invasori. A fine mese il People’s Liberation Army ha rivelato che «diversi caccia J-15 si sono sollevati dal ponte della portaerei Liaonong nello stretto di Bohai, dimostrando il successo delle nostre tecniche di addestramento».

Gli Usa, che nel 2019 avevano condotto 8 missioni per la «libertà di navigazione», hanno risposto con un’esercitazione condotta dal cacciatorpediniere Barry, ma tra la portaerei Roosevelt costretta ad attraccare a Guam con 400 marinai contagiati, e la Fema che ha chiesto 100.000 bodybag per le potenziali vittime civili americane del coronavirus, il Pentagono ha già parecchie distrazioni.

Il New York Times ha scritto che nell’amministrazione c’è un braccio di ferro tra le colombe Kushner, Mnuchin e Kudlow, che invitano a collaborare con la Cina anche per salvare l’accordo commerciale, e i falchi Pompeo e Navarro che restano per lo scontro. Trump ha oscillato tra un fronte e l’altro, e dopo l’ultima telefonata con Xi ha optato per la cooperazione.

Ma intanto Pechino guadagna terreno, e la sfida tornerà dopo la crisi, ammesso che allora non sarà già persa.”

Post in evidenza

Coronavirus, l’Italia piange l’ennesima vittima: muore bimba di 5 anni

 BOLZANO – E morta all’ospedale di Vipiteno, in Alto Adige, una bambina di 5 anni, affetta da Covid-19. La piccola della alta valle Isarco soffriva di gravissime patologie e da tempo era in cura, come apprende l’ANSA. Ieri – scrive il portale news Stol.it – le sue condizioni sono peggiorate e la bambina è stata ricoverata in ospedale, dove però oggi è deceduta.
   La bimba è una delle otto vittime del virus registrate nelle ultime ore in Alto Adige. Il numero complessivo dei morti per covid-19 sale così a 128. Oggi si sono aggiunti, inoltre, 45 nuovi casi, facendo salire il numero delle persone positive al test del Coronavirus a 1.443.  

Fonte Ansa

Post in evidenza

Corona virus e maturità: “Solo prova orale a distanza”

Orale ‘a distanza’. Sarà questa l’unica prova dell’esame di maturità di questo anno scolastico se gli studenti non torneranno in classe entro il 18 maggio. Lo prevede il provvedimento che contiene le ‘Misure urgenti per gli esami di Stato e la valutazione dell’anno scolastico in corso’, messo a punto dal ministero dell’Istruzione, che dovrebbe essere approvato il 3 aprile dal Consiglio dei ministri e che l’ANSA è in grado di anticipare.

Nel caso di ritorno in aula, la seconda prova sarà predisposta dalle commissioni, che sono interne con un solo membro esterno, il presidente. L’alternanza scuola lavoro non sarà requisito per accedere all’esame, ma le esperienze maturate nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento costituiscono comunque parte del colloquio. Inoltre non sarà criterio di ammissione lo svolgimento della prova Invalsi. Non verrà tenuto conto, in ogni caso, del monte ore di presenza, dei debiti formativi, delle sanzioni disciplinari.

Molto semplificati gli esami di terza media, che nel caso di prosieguo a lungo dell’emergenza Coronavirus potrebbero prevedere l’eliminazione di una o più prove o la rimodulazione delle modalità di attribuzione del voto finale fino addirittura alla sostituzione dell’esame con la valutazione finale da parte del consiglio di classe.

Per quanto riguarda poi le classi intermedie, nel caso in cui l’attività didattica nelle scuole riprenda entro il 18 maggio, il provvedimento prevede la definizione dell’eventuale recupero degli apprendimenti in tutti i cicli nel corso dell’anno scolastico successivo a decorrere dal 1/o di settembre 2020, quale attività didattica ordinaria. 

FONTE ANSA

Post in evidenza

12enne chiama i Carabinieri: “Abbiamo fame, papà ha perso il lavoro”

Abbiamo fame, mio padre non lavora più e il frigorifero è vuoto, aiutateci vi prego!’. E’ il tono di una telefonata che una 12enne ha fatto ieri mattina al 112 e ricevuta dalla Centrale Operativa dei Carabinieri della Compagnia di Vergato, nel Bolognese. Dopo averla tranquillizzata, l’operatore che le aveva risposto ha inviato una pattuglia a casa della famiglia, di origine straniera e composta da genitori e due figli.

I militari hanno accertato che le parole della ragazzina avevano descritto una situazione reale: il padre, unica fonte di reddito, aveva perso il precario lavoro che aveva a causa dell’emergenza sanitaria e la famiglia non aveva più nulla da mangiare. Di sua iniziativa, la 12enne aveva chiamato il 112. I Carabinieri sono andati a fare la spesa e sono tornati con una scorta di generi alimentari: latte, pasta, uova, farina, carne, biscotti, frutta e verdura.

FONTE ANSA

Post in evidenza

Conte scrive alla Von der Leyen: “E’ il momento di mostrare più coraggio”

Cara Ursula,
ho apprezzato il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le parole con cui ieri, dalle pagine di questo giornale, ti sei rivolta alla nostra comunità nazionale e, in particolare, al nostro personale sanitario, che, con grande sacrificio e responsabilità, è severamente impegnato nel fronteggiare questa emergenza. Le tue parole sono la prova che la determinazione degli italiani ha scosso le coscienze di tutti, travalicando i confini nazionali e ponendo la riflessione oggi più urgente: cosa è disposta a fare l’Europa non per l’Italia, ma per se stessa.

In questi giorni ho ricordato spesso come l’emergenza che stiamo vivendo richieda una risposta straordinaria, poiché la natura e le caratteristiche della crisi in corso sono tali da mettere a repentaglio l’esistenza stessa della casa comune europea. Non abbiamo scelta, la sfida è questa: siamo chiamati a compiere un salto di qualità che ci qualifichi come “unione” da un punto di vista politico e sociale, prima ancora che economico.

L’Italia sa che la ricetta per reggere questa sfida epocale non può essere affidata ai soli manuali di economia. Deve essere la solidarietà l’inchiostro con cui scrivere questa pagina di storia: la storia di Paesi che stanno contraendo debiti per difendersi da un male di cui non hanno colpa, pur di proteggere le proprie comunità, salvaguardando le vite dei suoi membri, soprattutto dei più fragili, e pur di preservare il proprio tessuto economico-sociale.
La solidarietà europea, come hai tu stessa ricordato, nei primi giorni di questa crisi non si è avvertita e ora non c’è altro tempo da perdere.

Accogliamo con favore la proposta della Commissione europea di sostenere, attraverso il piano “Sure” da 100 miliardi di euro, i costi che i governi nazionali affronteranno per finanziare il reddito di quanti si trovano temporaneamente senza lavoro in questa fase difficile. È una iniziativa positiva, poiché consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro.

Ma le risorse necessarie per sostenere i nostri sistemi sanitari, per garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza occupazione e redditi dei lavoratori autonomi, sono molte di più. E questo non vale certo solo per l’Italia. Per questo occorre andare oltre.
Altri player internazionali, come gli Stati Uniti, stanno mettendo in campo uno sforzo fiscale senza precedenti e non possiamo permetterci, come italiani e come europei, di perdere non soltanto la sfida della ricostruzione delle nostre economie, ma anche quella della competizione globale.

Quando si combatte una guerra, è obbligatorio sostenere tutti gli sforzi necessari per vincere e dotarsi di tutti gli strumenti che servono per avviare la ricostruzione.
A questo proposito, nei giorni scorsi ho lanciato la proposta di un European Recovery and Reinvestment Plan. Si tratta di un progetto coraggioso e ambizioso che richiede un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond: dei titoli di Stato europei che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l’Europa dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico. Come ho già chiarito, questi titoli non sono in alcun modo volti a condividere il debito che ognuno dei nostri Paesi ha ereditato dal passato, e nemmeno a far sì che i cittadini di alcuni Paesi abbiano a pagare anche un solo euro per il debito futuro di altri.

Si tratta – piuttosto – di sfruttare a pieno la vera “potenza di fuoco” della famiglia europea, di cui tutti noi siamo parte, per dare vita a un grande programma comune e condiviso di sostegno e di rilancio della nostra economia, e per assicurare un futuro degno alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori, e a tutti i nostri figli.
Al termine dell’ultimo Consiglio europeo dello scorso 26 marzo, ci siamo dati due settimane di tempo per raccogliere questa sfida. Purtroppo, alcune anticipazioni dei lavori tecnici che ho potuto visionare non sembrano affatto all’altezza del compito che la storia ci ha assegnato.

Si continua a insistere nel ricorso a strumenti come il Mes che appaiono totalmente inadeguati rispetto agli scopi da perseguire, considerato che siamo di fronte a uno shock epocale a carattere simmetrico, che non dipende dai comportamenti di singoli Stati.
È il momento di mostrare più ambizione, più unità e più coraggio. Di fronte a una tempesta come quella del Covid-19 che riguarda tutti, non serve un salvagente per l’Italia: serve una scialuppa di salvataggio solida, europea, che conduca i nostri Paesi uniti al riparo. Non chiediamo a nessuno di remare per noi, perché abbiamo braccia forti.

“Le decisioni che prendiamo oggi verranno ricordate per anni. Daranno forma all’Europa di domani”, hai scritto ieri nel tuo intervento. Sono pienamente d’accordo. Il 2020 sarà uno spartiacque nella storia della Ue. Ciascun attore istituzionale sarà chiamato a rispondere, anche ai posteri, delle proprie posizioni e del proprio operato. Solo se avremo coraggio, solo se guarderemo davvero il futuro con gli occhi della solidarietà e non col filtro degli egoismi, potremo ricordare il 2020 non come l’anno del fallimento del sogno europeo ma della sua rinascita.

Post in evidenza

Coronavirus, la Protezione Civile: “a casa fino a Maggio”

ITALIA – Non solo Pasqua e Pasquetta. Gli italiani resteranno a casa anche per alcune settimane e sicuramente il primo maggio. Non ha dubbi il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che intervistato questa mattina a Radio Anch’io su Radio Rai 1 ha sottolineato come, sebbene i dati degli ultimi giorni spingano ad essere ottimisti, non si possono assolutamente allentare le misure di contenimento dell’infezione da Covid-19. “Non credo che passerà questa situazione per il 14 aprile, quindi dopo Pasquetta. Dovremo stare in casa per molte settimane e avere comportamenti rigorosissimi. Il virus cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze” per diverso tempo.

Borrelli ha anche confermato che ci troviamo al momento “sostanzialmente siamo in una situazione stazionaria. Diminuiscono il numero dei nuovi ricoverati, di chi va in terapia intensiva, aumenta il numero totale dei guariti, aumenta in nuovo contenuto dei positivi e, in qualche modo, anche il numero dei deceduti cala rispetto a qualche giorno fa. E anche i nostri ospedali e i nostri medici possono tirare un attimo il fiato”.

Fonte Fanpage

Post in evidenza

Coronavirus, rifiuta il ventilatore e muore: “Datelo a qualcuno più giovane”

Ha rifiutato il ventilatore per poterlo dare a qualcuno più giovane ed è morta poco dopo. Arriva dal Belgio la storia di Suzanne Hoylaerts, 90 anni di Binkom, positiva al Coronavirus, che si è resa protagonista di un estremo atto d’amore rifiutando le cure in terapia intensiva per lasciare posto a chi ha ancora tutta la vita davanti. La donna era infatti stata ricoverata in ospedale due settimane fa, il 20 marzo, dopo la comparsa dei primi sintomi di Covid-19, come difficoltà respiratorie e mancanza di appetito. Sottoposta a tampone, è stata poi messa in isolamento fino a quando le sue condizioni non si sono ulteriormente aggravate. A quel punto i medici le hanno consigliato di ricorrere al ventilatore polmonare, ma lei ha rifiutato: “Ho già vissuto abbastanza, ho avuto una bella vita – ha detto ai sanitari -. Non voglio la respirazione artificiale, potrebbe servire a qualcun altro”.

Fonte Fanpage

Post in evidenza

Ungheria, si instaura una dittatura: “È il golpe bianco”

Il Parlamento Ungherese ha deciso, con 137 voti favorevoli e 53 contrari Victor Orbán avrà diritti di governo e superpoteri eccezionali rinnovabili senza limite, potrà governare per decreto e potrà chiudere lo stesso Parlamento, inoltre i diffusori di ogni informazione sulla pandemia del Coronavirus che non sia trapelata da fonti ufficiali del governo, verrà accusato di diffusione di fake news dallo stesso esecutivo.

Questa mossa è stata criticata dalle opposizioni e dagli esperti di diritti umani, che hanno etichettato la decisione dell’Országház (il Parlamento Ungherese), come un “golpe bianco”.

Il voto a favore è stato dato dai parlamentari della Fidesz, ovvero il partito sovranista di Orbán, è bene ricordare come proprio Fidesz sia sospeso attualmente (ma non escluso) dal Partito Popolare Europeo.

Cosa cambia ora

Viktor Orbán èl potere dall’aprile 2010, ed è stato rieletto due volte, tuttavia da questo momento potrà governare per decreto per quanto vorrà, potrà chiudere il Parlamento senza limiti di tempo, oppure cambiare o sospendere leggi in vigore e rinviare cancellare o vietare ogni elezione, tutto questo arbitrariamente.

Come dicevamo nel precedente articolo, le dittature e le misure liberticide sono sempre causate da “emergenze”, vere o presunte.

Post in evidenza

Puglia, diminuisce il trend dei contagi

Stando a quanto riportato dall’ultimo bollettino diffuso dal governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, sono stati registrati nelle ultime 24 ore 124 nuovi casi, facendo salire il totale a 1458 persone.

Sono stati contati purtroppo anche altre due vittime.

I nuovi casi nelle province sono: 25 nel Barese, 4 nella Bat, 23 nella provincia di Brindisi, 30 nel Foggiano, 24 nel Leccese, 15 a Taranto.

Ci troviamo quindi da 152 casi di ieri a 124 oggi.

I tamponi esaminati ieri erano 988 ed erano stati riscontrati 152 casi, oggi invece i contagi sono 124 e sono stati eseguiti 1267 test.

 

 

 

Post in evidenza

Coronavirus, i reati diminuiscono ma le truffe aumentano-qui il link per contattare la Polizia

Durante questo periodo di quarantena a causa dell’epidemia da Coronavirus, il numero dei reati è sceso del 75%, tuttavia è sono aumentate truffe e reati online.

Per contattare la polizia postale premere questo link:

https://www.commissariatodips.it/segnalazioni/segnala-online/index.html

Post in evidenza

Coronavirus, primi decessi a Taranto, Foggia, Brindisi e Lecce

Sono risultate oggi positive al coronavirus 152 persone in Puglia, è un record dall’inizio dell’emergenza.

Infatti negli ultimi tre giorni i nuovi casi non erano mai andati oltre la soglia delle cento infezioni.

Sono ben quattro, i decessi rilevati oggi in Puglia, sono infatti 69 le persone morte e 612 quelle ricoverate, mentre i guariti sono 25.
In provincia di Bari si registra il numero più alto di contagi, ben 57 in più rispetto a ieri, seguita dalla provincia di Lecce con 38 casi in più ed infine quella di Foggia con 20 pazienti in più nelle ultime 24 ore.

Quattro i decessi registrati in provincia di Foggia, Taranto, Brindisi e Lecce.

Come riporta l’ANSA infatti, “dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 10.233 test, il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 1.334, nella sola provincia di Bari sono 444.

Il balzo di nuovi contagi in Puglia, registrato oggi con 152 infezioni rilevate dai laboratori di analisi, “al momento non preoccupa” la task force pugliese per due motivi, spiega all’ANSA una fonte regionale. “Il balzo in avanti è molto probabilmente da ascrivere ad un ritardo di segnalazione dei risultati di lavorazione di tamponi che si sono accumulati nei giorni scorsi”, viene evidenziato. Negli ultimi tre giorni i nuovi casi avevano oscillato tra 88 e 99, oggi invece l’impennata a 152, un dato però che sarebbe stato influenzato dall’accumularsi di tamponi e test da eseguire. Oggi, infatti, sono stati 1.042 i tamponi effettuati, numero superiore a quello dei giorni scorsi mai andati oltre le 900 unità. Non solo: la percentuale di nuovi positivi oggi è del 14,59%, quasi in linea con il dato dei tre giorni precedenti. “Per questo tendiamo a confermare un andamento stabile del numero di nuovi casi giornalieri che si mantiene intorno al centinaio”, conclude la fonte regionale.”

Post in evidenza

Coronavirus creato laboratorio nel 2015: tutta la verità

Gira sui social e su Whatsapp un video di Tgr Leonardo del 2015 secondo cui sarebbe stato “previsto” il Coronavirus, precisiamo subito che è un fake.

Ora rimane da analizzare il video e per quale motivo questa “profezia” non è attinente con la realtà.

Il titolo del servizio, montato come un thriller dal Tgr Leonardo del 2015 è: “Scienziati cinesi creano supervirus polmonare da pipistrelli e topi. Serve solo per motivi di studio ma sono tante le proteste”.

Ciò si riferisce però ad un esperimento condotto in collaborazione fra l’Accademia delle scienze cinese e l’università della North Carolina, cui partecipò anche l’università di Wuhan.

Infatti, nella città dalla quale nasce la pandemia del Covid-19, esiste un laboratorio di massima sicurezza.

Questo è ovviamente musica per l’orecchio dei complottisti, i quali, anche oggi, credono che il virus sia “scappato” da tale laboratorio o che qualche Nazione abbia avuto interessi nello scatenare l’epidemia. Ovviamente nulla di più falso.


Uno studio di Nature Medicine, ha dimostrato che il Coronavirus ha un’origine naturale, non artificiale ma ovviamente ciò non basta per dare una visione di realtà e razionalità a chi di queste parole non sa nemmeno il significato.

Il video di Tg Leonardo ovviamente, si è diffuso sui nostri telefoni a ritmi rapidissimi, ed è finito sul Twitter del miglior comunicatore d’Italia, grazie al software “La Bestia”, Matteo Salvini.

Tuttavia Fausto Baldanti, virologo dell’università di Pavia e del Policlinico San Matteo smentisce tale visione dicendo: “Un virus naturale e uno creato in laboratorio sono perfettamente distinguibili. L’esperimento del 2015 è avvenuto sotto gli occhi di tutti. Il genoma di quel microrganismo è stato pubblicato per intero. E non è lo stesso del coronavirus attuale”.

Stando infatti a quanto riporta La Repubblica l’esperimento del 2015, pubblicato su Nature Medicine (primo autore Menachery, ultimo Baric), viene descritto così dal servizio del Tg Leonardo: “Gli scienziati prendono una proteina dai pipistrelli e la inseriscono sul virus della Sars ricavato dai topi, rendendolo capace di trasmettersi all’uomo”.

Secondo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, “il virus attuale non deriva né dalla prima versione della Sars né tantomeno dai topi, per cui non può essere in nessun modo il virus creato nel laboratorio cinese di cui si parla nel servizio”. Anche la rivista Nature si è affrettata mercoledì ad aggiungere a quell’articolo un commento: “Ci risulta che questa storia viene usata per far circolare teorie infondate che il nuovo coronavirus che causa Covid-19 sia stato ingegnerizzato. Non esiste evidenza che questo sia vero”.

L’esperimento fu condotto, come dice proprio Baldanti: “Perché per sconfiggere il tuo nemico devi conoscerlo. Qualche anno fa in Olanda un gruppo prese il virus della Spagnola da alcuni cadaveri conservati per un secolo nel permafrost in Alaska. Venne modificato, aggiungendo dei frammenti di genoma che ne modulavano la virulenza. L’obiettivo era capire come mai quella pandemia fu così micidiale, per prevenire il ripetersi di un evento simile.

Si decise di andare avanti, rispettando standard di contenimento altissimi all’interno dei laboratori” conclude Baldanti.

Il virus cinese del 2015 è quindi figlio di quella decisione, e di un esperimento simile.

Ciò vuol dire che dei suoi geni conosciamo qualsiasi dettaglio, proprio perché lo studio è stato pubblicato, ci rassicura che non ha somiglianza con il genoma del coronavirus attuale.

Post in evidenza

Lezione online finisce in tragedia: prof muore dopo 2 colpi di tosse

Fermo, due colpi di tosse e poi il silenzio: il professore muore durante la lezione online

Teneva lezione in videoconferenza ai suoi allievi, come faceva di frequente in questi giorni di chiusura delle scuole e isolamento forzato in casa. Poi, all’improvviso, si è fermato per qualche istante, si è alzato e si è allontanato dietro una tenda, per non tornare più. I ragazzi che lo seguivano online hanno sentito un paio di colpi di tosse, poi il silenzio.

E’ morto così, stroncato da un infarto, Fabrizio Borgi, professore 58enne. Abitava a Sant’Elpidio a Mare, in pieno centro storico. Lascia la moglie ed una figlia. Una fine assurda, imprevedibile, seguita in diretta web dai suoi studenti, che hanno assistito ai disperati tentativi di rianimazione in diretta, dato che il tablet col quale il docente stava tenendo la lezione era rimasto collegato. Sono stati proprio gli allievi ad allertare i soccorsi. Hanno atteso alcuni minuti, pensando si fosse dovuto allontanare per una telefonata o per sbrigare qualche problema in casa. Ma dopo un po’, quel silenzio prolungato è parso anomalo ed hanno iniziato a sospettare fosse accaduto qualcosa. I loro timori si sono rivelati purtroppo fondati. Davanti all’abitazione dell’insegnante sono arrivati ambulanza ed automedica della Croce azzurra di Sant’Elpidio a Mare, una pattuglia dei carabinieri e due della polizia locale, oltre ad un equipaggio dei vigili del fuoco. Ad aprire la porta una donna che stava effettuando delle pulizie in casa e, trovandosi in un’altra stanza, non si era accorta di nulla.

Fonte Leggo

Post in evidenza

Napoli, anziano muore al Pellegrini. Sospetto Coronavirus: chiuso il pronto soccorso

Il pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini è stato chiuso per la sospensione temporanea delle attività. Lo stop, di questa mattina, è stato necessario in seguito alla presenza di due casi sospetti di Coronavirus che hanno comportato l’esecuzione dei tamponi e le operazioni di sanificazione ora in corso.

Uno dei pazienti, un 80enne napoletano, era stato ricoverato per insufficienza respiratoria ed in seguito all’aggravamento delle sue condizioni e all’implementazione delle terapie per ventilarlo, ieri sera, era stato sottoposto al tampone.

Durante la notte l’anziano è deceduto e, al momento si attende l’esito del suo test e di quello a cui è stata sottoposta una seconda paziente, che ora è intubata. A conclusione dell’igienizzazione negli ambienti ospedalieri al piano terra del presidio, il pronto soccorso sarà riaperto. 

Fonte Il Mattino

Post in evidenza

Nuova minaccia dalla Cina? Hantavirus, cos’è e come si trasmette

Il nuovo hantavirus può avere degli aspetti in comune con l’ormai noto Covid-19.

Infatti, come il Coronavirus parliamo di un virus a RNA: ovvero che sfrutta l’acido ribonucleico come materiale genetico.

La trasmissione è dall’animale, in questo caso roditori, all’uomo, questo processo viene chiamato zoosi.

Cosa comporta l’infezione?

Tra i sintomi ci sono sindrome polmonare con febbre alta, tosse e gravi difficoltà respiratorie, si può contrarre entrando in contatto con urine, feci e altri liquidi corporei di roditori e animali selvatici.

Non è un caso infatti che queste modalità giustificano la maggiore incidenze di eventuali casi in aree rurali.

Tuttavia le possibilità di contagio sono inferiori rispetto al Coronavirus.

Per quanto riguarda l’incubazione del virus può essere anche molto longeva, infatto, stando a quanto ha indicato un documento apposito del Ministero della Salute può variare da 8 a 31 giorni.

Per quanto riguarda i sintomi, possiamo notare delle similitudini con il Covid-19: infatti i contagiati inizialmente avranno solo una leggera febbre, che può evolversi raggiungendo temperature elevate, tosse, e complicanze respiratorie che, in alcuni casi, possono portare al decesso.

Il tasso di mortalità è superiore a quello del Coronavirus. Attualmente infatti la pandemia ha una letalità del circa 1% dei casi, l’Hantavirus invece, del 38%.

Attualmente non esistono cure ne vaccini per entrambi i virus, possono però essere efficaci delle terapie di supporto, la terapia intensiva e l’ossigenoterapia.

Un decesso è stato accertato in Cina, un uomo è morto su un autobus, per approfondire la notizia leggi qui.

 

Post in evidenza

Dopo il Covid-19, un altro virus proveniente dalla Cina: l’Hantavirus

Dopo la pandemia del Coronavirus, che ha costretto alla quarantena 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo, un altra minaccia arriva dalla Cina.

Infatti un uomo sarebbe morto su un autobus a causa dell’Hantavirus, virus trasmesso dai topi.

Il passeggero è risultato positivo per un virus completamente diverso dal Covid-19, ovvero un virus che può produrre sintomi molto simili, stando al Global Times: «Un uomo proveniente dalla provincia di Yunnan è morto lunedì mentre stava rientrando in bus nella provincia di Shandong. L’uomo è risultato positivo all’ #hantavirus. Ad altre 32 persone presenti sull’autobus è stato fatto il test».

Il Global Times, però, non specifica l’esito del test fatto agli altri passeggeri del bus.

Per avere più informazioni sul virus premi qui.

Post in evidenza

Tragedia in casa: bimbo di 18 mesi ingoia pallina e muore

Un bimbo di 18 mesi di Pietraperzia (Enna) è morto lunedì sera dopo aver ingoiato accidentalmente una pallina. Il bimbo è stato trasportato da un’ambulanza del 118 all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta intorno alle 22 dove e’ arrivato già privo di vita. Nonostante tutto i medici hanno tentato di rianimarlo. La pallina sarebbe rimasta attaccata alla trachea mediante una piccola ventosa soffocando il piccolo.

Fonte Tgcom24

Post in evidenza

Coronavirus, ex direttore della Protezione civile positivo

Guido Bertolaso positivo al Covid-19. “Quando ho accettato questo incarico sapevo quali fossero i rischi a cui andavo incontro, ma non potevo non rispondere alla chiamata per il mio Paese. Ho qualche linea di febbre, nessun altro sintomo al momento. Sia io che i miei collaboratori più stretti siamo in isolamento e rispetteremo il periodo di quarantena. Continuerò a seguire i lavori dell’ospedale Fiera e coordinerò i lavori nelle Marche. Vincerò anche questa battaglia”. Così in un post su Fb Guido Bertolaso. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha detto: Bertolaso “mi ha espresso con la solita forza e determinazione di voler continuare a lavorare anche se evidentemente da remoto ma è sempre al nostro fianco e ci darà una mano per portare avanti la realizzazione dell’ospedale”. “Io non torno in quarantena”, ha aggiunto Fontana. Con Bertolaso, ha spiegato Fontana, “non ho avuto nessun contatto stretto, l’ho visto solo domenica alla Fiera e siamo stati vicini per neanche due minuti”.

Fonte Ansa

Post in evidenza

Coronavirus, rinuncia al respiratore per darlo ad un giovane: don Giuseppe muore a 72 anni

E’ morto dopo essere risultato positivo al coronavirus, ma anche perché ha scelto di sacrificarsi per un’altra persona. Don Giuseppe Berardelli, sacerdote 72enne di Casnigo (Bergamo), ha rinunciato al respiratore di cui aveva bisogno e che la sua comunità parrocchiale aveva acquistato proprio per lui. E l’ha fatto affinché quel respiratore potesse andare a qualcun altro. Qualcuno di più giovane, ma malato come lui. Qualcuno che neppure conosceva.

“Don Giuseppe è morto da prete. E mi commuove profondamente il fatto che lui, arciprete di Casnigo, vi abbia rinunciato di sua volontà per destinarlo a qualcuno più giovane di lui”, ha raccontato un operatore sanitario della casa di riposo San Giuseppe al periodico “Araberara”.

Don Giuseppe Berardelli è morto all’ospedale di Lovere. Sono almeno 30 i preti morti in Italia a causa della pandemia di Covid-19, tra questi almeno 16 sono della diocesi di Bergamo.

Fonte Tgcom24

Post in evidenza

Comandante Alfa, golpe contro Conte: “Siamo in guerra”

Il comandante Alfa, carabiniere in pensione tra i fondatori del GIS, ovvero il corpo speciale dell’Arma dei Carabinieri, non è soddisfatto dall’attuale governo e dalle misure del premier Conte.

Alfa infatti, dopo il discorso del Presidente del Consiglio il 21 marzo, attraverso un post su Facebook denuncia il suo disappunto per il decreto, per la gestione dell’emergenza Coronavirus e per l’esecutivo.

“Non posso più tacere, la rabbia e il dolore sono forti e non voglio e non devo più contenerli. Siamo un paese in emergenza , in guerra. Sì in guerra, i decreti non servono più a nulla, sono confusi, servono a indebolirci e non a rinforzarci. Sono pallottole al sale quando metaforicamente servirebbero quelle vere.”

Parlando delle sardine e di Carola Rackete: “Dove siete tutti voi politici salvatori del popolo, dove siete nascosti, con i vostri sorrisi, i proclami e i video ipocriti e inopportuni. Dove sono le signore con le gambe accavallate che spopolavano in tv difendendo o attaccando a destra e a manca ? Dove siete voi che salendo sulle navi pirata avete incensato e legittimato l’aggressione ai nostri militari della Guardia di Finanza. Dove sono le sardine e i centri sociali sempre pronti a scendere in piazza contro e mai per?”.

Continua attaccando i politici in generale “Il parlamento è chiuso? Vi riunite due volte a settimana? Siamo in guerra e voi vi nascondete come topi? No, non possiamo accettarlo. Questa volta la misura è colma, penso a coloro che stanno rischiando e combattendo con pochissime armi, a volte addirittura senza. Un popolo si riconosce da chi lo rappresenta, ma io in questo momento non vedo nessuno. Schierate l’esercito, istituite il coprifuoco, chiudete i confini, i porti, sigillate il nostro paese all’Europa che ci ha lasciati soli e che ci ha presi in giro senza che nessuno dei nostri governati ci abbia difesi.

Siamo rappresentati da un ex partecipante al grande fratello? Questo è quello che meritiamo? No, chiedete unità e cantate l’inno di Mameli ma non ne siete degni. Il popolo lo canta per farsi forza, per sentirsi unito e con un’identità, voi per mettervi in mostra.Un premier non eletto che si presenta con la bandiera europea in bella vista e non con il tricolore per il quale tanto sangue è stato versato dai nostri padri mi strazia.

Molti di coloro che attualmente sono al governo non sono stati eletti dal popolo. Siamo mica in dittatura? Cosa mi sono perso? Basta, ora urlo forte il mio dolore, prima che sia troppo tardi..ma forse lo è, obbligate la gente a stare a casa in ogni modo possibile, correre e andare al mare deve diventare in questo momento di emergenza un reato, o siamo tutti assassini. Chi corre per esibire un fisico da statua greca quest’estate, il mare, andando avanti cosi lo vedrà con il binocolo”

L’ex carabiniere conclude con “Basta, datevi da fare, basta stare seduti in poltrona e combattete”.

Post in evidenza

52 tra medici e infermieri da Cuba: l’arrivo a Malpensa

MILANO – Sono arrivati in Italia da Cuba all’Italia 52 tra medici e infermieri che vogliono dare una mano nelle zone più colpite dal Covid-19. “I medici cubani sono una straordinaria opportunità”, ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera. E loro, prima della partenza, sono stati supportati in aeroporto da applausi e grida di incoraggiamento.

Post in evidenza

Coronavirus, altri contagi in serie A: positivi Paolo e Daniel Maldini

NAZIONALE – Paolo Maldini e il figlio Daniel Maldini sono risultati essere positivi al test del Covid-19.

Attualmente entrambi si trovano a casa per evitare contatti esterni ma sono in buone condizioni. Sembrerebbe che l’ex calciatore Paolo Maldini avrebbe avuto contatti con una persona che è poi risultata positiva al Coronavirus. Anche il figlio, Daniel, avrebbe avuto contatti con la stessa persona.


Post in evidenza

Coronavirus, gli orari dei supermercati aperti nel fine settimana

I supermercati, gli ipermercati e i negozi di generi alimentari resteranno aperti durante il fine settimana. A precisarlo oggi, mentre si ipotizzava una nuova stretta alle misure per il contrasto al coronavirus, è Palazzo Chigi. Secondo le regole attualmente in vigore in Italia per contenere i contagi di coronavirus è possibile uscire di casa solo per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari e quindi per andare a fare la spesa. Ma quali sono gli orari di apertura e chiusura delle maggiori catene di supermercati durante l’emergenza coronavirus? Sono diversi i punti vendita che in questi giorni hanno modificato i loro orari per continuare a garantire un servizio ai cittadini e al tempo stesso per rispettare le esigenze del personale. Vediamo di seguito gli orari osservati in settimana e nel weekend dai supermercati.

Coronavirus, orari di apertura e chiusura dei supermercati
Lidl: “In questo momento così delicato per il nostro Paese, abbiamo scelto di ridurre gli orari di apertura dei nostri punti vendita su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle esigenze della comunità e dei nostri collaboratori. A partire dal 19 marzo, i nostri straordinari colleghi saranno pronti ad accoglierti dalle 8:30 alle 19:00 durante la settimana e dalle 8:30 alle 13:00 la domenica”, è il messaggio che si legge sulla pagina Facebook dell’azienda.

Carrefour: Anche Carrefour Italia riduce gli orari. “Abbiamo deciso di ridurre gli orari di apertura di tutti i nostri punti vendita diretti, dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle 19.00 e la domenica dalle 8.30 alle 15.00, così da consentire il giusto riposo per tutti i nostri dipendenti, che sono sempre in prima linea in questo momento difficile, per garantirvi un servizio migliore”, è il loro comunicato.

Auchan: “Gentili Clienti, oggi più che mai confermiamo il nostro impegno per essere vicini alle problematiche di tutti i cittadini e dei nostri collaboratori, per questo abbiamo applicato degli orari ridotti: da lunedì a sabato chiusura alle ore 19.00; domenica 22 e 29 marzo siamo chiusi tutto il giorno”, recita la nota di Auchan.

Coop: I punti vendita Coop non apriranno domenica 22 e 29 marzo secondo quanto annunciato dalla catena. “Gli oltre 1100 punti vendita Coop chiusi la domenica per le prossime due settimane: domenica 22 e domenica 29 marzo. Una misura che risponde all’esigenza di una pausa per il personale impegnato nei punti vendita e rafforza l’invito a limitare le uscite, razionalizzando i momenti di spesa negli altri giorni della settimana”, recita la nota.

Eurospin: I punti vendita Eurospin resteranno chiusi domenica 22 marzo. “Ci impegniamo tutti i giorni ad approvvigionare i nostri punti vendita attraverso un sistema logistico capillare. Abbiamo dotato il personale di cassa dei 1.200 punti vendita sul territorio italiano di dispositivi di sicurezza: guanti monouso, disinfettante e mascherine protettive. Gli addetti dei negozi Eurospin sono tenuti a far rispettare la distanza di sicurezza tra i clienti e il divieto di assembramento, limitando il numero di persone presenti contemporaneamente all’interno dei punti vendita a una sola persona per nucleo familiare. In questo momento di grave emergenza, confidiamo nella collaborazione di tutti i nostri clienti”, si legge in una nota.

I supermercati Despar, Eurospar e Interspar resteranno chiusi  la domenica 22 e 29 marzo mentre Esselunga resta aperta con i consueti orari per il momento.

FONTE FANPAGE

Post in evidenza

Assurdo nel napoletano: porta a spasso pecora e cavallo per aggirare i controlli

Per aggirare i controlli del coronavirus passeggiava portando a spasso una capretta e, per essere ancora più convincente, anche un cavallo.

Ma l’uomo, 49 anni, è stato denunciato dalla polizia a Giugliano (Napoli) per mancato rispetto delle norme sull’ epidemia da Covid-19.

Agli agenti aveva detto di avere la necessità di portare i due animali all’aperto. Non è stato ritenuto credibile.

FONTE REPUBBLICA

Post in evidenza

Coronavirus, morto il Sindaco Giovanni Malchiodi: aveva 62 anni

Il sindaco di Ferriere (Piacenza), Giovanni Malchiodi, è morto in mattinata in ospedale, dove era ricoverato da qualche giorno. Il primo cittadino del piccolo comune dell’Alta Val Nure aveva 62 anni ed era risultato positivo al coronavirus.

«Tra le tante vittime di questa strage causata dal Coronavirus, oggi apprendiamo anche della scomparsa di Giovanni Malchiodi, sindaco di Ferriere, esponente da lungo tempo di Forza Italia. Ancora una volta un amministratore locale colpito da questa terribile pandemia. Preghiamo per lui come per tutte le altre vittime di questa tragedia che sta colpendo il nostro Paese ed esprimiamo il cordoglio di tutto il nostro movimento ai familiari e alla comunità di Ferriere», il messaggio del senatore Maurizio Gasparri, coordinatore del Dipartimento Enti locali di Forza Italia.

FONTE IL MATTINO

Post in evidenza

Gli italiani li hanno picchiati ed emarginati, loro hanno regalato gel e mascherine

NAPOLI – La comunità cinese della Campania dona alla ASL Napoli 1 centro mascherine e gel disinfettante. Ciro Verdoliva: «Un gesto concreto che dimostra grande cuore e civiltà». Questa mattina la comunità cinese della Campania ha voluto far sentire la sua vicinanza a tutti i cittadini di Napoli, medici, infermieri e operatori sociosanitari in primis, e lo ha fatto con un gesto concreto.

«Ci hanno donato – dice il direttore generale ASL Ciro Verdoliva – 1.000 mascherine FFp2, 3.000 mascherine chirurgiche e 20 taniche da 5 litri ciascuna di gel disinfettante». Al Loreto Mare, oggi deputato in maniera specifica all’emergenza Covid-19, la comunità Cinese della Campania ha inoltre donato 500 mascherine FFp2, 2.000 mascherine chirurgiche e 15 taniche da 5 litri ognuna di gel disinfettante.

«Sono gesti molto concreti, e questo è essenziale, ma devo anche sottolinearne il valore morale – conclude Verdoliva. Tutti noi lavoriamo giorno e notte per rispondere all’emergenza e farci trovare pronti in caso di escalation, sentire il sostegno della comunità ci aiuta e ci incoraggia».

Già da questo pomeriggio questi dispositivi saranno distribuiti nelle strutture sanitarie in aggiunta alla
distribuzione avviata questa mattina di quanto già ricevuto ieri dall’Unità di Crisi regionale.

Post in evidenza

Nessuno gli porta la bombola, l’aiutano i Carabinieri

CAPRI – Gesto di solidarietà dei carabinieri di Capri che a Marina Grande hanno visto una donna in difficoltà: la signora stava cercando qualcuno che le trasportasse una bombola di ossigeno dalla farmacia fino a casa, lungo una stretta stradina che attraversa un’area rupestre. La pattuglia si è avvicinata e ha chiesto alla signora il perché stava in strada e la signora ha fatto presente il suo stato di difficoltà.

Senza pensarci due volte i due militari sono entrati in farmacia, si sono fatti consegnare la bombola di ossigeno e l’hanno trasportata a spalla fino a casa della signora dove si trovava il marito affetto da una grave patologia. I militari poi hanno anche provveduto a riportare indietro la bombola vuota. La signora ha poi telefonato al sindaco Marino Lembo per informarlo del gesto di solidarietà di cui è stata oggetto ed ha voluto condividere la sua storia anche con il parroco e la chiesa.

FONTE ANSA

IL CORRIDOIO ECOLOGICO: QUANDO L’UOMO RISPETTA LA NATURA

Esiste un detto: <<Non sono gli animali ad attraversare l’autostrada, ma è l’autostrada ad attraversare il bosco>>.

Il concetto di corridoio ecologico è un concetto molto serio ed importante nell’ambito ambientale, che si sposa completamente con quello che è il rispetto e la conservazione di una nicchia ecologica. Diffusissimi in Nord Europa, ma anche in USA, Canada e Australia, i “green bridges, o ponti verdi come definiti all’estero, sono una vera e propria ancora di salvataggio per la conservazione e la tutela di tutte quelle specie animali che dall’oggi al domani si sono viste separare la loro nicchia ecologica da una costruzione di origine antropica.

La funzione principale del corridoio ecologico è quella di permettere il passaggio di popolazioni animali rimaste separate (frammentazione di un habitat) per esempio dal passaggio di una nuova autostrada, ed evitare che quest’ultimi trovino la morte tentando di attraversarla.

Un’altro scopo più rilevante, in temini di visione futura, della costruzione di un corridoio ecologico è la preservazione e conservazione di una data specie animale: quando una determinata nicchia ecologica che è habitat di una determinata popolazione formata da un determinato numero di individui viene improvvisamente frammentata, si dà origine ad un processo chiamato “speciazione” per cui gli individui della stessa popolazione, ritrovandosi separati ed impossibilitati a ricongiungersi con i propri simili, iniziano un percorso evolutivo nuovo formando una nuova specie. Più una nicchia è frammentata, più il numero di individui di quella stessa nicchia ecologica diminuisce, favorendo un fenomeno chiamato “inincrocio” che vedrà nel tempo individui con parentela sempre più vicina accoppiarsi tra di loro. L’inincrocio è causa primaria di un altro fenomeno identificato come “riduzione della variabilità genetica“: i futuri esemplari avranno ben poche possibilità di mescolare il loro corredo genetico con individui più lontani ed evolversi quindi in modo da poter far fronte ad improvvisi cambiamenti climatici. Questo meccanismo di feedback tra diminuzione della dimensione di una popolazione, perdita di variabilità genetica ed inincrocio è definito vortice dell’estinzione: aumenta dunque la propensione all’estinzione per quella specie.

Un green bridge può aiutare senza dubbio a conservare nel tempo l’equilibrio genetico ed ecologico di una determinata specie vivente, oltre ad evitare il massacro di centinaia di migliaia di creature che ogni anno tentano invano di attraversare queste strade della morte.

Quest articolo è stato scritto da Michele Intoccia, Biologo Ambientale Marino e co-fondatore dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

Per avere informazioni e curiosità di carattere ambientale e culturale clicca qui: https://www.facebook.com/associazioneecoculturale

o seguici sulla pagina Instagram https://www.instagram.com/aec_associazioneecoculturale

IL CAMPANILE SEPOLTO

La Basilica Pontificia di Santa Croce è il principale luogo di culto della città di Torre del Greco (Napoli) e che custodisce non solo la raffigurazione della patrona tanto amata dagli abitanti locali, la Beata Vergine Immacolata, ma anche le spoglie mortali del Santo Vincenzo Romano.

La storia di Santa Croce è scandita dalle molte lapidi che vi si possono trovare in essa, tra cui quelle più importanti che ricordano le visite dei Papi Pio IX, avvenuta il 14 settembre 1849, e Giovanni Paolo II avvenuta l’11 novembre 1990.

Fu edificata nel XVI secolo per sostituire l’antica chiesa madre della città, di origini medievali, dedicata a Santa Maria Maggiore e detta Santa Maria dell’Ospedale per via di un piccolo ospizio per malati e pellegrini adiacente l’antica chiesa. I fondi per la costruzione di Santa Croce, stando a un’antica leggenda, furono ottenuti tramite donazioni lasciate dai cittadini in barili ai piedi di una croce, da qui il nome.

A partire dal 1596 si avviò la costruzione del campanile eretto al posto di un’antica cappella dedicata a santa Maria del Presepe di proprietà della famiglia Sportiello. La costruzione del campanile procedette molto lentamente e a fasi alterne. Fu terminata solo intorno al 1740 con l’edificazione di tutti e tre i piani.

Tra il XVII e XVIII secolo la chiesa fu interessata da importanti opere d’abbellimento e decorazione che trasformarono la struttura in una delle chiese più belle e raffinate dell’intera area vesuviana, come l’altare maggiore e gli stucchi del presbiterio attribuiti a Cosimo Fanzago, diverse sculture e stucchi per l’altare di San Gennaro ad opera di Lorenzo Vaccaro, i dipinti di Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo De Matteis, Francesco De Mura e Nicola Maria Rossi. L’organo monumentale fu eseguito nel 1761 dalla bottega napoletana degli organari Cimmino su disegno di Nicola Tagliacozzi Canale; opere purtroppo andate distrutte a causa dell’eruzione del Vesuvio datata 15 giugno 1794.

L’eruzione – che distrusse buona parte della città – fece crollare la chiesa e seppellì parzialmente il campanile. Il Santo Vincenzo Romano, allora viceparroco, ne promosse la ricostruzione il 5 Giugno 1796 sostituendo il parroco Gennaro Falanga, e pose poi la prima pietra della nuova costruzione (alcune fonti attestano che lavorò in mezzo agli operai).

I lavori furono curati dall’architetto Ignazio Di Nardo – in stile neoclassico – e  terminati con la consacrazione del 1827.

Secondo la tradizione la costruzione venne accompagnata da avvenimenti miracolosi: tra questi ci sarebbe stato l’arrivo di una misteriosa nave proveniente dalla Libia carica di legname offerto gratuitamente per la costruzione delle capriate del tetto.

Simbolo della ricostruzione di Torre del Greco e della Basilica di Santa Croce resta dunque senz’altro il campanile, che dopo l’eruzione del 1794 fu ricoperto e inglobato per un terzo della sua altezza (all’incirca 15 metri) da materiale lavico, dando ad esso l’inusuale ma caratteristico aspetto di piccolo e corto. Al di sotto di questa colata lavica esistono cavità sotterranee (le Grotte di S. Croce) che furono scavate per la ricostruzione della Basilica, e che lo stesso Santo Vincenzo Romano probabilmente ne percorse i cunicoli durante gli anni della ricostruzione. Questi luoghi, così come altri cunicoli del centro storico, furono utilizzati nel 1943 come rifugi durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Molti di questi cunicoli furono ispezionati tra gli anni ’70 e gli anni ’80 ed alcuni di essi furono bonificati in previsione della visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1990.

Quest articolo è stato scritto da Gianluca Sorrentino, attivista dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

Per avere informazioni e curiosità di carattere ambientale e culturale clicca qui: https://www.facebook.com/associazioneecoculturale

o seguici sulla pagina Instagram https://www.instagram.com/aec_associazioneecoculturale

IL SURRISCALDAMENTO TERRESTRE E IL FUTURO DEI TETTI BIANCHI

Le emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra ed altri fattori sempre imputabili ad attività antropiche sono i principali responsabili del surriscaldamento globale, fenomeno ormai ampliamente conosciuto e consolidato. Una delle dirette manifestazioni del surriscaldamento del pianeta è senza dubbio lo scioglimento dei ghiacciai.

Secondo le stime della NASA, lo scioglimento dello strato glaciale della Groenlandia e dell’Antartide ha avuto negli ultimi anni un ritmo di 430 miliardi di tonnellate di ghiaccio perso ogni anno, mentre per quanto riguarda i ghiacciai di montagna si stima una perdita di 335 miliardi di tonnellate per anno. Questo avvenimento è alla base di alcuni catastrofici eventi che di questo passo modificherebbero irreversibilmente il nostro Pianeta. Se tutti i ghiacciai presenti sulla Terra si sciogliessero avremmo un incremento del livello del mare di ben 70 metri, con una conseguente scomparsa della maggior parte della superfice terreste. Un’ altro particolarmente importante è la diminuzione della superfice riflettente presente sulla terra. Come è noto, infatti, i ghiacciai agiscono come un parasole per il pianeta grazie alla loro superfice bianca che riflette indietro i raggi del sole, contribuendo al raffreddamento dell’aria e dell’oceano. La riduzione dei ghiacciai rappresenta quindi un feedback positivo nei confronti del surriscaldamento globale, in quanto una loro riduzione contribuisce positivamente all’aumento del fenomeno. Inoltre, l’aumento dell’energia presente nell’atmosfera perché non riflessa dai ghiacciai, comporta il manifestarsi sempre più frequente di eventi metereologici estremi come cicloni, alluvioni, ondate di caldo e gelo ai quali assistiamo sempre più frequentemente.

Numerosi esponenti della comunità scientifica stanno cercando di trovare delle soluzioni adatte al problema. Un esempio è la proposta di scienziati e ingegneri della Bay Area, San Francisco (USA), che hanno proposto una soluzione, a prima vista bizzarra, a questo problema: l ’idea è quella di depositare un sottile strato di perle di vetro su tutta la superfice dei ghiacciai. Queste perle aumenterebbero la riflettività della superfice e metterebbero in moto un processo di raffreddamento dell’Artico. Una superfice più riflettente potrebbe, soprattutto nelle stagioni calde, prevenire parzialmente l’assorbimento di calore e rallentare, o arrestare, il processo di fusione. Un’altra brillante soluzione potrebbe essere quella di dipingere i tetti degli edifici di bianco. I vantaggi di questa soluzione sarebbero molteplici. La prima considerazione da fare è che rivestire gli edifici di vernice bianca permette un performate isolamento termico degli edifici, che consegue una notevole riduzione dell’inquinamento prodotto da condizionatori e altri dispositivi per la regolazione termica interna agli edifici. La seconda considerazione è che un importante effetto dei tetti bianchi è quello che interessa tutto l’ambiente circostante e non soltanto gli edifici dotati di tale colore: questo cromatismo permette di svolgere una lotta di duplice natura, diretta e indiretta, contro il global warming e l’inquinamento atmosferico: da una parte, la capacità di riflettere i raggi solari contrasta l’innalzamento delle temperature e in questo caso l’efficacia sarà riscontrabile soprattutto in zone nelle quali sono presenti più tetti bianchi in posizione ravvicinata. Dall’altra i si avrebbe anche un efficace riscontro dal punto di vista della riduzione dell’inquinamento atmosferico proprio come diretta conseguenza di quanto riportato finora: riducendo infatti i consumi e la dispersione, i tetti bianchi contribuirebbero alla riduzione dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera. Il tema dei “white roof”, ovvero dei tetti bianchi, non costituisce una scoperta recente, ma ultimamente l’attenzione è tornata ad essere rivolta a tale sistema proprio nell’ottica del contrasto al global warming. L’esperto di energia Arthur H. Rosenfeld ha recentemente sottolineato come il colore bianco possa essere esteso a superfici delle case e delle strade, e come tale caratteristica possa impattare positivamente il surriscaldamento globale: secondo Rosenfeld, 100 mq di tetti bianchi sono sufficienti per annullare, in 20 anni, il surriscaldamento prodotto da 10 tonnellate di CO2. Si tratterebbe di un passo tutt’altro che risolutivo, ma quantomeno incoraggiante nella lotta al surriscaldamento globale.

Quest articolo è stato scritto da Carmine Tutti, ingegnere chimico ed attivista dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

Per avere informazioni e curiosità di carattere ambientale e culturale clicca qui: https://www.facebook.com/associazioneecoculturale

o seguici sulla pagina Instagram https://www.instagram.com/aec_associazioneecoculturale

Siberia, ennesimo disastro ambientale

Oggi è il 5 giugno, e da quasi 50 anni ormai si festeggia la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Purtroppo però oggi il mondo ha ben poco da festeggiare. Sì, perché, come se già non fossero abbastanza le continue cronache nere sulle problematiche che affliggono da decenni il nostro Pianeta Terra, un’ennesima notizia devastante ci lacera dentro. Uno sversamento di circa 20mila tonnellate di gasolio sta contaminando più di 20 chilometri di fiumi e si sta muovendo verso il mare aperto. Un mostro idrocarburico rosso sangue dallo spessore di 20 cm di prodotti petrolchimici ha già distrutto irreversibilmente centinaia di ecosistemi e ucciso milioni di essere viventi: succede a Norilsk e nella penisola di Taymyr, Siberia, a seguito della fuoriuscita di tonnellate di prodotti petroliferi da alcuni serbatoi.

L’incidente si ritiene sia avvenuto per il crollo dei serbatoi causato dal cedimento del permafrost, strato perennemente ghiacciato tipico delle zone artiche, che si sta ormai sempre più velocemente scongelando a causa dell’aumento continuo del surriscaldamento globale.

Poco meno di un anno fa la Siberia si era già resa scenario di devastanti incendi che avevano infine alla distruzione di più di 4 milioni di ettari di foreste nella regione di Krasnoyarsk con la conseguente emissione di 166 milioni di tonnellate di CO2.

Si tratta di uno dei più grandi incidenti petroliferi nell’Artico e dimostra che il governo russo deve riconsiderare l’attuale modello di economia basato sui combustibili fossili e sull’abuso della natura” queste le parole di Greenpeace sulla tragedia, paragonandola a quella avvenuta in Alaska 30 anni prima causata dalla petroliera Valdez. La Russia intanto dichiara lo stato di emergenza: il presidente Putin in una videoconferenza ha rimproverato il direttore della Ntek, la società che gestisce la centrale, di aver tenuto nascosto il disastro per alcuni giorni.

Siamo di fronte ad un vero e proprio disastro ambientale il cui impatto avrà conseguenze irrimediabili e devastanti per l’intero ecosistema marino e terrestre. La domanda sporge spontanea: cosa altro dovrà succedere per capire che è il momento di fermare questa crisi climatica che ci sta condannando tutti a morte certa?

Quest articolo è stato scritto da Michele Intoccia, Biologo Ambientale Marino e co-fondatore dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

Per avere informazioni e curiosità di carattere ambientale e culturale clicca qui: https://www.facebook.com/associazioneecoculturale

o seguici sulla pagina Instagram https://www.instagram.com/aec_associazioneecoculturale

Strangolare la giustizia

Un uomo viene fermato dalla polizia. Dopo pochi minuti la sua faccia è schiacciata contro l’asfalto, il collo stretto nella morsa di un ginocchio che preme sempre di più. “Non riesco a respirare…datemi dell’acqua…ti prego, non uccidermi.” L’uomo sta soffocando, il poliziotto non si ferma. Alcuni passanti stanno riprendendo tutto, chiedono a gran voce che l’agente si fermi, ma è tutto inutile. In poco tempo il signor George Floyd, l’uomo immobilizzato in maniera così violenta da un agente del Dipartimento di polizia di Minneapolis, Minnesota, muore per asfissia. Non è il primo caso di violenza, spesso letale, nei confronti di un appartenente alla comunità afroamericana e, temo con enorme dolore, non sarà nemmeno l’ultima. Appartenere ad una minoranza, dai latini agli afroamericani, negli USA significa rischiare di subire continuamente soprusi da parte delle forze dell’ordine, tanto che il sindaco di Minneapolis, nelle ore successive alla morte di Floyd, ha dichiarato che “essere neri negli Stati Uniti non dovrebbe equivalere a una condanna a morte”. C’è un problema di fondo, ed è qui che arriva il bello. Per il poliziotto che lo ha ucciso, George Floyd non era solo un afroamericano, era un essere che non meritava di essere trattato in maniera umana. Al palese e disgustoso razzismo che traspare dalla brutalità dell’agente, si aggiunge un’idea, una visione, che si sta facendo sempre più strada all’interno dell’opinione pubblica di molti paesi, Italia compresa.

Errare non è umano

Conviene iniziare con alcune domande: quanto siamo disposti a sopportare che ci siano persone che commettono illeciti, che percorrono strade sbagliate e che queste debbano essere comunque trattate con umanità? Uno spacciatore, un tossicodipendente che, guidando sotto l’effetto di sostanze, ha ucciso una coppia di ragazzi, meritano un giusto processo, una pena che sia sì adeguata e certa, ma allo stesso tempo non lesiva della loro dignità? Stando a certe dichiarazioni, a quello che si sente in televisione e si legge sui social, la risposta non è così scontata, né particolarmente pacata. Chi sbaglia, perché di questo si tratta quando si parla di reati, è un nemico ed in quanto nemico deve essere spazzato via per far sì che l’ordine tanto agognato venga ristabilito.

Figlio del populismo, questo atteggiamento di ostilità giustizialista, che in Italia ha attecchito già dal post Tangentopoli, è uno strumento di grande utilità per focalizzare l’attenzione su problemi che devono essere portati alla ribalta ma che non devono essere risolti. Avete capito bene: risolverli non è opportuno, un nemico è sempre necessario per sviare l’opinione pubblica. Pensate che ciò riguardi solo casi di cronaca o alcuni contesti degradati? Sbagliato, nel nostro paese questo principio è valido per ogni cosa. Senza andare lontano, ci siamo già dimenticati della campagna di demonizzazione dei runner, dei lombardi untori e dei cinesi; il nemico è altrove e adesso tocca alla generazione bersaglio per eccellenza, i giovani.

Assassini ovunque

Scomodi per le loro idee troppo “moderne”, già sfruttati in maniera meschina da un sistema che ha deciso di vivacchiare di assistenzialismo, hanno uno stile di vita che li rende perfetti per essere il nuovo nemico, un’orda di assassini senza scrupoli che infestano tutte le piazze e i locali della nostra povera Italia. Che alcuni casi eclatanti abbiano effettivamente avuto luogo non c’è dubbio, ma questo non è rilevante e gli spritz e la movida di questi giovani sconsiderati, come se non fosse pieno di cinquantenni in crisi di astinenza da aperitivo, sono diventati il nuovo diversivo usato da una classe politica agli sgoccioli che necessita in maniera disperata di nascondere gli errori fatti nella gestione dell’epidemia di COVID (vogliamo parlare delle RSA in Lombardia? Dell’app Immuni, strumento che risulterebbe utilissimo, praticamente sparita?).

Per quanto possa sembrare un paragone forzato, è utile per smascherare l’ipocrisia strisciante che caratterizza il dibattito italiano in questo 2020 così difficile. C’è chi ha davvero definito assassini i ragazzi che si ritrovano a bere la sera di fronte ai bar, minacciando di non curarli qualora questi venissero contagiati. Parliamo di medici, persone che dovrebbero essere consapevoli del fatto che, con le giuste precauzioni, la vita sociale non rappresenta un pericolo. Azione, colpa, punizione. Quello che può sembrare uno sfogo inopportuno ma alla fine comprensibile segue esattamente lo stesso copione messo in scena di fronte ad eventi più gravi come omicidi, casi di corruzione e qualsiasi altro fatto criminoso. In un modo o nell’altro, qualcuno dovrà soffrire in un modo pari o superiore al danno causato in precedenza. Tutti possono contribuire allo svolgersi della vendetta, da ciò la naturale tendenza italiana a comportarsi come gli sceriffi del quartiere, degnamente rappresentata dalla proposta, fortunatamente rimaneggiata, di arruolare gli ormai mitologici assistenti civici.

Se negli USA le motivazioni dietro certe pratiche violente e autoritarie hanno un’origine più antica, a causa di un atteggiamento razzista mai eradicato, soprattutto negli stati più poveri, in Italia questo bisogno di giustizia sommaria e di identificazione di un nemico mortale è piuttosto recente (si può facilmente collegare, come già detto, alle vicende successive a Mani Pulite). Unendosi ad una già presente tendenza alle maniere forti di certe frange delle forze armate e delle forze dell’ordine, ha monopolizzato il dibattito conseguente ai vari casi di cronaca e alle infinite vicende giudiziarie che questo paese è costretto a sopportare, mostrando il proprio volto terrificante in casi come quelli di Bolzaneto, di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi.

Nel dubbio, punire

“Se la sono cercata, erano tossici, teste calde”, “eh ma ormai la gente non ne può più di questi immigrati”, “fosse successo a me”. Questi sono discorsi che tutti noi abbiamo sentito almeno una volta, pronunciati da persone schiumanti rabbia, prive della lucidità che un ambito così delicato come quello della giustizia richiederebbe sempre. Fomentate da un’informazione esperta nell’utilizzo di metodi atti a suscitare emozioni come la paura e l’indignazione, pretendono che la punizione sia immediata e la più severa possibile; si badi bene, non si parla di pena, quest’ultima avrebbe infatti una funzione rieducativa, inadatta ad un contesto in cui il nemico deve essere punito e deve pagare sulla propria pelle le conseguenze dei crimini da lui commessi.

La giustizia muore quando si arroga il diritto di porsi sullo stesso piano del torto, esigendo di lavare l’onta con il sangue, come una faida tra clan in una società arcaica. Sta a noi decidere se la nostra esistenza debba essere caratterizzata da un circolo vizioso fatto di violenza, verbale o fisica che sia, umiliazione e rifiuto del perdono (cosa paradossale in un paese che ostenta in maniera ossessiva il proprio cattolicesimo) oppure da una giustizia che riconosca, gestendole con razionalità, le problematiche che la convivenza tra esseri umani può inevitabilmente generare. La stretta che ha ucciso George Floyd è molto simile a quella che stiamo esercitando sulla giustizia, il tutto per alimentare il nostro bisogno di un ordine rassicurante ma allo stesso tempo illusorio.

Branco pesta un tredicenne e lo filma: presi dalla Polizia

Napoli, nella Pineta in viale dei Pini all’Arenella, un ragazzo tredicenne è stato pestato da un gruppo di 5 minorenni con un’età compresa tra i 14 e i 17 anni, stando alle indiscrezioni la causa sarebbe stata una lite avvenuta su una chat online.

Secondo le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, il ragazzino sarebbe stato attirato nel luogo dell’aggressione dai carnefici con l’inganno e i colpevoli sono stati identificati grazie a un video da loro stessi pubblicato.

I 5 ragazzi sono stati denunciati per i reati di minacce e lesioni aggravate, anche l’autore minorenne del filmato è stato denunciato per cyberbullismo. Le verifiche della Polizia hanno riscontrato che il video risaliva al pomeriggio dell’8 maggio scorso.

https://amzn.to/2ZeKvKO

Gad Lerner lascia La Repubblica: “Non la riconosco più”

Il giornalista, attraverso il suo profilo Facebook ha annunciato il suo addio dalla testata La Repubblica.

Cosa ha detto Lerner

“Mi ero imposto di aspettare, di non fare scelte affrettate, benché suonasse forte e chiaro il messaggio contenuto nel licenziamento senza preavviso di Carlo Verdelli. A parte quel gesto, la nuova proprietà ha ritenuto di esporre solo per vaghi accenni il progetto industriale e giornalistico intrapreso. Ma nel frattempo, in poche settimane, Repubblica è già cambiata. Non la riconosco più. Per questo, pur ringraziando il nuovo direttore che mi aveva chiesto di proseguire la collaborazione, preferisco interromperla qui.
Saluto con affetto e riconoscenza tutti i colleghi, a cominciare dal fondatore Eugenio Scalfari.”

Alcuni libri di Lerner:

&amp;lt;br&amp;gt;

I pieni poteri di Orbán: arrestato oppositore

Per contrastare la crisi causata dalla pamdemia del Coronavirus, in Ungheria si è deciso di affidare i “pieni poteri” al premier Victor Orbán.

Tra le limitazioni imposte da questa manovra, oltre alla mancanza del voto, elemento fondante della democrazia, è stato definito un “codice” secondo cui il presidente Orbán ha una serie di poteri speciali e può imporre limitazioni allo stesso parlamento.

Questa svolta, che dovrebbe essere temporanea e durare fino alla fine di maggio, come ammesso dallo stesso premier ungherese, tuttavia sta riportando alcune criticità sul piano dei diritti.

Per quanto riguarda il settore dell’informazione ad esempio, nessuna notizia che non sia stata vagliata dal governo è censurabile e l’autore o la testata promotrice è perseguibile, inoltre si è scelto di non votare a favore nei confronti di una convenzione atta a tutelare la donna per quanto riguarda la violenza domestica.

L’ultimo caso invece riguarda l’arresto, le perquisizioni e i sequestri in Ungheria ai danni nel membro del movimento liberale di opposizione Momentum, János Csóka-Szucs, reo di aver criticato il governo su Facebook.

Si attende una risposta forte dell’Unione Europea, garante di diritti e democrazia, nei confronti del leader sovranista.

Ipotetiche sanzioni sarebbero: avviare la procedura dell’articolo 7 avviata, che potrebbe portare la sospensione del diritto di voto in Consiglio oppure una riduzione dei fondi spettanti all’Ungheria o quantomeno una necessaria commisdione che gestisca i finanziamenti europei al posto di un governo che attualmente agisce contro i diritti, contro la democrazia e contro lo spirito di solidarietà.

Un testo consigliato sulla libertà:
https://amzn.to/3dS1MNZ

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Silvia Romano, insulti choc del consigliere: “Impiccatela, una tr*** che ci è costata 4 milioni”

ITALIA – Non c’è pace per Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya e liberata solo pochi giorni fa. Tra insulti vari, spiccano quelli di Nico basso, consigliere “venetista” ed ex assessore allo sport con la giunta leghista di Loredana Baldisser. È capogruppo della lista civica “Asolo ancora verso il futuro”. Tal Basso, pensando a Silvia Romano, ha scritto con garbo: “Impiccatela”. Infarcendo poi il suo profilo Facebook di altri insulti dedicati alla ragazza

Secondo Il Gazzettino, Basso avrebbe anche scritto (o condiviso un post con queste parole, non si capisce bene): “Silvia Romano, un’altra tr**a che ci è costata 4 milioni, si dice”. In ogni caso poi ha cancellato tutto, senza però apparire granché pentito nelle dichiarazioni successive.

L’ennesima truffa su Facebook: Controtv fa disinformazione

Abbiamo già parlato di lui, tale Massimo Mazzocchi, che realizza video-complotti su tutto.
Sulla correlazione tra 5g e Coronavirus, palesemente smentita, sulla presenza di rettiliani ed alieni sul nostro pianeta e un’infinità di concetti astratti ed assurdi tirati in mezzo correlando sempre l’argomento caldo del momento.

La questione attuale è quella che riguarda la correlazione tra plasma e cura per il Covid-19, oltre che di uno studio per il vaccino, questi complottisti sono soliti ripetere: “Esiste una cura ma non ce la dicono perché vogliono imporci il vaccino! E’ Quella con il plasma dei pazienti guariti! Ma non ce lo dicono! Nessuno ne parla”.

Se nessuno ne parla come mai da marzo a metà aprile, questi giornali titolavano così?

“Coronavirus, il plasma dei pazienti guariti per aiutare quelli gravi”.
(SkyTg24, 14 marzo)

“Pavia, ospedale San Martino: Pazienti gravi curati con plasma guariti”.
(RaiNews, 27 marzo)

“Plasma dei guariti per curare i pazienti gravi da coronavirus: sperimentazione in Italia”.
(Fanpage, 18 marzo)

“In campo anche i medici di Wuhan: la cura col plasma di chi è guarito”.
(Corriere della Sera, 21 marzo)

“Covid19, per trattarlo gli anticorpi del plasma dei guariti”.
(La Repubblica, 7 aprile)

“Potremmo usare il plasma dei guariti contro il coronavirus?”.
(Wired, 15 marzo)

“Il mio plasma per chi rischia di non farcela contro il coronavirus”.
(Il Giorno, 19 marzo)

“Coronavirus, il plasma dei pazienti guariti per curare i malati”.
(Il Messaggero, 14 marzo)

“Come funziona la terapia con il plasma di chi è guarito”.
(AGI, 2 aprile)

“Covid19 Puglia, al via sperimentazione di plasma”
(Gazzetta del Mezzogiorno, 11 aprile)

“Coronavirus, mio figlio l’ha superato grazie al plasma di altri guariti”.
(Il Fatto Quotidiano, 15 aprile)

“Coronavirus, malati curati con il plasma dei guariti”
(Il Messaggero, 2 aprile)

“Coronavirus: Toscana sperimenta cura con plasma guariti”
(Ansa, 6 aprile)

“Coronavirus, il plasma dei guariti migliora le condizioni di chi è in terapia intensiva”
(La Stapma, 8 aprile)

“Coronavirus, infusioni di plasma dei guariti per curare i contagi”
(Il Giornale, 15 aprile)

Non solo i complottisti alla Mazzocchi, ma anche esponenti politici come Salvini e Meloni si rivolgono in questi termini facendo propagare bufale, l’informazione va ripulita e chi può farlo siete VOI!

Come? Condividendo le smentite, informandovi non sulle pagine dei partiti politici (qualsiasi essi siano) o dei giornali di partito, ma attraverso una rassegna stampa quanto più varia possibile ed ascoltando gli esperti nei loro settori.

Non smetteremo MAI di lottare nel nostro piccolo affinché la gente non venga presa in giro da ciarlatani con buona dialettica, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto. #stopcomplotti #informazionelibera

Se anche tu vuoi aiutarci o se credi in noi, leggi qui per tutte le informazioni 👇
https://ilmonews.com/contattaci/

Il futuro non è nei borghi, ma nell’umano rispetto per l’ambiente – di Giuseppe Aragno

Il futuro non è nei borghi, ma nell’umano rispetto per l’ambiente

Sul valore di campanello d’allarme della pandemia, sul fatto che essa sia soprattutto l’esito prevedibile di un’idea deformata del “costruire futuro”, in questi terribili mesi, televisioni e giornali hanno detto pochissimo e in fondo non se n’è discusso.

E’ assurdo, ma vero: come se fosse legge di natura, si continua a intendere la costruzione del futuro come sinonimo di una “crescita”, fondata su una feroce e continua distruzione.

Benché il nodo da sciogliere sia tutto lì, pur di evitare una discussione seria sul rapporto tra l’ambiente che sconvolgiamo e la capacità di nuovi virus di aggredire gli esseri umani, c’è chi, come Stefano Boeri, sceglie di rifugiarsi in un mitico ritorno al Medio Evo: “Via dalle città. Nei borghi c’è il nostro futuro”, ha scritto infatti l’illustre architetto, come se i borghi non avessero conosciuto la pandemia o, peggio ancora, come se colpevoli del disastro fossero le nostre grandi e belle città.


Alla distruzione del mondo naturale, che è ragione di vita per la religione del mercato e per i suoi sacerdoti, si è fatto sì e no qualche cenno timoroso, subito lasciato cadere e di fatto quella che oggi passa per “seconda fase”, altro non è, se non la scelta primordiale, degna di una umanità primitiva, che non si rifugia nei borghi ma vive ancora nelle caverne.

Uscire dalla tragedia, ci dice il neoliberismo, nascondendosi dietro la crisi sociale che ha prodotto, oggi significa “riaprire”. E quando lo dice, non pensa di aprire in modo diverso.

Vuole semplicemente tornare al modello che ci ha condotti alla catastrofe: ricominciare a deforestare – se mai per un momento non lo si è fatto – cementificare, aggredire ecosistemi inviolati, alterare o cancellare la complessità della vita sulla terra, avvelenando l’aria, la terra e l’acqua, indebolendo il genere umano ed esponendolo inerme all’attacco di virus contro i quali non abbiamo difesa.

Chi decide di riaprire in questa maniera folle, mette naturalmente in conto una ripresa dei contagi, chissà quanti morti e un sanguinoso scontro sociale per il quale di prepara da tempo.
A leggerla senza pregiudizi ideologici, la pandemia non è un’occasione propizia per il capitalismo, che anzi sembra non capire che in crisi è anzitutto la sua capacità di sopravvivere.

Ignorando la portata della crisi – che è soprattutto crisi del capitalismo – il potere economico, che ha causato in pochi decenni tante pandemie quante non se ne sono storicamente avute nel corso di molti secoli, non riesce a leggere l’inequivocabile messaggio del virus e non capisce che la vita sulla terra può fare tranquillamente a meno dell’uomo.

Accecato dalla sua innata arroganza, ispirato da un pensiero unico diventato una bibbia, il padronato neoliberista chiede a quello politico di creare i presupposti per sfruttare a proprio favore l’emergenza; questo per un verso dà l’impressione di un piano in qualche misura preordinato, mentre si naviga invece nel buio, per un altro spinge a tentare ogni azzardo.


Una sfida a dir poco rischiosa è la scelta di lasciare la scuola in condizioni disastrose, per farne un mercato di prodotti informatici e risparmiare sui docenti, mortificati in un ruolo di trasmettitori del pensiero unico dominante. Essa non mette in conto la saldatura di interessi tra la stragrande maggioranza degli studenti, dei docenti e dei genitori e la loro ribellione, dopo che la pandemia ha consentito la riscoperta dell’anima sociale dell’essere umano, la nausea dell’ “elettronico”, incapace di farsi carne, sangue e vita in comune, che è l’essenza della scuola in presenza nell’aula come nei corridoi.


Nessun computer e a nessun livello, dalla scuola primaria all’università, soddisferà mai il bisogno di confronto, il desiderio di vita in comune, il bisogno di libertà, di studenti e studentesse che sono anzitutto animali sociali. La nausea dello “strumento elettronico” sarà l’embrione attorno a cui si formerà una prima, fondamentale coscienza critica, il primo inarrestabile rifiuto di una imposizione.

Di là nasceranno le naturali risposte di un pensiero sempre più autonomo, rinforzato da quel suo essere istintivamente condiviso da una vastissima collettività. In quanto ai docenti, là dove si voleva rinchiuderli, essi troveranno porte aperte. una volontà di stare ad ascoltarli e capire che da sola sarà rivoluzionaria.


Chi priva di diritti e non mette nel conto la sofferenza di chi subisce è destinato a tremare per la ribellione. Ognuna della privazioni che oggi alletta il potere e si presenta come occasione di controllo, susciterà un bisogno, un desiderio, una fame insaziabile.

La chiusura di spazi pubblici, l’applicazione informatica sui telefonini come bracciale di localizzazione di detenuti, il lavoro negato a milioni di cittadini, il voto svuotato di significato, diventeranno miscela esplosiva. La pandemia, colpevolmente non prevista e stupidamente utilizzata come acceleratore di provvedimenti presi assieme, tutti in una volta, diventerà il detonatore che avvierà l’implosione.
In questa situazione, abbiamo un solo grande problema: riconoscerci come compagni, parlare una sola lingua chiara e comprensibile e organizzare assieme la risposta.


Fino a che l’abbiamo letto sulla carta, quel terrificante “socialismo o barbarie” poteva sembrare un bruttissimo sogno. Oggi, che è un incubo incombente, non fa tremare i polsi. Chiama alla lotta.

“Ho il virus ma sono costretto a lavorare”, terzo medico lanciato da una finestra in Russia

Alexander Shulepov è un medico russo.

Lo scorso 22 aprile Shulepov aveva filmato, con un collega, un video in cui denunciava di aver contratto il coronavirus ma di essere costretto a continuare a lavorare, ciò ovviamente avrebbe avuto un effetto collaterale dannosissimo per i suoi pazienti, dal momento in cui sarebbe stato molto probabile diffondere maggiormente il contagio.


Proprio il giorno dopo la giornata mondiale della libertà di espressione, declinata attraverso pubblicazioni, stampa, media ed opinioni, garantiti nel nostro caso dall’articolo 21 della Costituzione Repubblicana, si viene a conoscenza di questo tipo di avvenimenti in paesi che non sono dotati di nessuna forma di libertà o democrazia.

Il suo collega infatti è finito sotto inchiesta per “informazioni false”, invece Shulepov è attualmente in condizioni critiche, dal momento che il 2 maggio è caduto dalla finestra dell’ospedale.

Un incidente abbastanza comune in Russia, dato che sono tre i medici caduti casualmente dalla finestra nelle ultime due settimane, tra i quali due morti.

Il Ministro Bonafede risponde a Di Matteo: “Sono esterrefatto”

Durante la trasmissione televisiva “Non è l’Arena” di Massimo Giletti, in onda su La7, chiama il pm Nino di Matteo dichiarando: «Bonafede mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o, in alternativa, quello di direttore generale degli affari penali. Chiesi 48 ore di tempo per dare una risposta ma quando ritornai, avendo deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro mi disse che ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare Basentini (il quale si è poi dimesso, ndr)».

Il magistrato antimafia, ora consigliere al Csm, come riporta anche il Corriere, ha anche fatto riferimento ad alcune intercettazioni di colloqui tra i boss che manifestavano timori per il suo arrivo.

Alfonso Bonafede, ministro di Giustizia, è intervenuto poco dopo ed ha replicato così alle parole del pm: «Sono esterrefatto nell’apprendere che viene data un’informazione che può essere grave per i cittadini, nella misura in cui si lascia trapelare un fatto sbagliato, cioè che la mia scelta di proporre a Di Matteo il ruolo importante all’interno del ministero sia stata una scelta rispetto alla quale sarei andato indietro perché avevo saputo di intercettazioni. Gli ho parlato della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui, gli dissi che tra i due ruoli per me era più importante quello di direttore degli affari penali, più di frontiera nella lotta alla mafia ed era stato il ruolo ricoperto da Giovani Falcone. Alla fine dell’incontro mi pare che fossimo d’accordo, tanto che il giorno dopo lui mi chiese un colloquio e mi spiegò che non poteva accettare perché voleva ricoprire il ruolo di capo del Dap» – continua – «Le intercettazioni erano già state pubblicate».


Il Ministro Bonafede ha negato eventuali timori per reazioni dei boss dichiarando anche che «quando gli feci la proposta, le intercettazioni erano già state pubblicate. Ne parlai con lui durante la nostra prima telefonata».

Revenge porn, Wanda Nara e Diletta Leotta nel mirino: la Polizia trova i responsabili

Si ritorna a parlare tragicamente dell’orrendo fenomeno del Revenge porn.

Più volte su questo sito abbiamo denunciato questa piaga, che ribadiamo, senza una dovuta campagna di sensibilizzazione stenterà a cedere.

Stavolta le protagoniste della vicenda sono due volti noti del mondo sportivo e della televisione italiana: Diletta Leotta, opinionista e giornalista per Dazn, e Wanda Nara, moglie e manager dell’attaccante argentino Mauro Icardi, entrambi vittime di uno sciacallaggio attraverso la diffusione su dei gruppi Telegram di immagini hot riguardanti appunto le due donne. Finalmente coloro che hanno contribuito alla diffusione ed a postare questo materiale avranno una pena, che sarà tra uno fino a sei anni di reclusione.

Per il momento sono stati identificati tre gruppi Telegram in cui questo fenomeno viene manifestato: “La Bibbia 5.0”, “Il vangelo del pelo” e “Stupro tua sorella 2.0”.

La Polizia Postale è riuscita a risalire ai tre responsabili: un 29enne di Bergamo, un 35enne di Nuoro e un minorenne, di 17 anni.

I tre, come riporta Spazionapoli.it, ora sono accusati di “revenge porn”. Sui loro gruppi postavano, quasi h24, immagini a sfondo sessuale di personaggi famosi e non, tra loro anche Wanda Nara e Diletta Leotta.

Come riportato da parecchi quotidiani, pare che i tre siano anche a riusciti a guadagnare molto grazia a tutto ciò. Per il 17enne si parla di circa 5mila euro tramite il suo canale, nel quale ha postato anche materiale pedo-pornografico. Erano 45mila iscritti al canale con circa 30mila messaggi al giorno. I tre responsabili ora sono sotto accusa e rischiano da uno a sei anni di carcere

Infermiera e consigliere Lombardia: “È da criminali non riconoscere gli errori, siamo responsabili dei morti”

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Maria Rozza, infermiera e consigliere regionale della Regione Lombardia in forza al Partito Democratico, ha dichiarato: “Io mi sento in prima persona responsabile degli 11mila morti della Lombardia perché appartengo a questa istituzione e perché fino al 20 marzo io e i miei colleghi abbiamo scelto la strada di non fare polemica, di non dire ‘state sbagliando’.

Io sono responsabile quanto voi perché non ve l’ho detto. Anche se vi abbiamo mandato il 3 marzo una lettera dicendovi di fare ospedali Covid e di non mandare in giro pazienti per tutta la Lombardia. Io qui non ho sentito dire ‘sì, abbiamo fatto degli errori’. Sarebbe normale. Drammatico e criminale, però, è fare degli errori non riconoscerli e ripeterli”.

Caos Lombardia: lavoratori aspettano Cassa Integrazione di marzo

Più 5 milioni di lavoratori attendono ancora la liquidazione della Cassa Integrazione del mese di marzo.

Il problema è che siamo ormai già al due maggio e molti lavoratori dovranno aspettare altro tempo a causa dei ritardi di molte Regioni che gestiscono la Cassa integrazione in Deroga.

Fortunatamente, il settore delle aziende private ha erogato anticipazioni per quasi 5 milioni ai propri dipendenti, riservandosi di compensare successivamente tale importo con i contributi dovuti all’Inps.

Come riporta il Corriere, “la fotografia che l’Inps fa della situazione regionale lascia sconcertati: se la Sicilia è il caso più eclatante di cattivo funzionamento tocca addirittura alla Lombardia la maglia nera con appena 40 pratiche di cassa integrazione ultimate”.

In Sicilia: “A fronte di un sistema imprenditoriale molto folto ed estremamente in crisi, vede al momento decretate 1175 domande e autorizzate dall’Inps 945 ma liquidate le posizioni di sole 76 aziende con 178 lavoratori che hanno percepito l’indennità. Peraltro il sistema informatico regionale è in default e la Regione ha chiesto supporto all’Anpal per uscirne fuori. Una situazione paradossale per una terra da sempre afflitta da sempre da problemi occupazionali. E mentre Abruzzo, Campania, Calabria, Puglia e Veneto oscillano attorno al 50% delle pratiche 0autorizzate, la Lombardia è realmente indietro con sole 8009 domande decretate di cui 4502 autorizzate”.

La Lombardia è l’ultima della graduatoria delle regioni, in proporzione al numero delle aziende esistenti, sempre sul Corriere infatti viene scritto che: “Situazione questa figlia dell’elevatissimo grado di burocrazia che condiziona sia la presentazione che la lavorazione delle pratiche stesse. Sia le parti sociali che gli intermediari da tempo lamentano una situazione di stallo che non promette niente di buono”. Ma tra le Regioni più efficienti invece risultano le Marche.

La regione Marche infatti, su 6456 domande decretate e 6075 autorizzate, di cui 3283 domande pagate (un terzo delle presentate) con indennità pagate a 7028 lavoratori, è la più performante.

“Il Lazio invece limita i danni: a fronte di 30.875 domande, presentate un mese fa, ne sono state autorizzate 12.410 e pagate 2921 per un totale di 6044 lavoratori, con il corollario di denunce per mancato rispetto dell’ordine cronologico della graduatoria”.

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

La solidarietà del Sud e lo “schiaffo” a Feltri: l’esempio del Centro Odontoiatrico Solidale

Negli ultimi giorni si è discusso molto di un’affermazione del direttore di Libero, Vittorio Feltri, che dichiara che secondo lui “i meridionali sono inferiori”, la posizione è sempre la stessa, avere un chiarimento pubblico da parte del giornalista per identificare in cosa, secondo lui, una parte del Paese sia in qualche modo subordinata all’altra o per quale motivo antropologico gli abitanti del Mezzogiorno non raggiungano uno status di equità, almeno agli occhi del bergamasco, con chi invece è nato e risiede al Nord.

Ovviamente ci dissociamo da ogni insulto e di “tifo” ed è inutile alimentare polemiche sterili, ma è bene chiarire e specificare in che misura gli abitanti del Sud siano inferiori a quelli del Nord, se ovviamente il contesto è quello di maggiore efficienza in determinati settori, è indubbio che le parole del direttore siano andate a colpire un tasto giusto e preciso, tuttavia, nonostante in nessun modo credo ci sia una netta contrapposizione che possa identificare un cittadino in base alla sua area geografica di appartenenza, è bene raccontare anche il bello del Sud, come se fosse una normalità e non stupirsene quando accade e invece stigmatizzare e generalizzare per ogni questione che tragicamente colpisce la nostra terra.

Una terra ricca, senza dubbio.

Non è un mistero che la ricchezza maggiore di questa terra tuttavia è data dal proprio capitale sociale ed umano, a Napoli infatti, durante questo periodo di crisi economica dovuta alla quarantena forzata a causa della pandemia del Coronavirus, reti di associazioni e cittadini hanno offerto un bene che certamente non è quantificabile: la solidarietà.

Un elemento che non è mai mancato in questi luoghi, penso in questo caso al C.O.S, il Centro Odontoiatrico Sociale, una realtà sociale che presta servizio medico ad anziani che hanno la pensione minima o persone a basso reddito.

Il direttore sanitario, il Dott Mariano Ruzzini dichiara: “Il C.O.S è un idea di medicina solidale, un impegno quotidiano rivolto a una vasta platea di utenza e per utenza si parla di persone di ogni ceto sociale che devono ricorrere a cure specialistiche di natura odontoiatrica”.

Il Centro dal 2010 svolge la propria missione spesso in collaborazione con associazioni e con il Comune di Napoli proprio con il fine di dare assistenza medica a coloro che non possono permettersi di scegliere se poter fare un’operazione o pagare l’affitto.

Il Clinical Manager, Antonio Acierno infatti, dichiara: “Questo è possibile perché il centro eroga prestazioni di alto profilo potendo garantire in perfetta sicurezza, in momento Covid-19 tutte le necessarie prestazioni e riabilitazioni protesiche a tutti i livelli sia di una protesi totale removibile sino ad arrivare a interventi riabilitativi con soluzioni di implantologia e con soluzioni di avanguardia utilizzando metodiche digitali tutta tecnologia che si può trovare presso strutture di rinomata fama che si rivolgono a un ristretto numero di potenziali pazienti in grado di sostenere costi elevati”.

Con lo strumento dell’Odontocard gli abitanti del quartere in cui ha sede il Centro hanno la possibilità di eseguire 8 prestazioni dentali ad un prezzo più che modico: 56€ totali.

Lo scopo futuro (e la speranza) è quella di aumentare il bacino di utenza dei servizi sociali, estendendolo a settori come logopedia, psicomotricità e psicologia.

Questo è solo un appello ai media nazionali che trasmettono un’immagine del Sud a volte mistificata: il meridione ha molto da offrire. In alcun modo si vuole nascondere tuttavia il marcio che risiede in questa terra, come in tutta Italia, quantomeno è necessario differenziare, smetterla di generalizzare e banalizzare e cercare piuttosto, di collaborare.

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Stop alla mutilazione di genitali femminili in Sudan, una vittoria di libertà

La barbara pratica della mutilazione dei genitali femminili sarà presto un reato in Sudan.

L’annuncio è stato proclamato dal governo provvisorio del Paese, insidiatosi dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir, la nuova norma sarà inserita in un nuovo articolo del Codice penale, che richiamerà il Capitolo 14 della Dichiarazione costituzionale sui diritti e le libertà.

La pena sarà di tre anni di carcere ed una multa, attualmente però, stando ai dati del 2018, il 65 per cento della popolazione femminile è stata sottoposta ad una mutilazione dei genitali.

Non solo in Sudan però è presente questo fenomeno terribili, infatti, questo tipo di mutilazioni vengono praticate in almeno 27 Paesi africani, in Medio Oriente e in Asia.

L’Oms stima che 200 milioni di bambine, ragazze e donne in almeno trenta Paesi del mondo, che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

Sostieni l’informazione libera

Non abbiamo sponsor o editori, l’unico modo per continuare a trasmettere i nostri contenuti, a ripulire l’informazione e continuare ad essere liberi ed indipendenti è grazie alle donazioni. Se ti piacciono i nostri contenuti offrici un caffè.

€1,00

Multati gli specialisti albanesi che hanno aiutato l’Italia

Il gruppo di specialisti albanesi arrivati qui in Italia per aiutare il nostro Paese nella lotta contro il Coronavirus, dopo aver terminato la propria missione e mentre festeggiavano, bevendo birra e ascoltando musica nella loro camera di albergo, sono stati multati.

Il proprietario dell’hotel di Brescia in cui era ospitato il contingente di medici e infermieri albanesi, infatti ha chiamato le forze dell’ordine.

Secondo le prime ricostruzioni della Polizia, sembra che ieri sera in una decina si fossero incontrati in una delle camere occupate per festeggiare la fine della missione e la partenza con il ritorno in Patria.

Una festa che, nonostante tutto non sarebbe potuta essere fatta, come riporta il Corriere neppure tra medici e infermieri arrivati in Italia per aiutarci.

La Questura continua ad indagare.

Dalla Svezia: “Cina dovra dar conto a UE sul virus”

Il ministro della Salute svedese, Lena Hallengren, dichiara al Parlamento: “Non appena la situazione del Covid-19 a livello globale sarà sotto controllo, sarà sia ragionevole sia importante condurre un’indagine internazionale indipendente per conoscere l’origine e la diffusione del coronavirus. È importante indagare, la gestione da parte della comunità internazionale della pandemia, compresa l’Organizzazione mondiale della sanità. La Svezia è lieta di sollevare questo problema nel quadro della cooperazione dell’Unione europea”.

Anche il ministro degli Esteri, Ann Linde, chiede un’indagine sull’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) durante un webinar ospitato ieri dal think tank statunitense Atlantic Council.

Tuttavia, il ministro ci tiene a sottolineare che ciò non significa che la Svezia non sia “felice” del lavoro svolto dall’organizzazione, la quale si è lanciata in elogi a quanto fatto dal governo di Stoccolma.

Mike Ryan, il capo del Programma di emergenze sanitarie dice: “La gente pensa che la Svezia non abbia fatto nulla, non potrebbe essere più falso, la Svezia ha messo in atto misure di salute pubblica molto forti. Quello che hanno fatto di diverso è che si sono basati su un rapporto di fiducia con la cittadinanza. Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire”.

“Probabilmente la Svezia aveva il peggior rapporto in Europa con la Cina all’inizio della pandemia. Finora la crisi sanitaria non ha offerto opportunità per riparare”.

Sono le parole di Björn Jerdén dello Swedish Institute of International Affairs al South China Morning Post.

Tra i casi ricordiamo quello di Gui Minhai, un cittadino svedese rapito dalle autorità cinesi a causa della sua attività: è, infatti, il titolare di una casa editrice con sede a Hong Kong, specializzata in libri (critici) sulla leadership cinese.

Come riportò anchr Formiche.net, Gui Congyou, ambasciatore cinese a Stoccolma, intervistato dalla televisione di Stato svedese aveva definito “i frequenti e viscidi attacchi al Partito comunista cinese e al governo cinese” da parte dei media svedesi “calunnie”.

Axios.com, “il bullismo di Pechino ha rovinato il rapporto con la Svezia”,

Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Francia, Germania e ora la Svezia chiedono a Pechino chiarezza sul virus.

In questo caso Stoccolma potrà essere la capitale in grado di far parlare l’Unione europea “con una sola voce in politica estera, per essere trattata come un partner dalla Cina”.

UE: “Napoli è un gioiello, pronto quasi un miliardo di aiuti”

La Commissione europea adotta ben cinque importanti progetti per il miglioramento dei trasporti, per infrastrutture idriche e per conservazione del patrimonio culturale della città di Napoli, per un importo totale di 868 milioni di €.

Corina Crețu, Commissaria responsabile per la Politica regionale, dichiara: “Napoli è un vero gioiello europeo e sono lieta che i fondi dell’UE possano contribuire a valorizzarne la bellezza, stimolarne l’economia e migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti. Questi cinque progetti sono una delle tante dimostrazioni dei buoni rapporti che legano l’UE, l’Italia e il popolo italiano.”

Saranno destinati più di 72 milioni di € per rinnovare gli spazi del centro storico di Napoli.

Come riporta anche il sito della Commissione Europea, i lavori finanziati dall’UE contribuiranno alla rinascita culturale e sociale di questo sito patrimonio dell’UNESCO, a beneficio delle 85 000 persone che abitano nel centro della città.

I fondi dell’UE saranno utilizzati per migliorare gli spazi pubblici, i marciapiedi, le strade e le vie ciclabili e pedonali, intorno all’area del Duomo sono previste delle aree coperte da wi-fi, piste ciclabili e moderni sistemi di videosorveglianza.

Il progetto ha si prefigge come scopo quello di tutelare e promuovere le piccole imprese locali specializzate nell’artigianato tradizionale, nella fabbricazione della carta o degli strumenti musicali e di consentire a nuove imprese di stabilirsi nel territorio rispettando gli orientamenti dell’UNESCO.

Quasi 111 milioni di € investiti nel porto di Napoli

Il porto di Napoli è un polo economico importantissimo per l’Italia e per la regione Campania e beneficerà di 111 milioni di € dei fondi della politica di coesione che serviranno per estendere la rete fognaria, ammodernare gli accessi stradali e ferroviari, la pulizia del fondale marino, l’estensione della diga e l’installazione di pannelli solari.

Migliorando l’accessibilità del porto, i lavori finanziati dall’UE consentiranno il trasporto via ferrovia di volumi maggiori di merci da e verso le navi, con conseguente riduzione dell’inquinamento atmosferico nella zona, contribuendo così a proteggere l’ambiente in questo importante polo di attività e a migliorare l’efficienza energetica del porto.

Quasi 67 milioni di € per acquistare nuovo materiale rotabile per la linea 1 della metropolitana di Napoli

Sempre stando al comunicato della Commissione Europea questo finanziamento consentirà l’acquisto di 10 nuovi veicoli per la linea 1 della metropolitana, per il cui completamento sono già stati investiti 430 milioni di € dei fondi della politica coesione nel precedente periodo di bilancio. Una volta terminati i lavori, la linea 1 metterà in collegamento, tramite un percorso ad anello, le zone più strategiche della città, quali piazza del Municipio, la stazione centrale di piazza Garibaldi, fino all’aeroporto di Capodichino.

Quasi 188 milioni di € per un ambiente più pulito e per una migliore infrastruttura idrica nella regione

Oltre 134 milioni di € di fondi dell’UE contribuiranno a rinnovare cinque degli impianti di trattamento delle acque reflue già esistenti nell’area metropolitana di Napoli, nei comuni di Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni e Cuma. Il progetto migliorerà la qualità del bacino idrico del sistema di canali Regi Lagni, delle acque costiere flegree e delle isole di Procida e Ischia e oltre 2,3 milioni di persone trarranno beneficio da un migliore servizio idrico e da un ambiente più pulito.

Più di 53 milioni di € saranno successivamente utilizzati per ampliare e ammodernare le reti fognarie e delle acque reflue in sette città della provincia di Caserta, 40 km a nord di Napoli. La qualità dell’acqua sarà valutata in continuo grazie a un nuovo sistema di monitoraggio. I lavori finanziati dall’UE impediranno gli scarichi di acque reflue in mare sul litorale Domizio, ripristinandone l’antico splendore e il potenziale turistico.

L’Italia è al secondo posto tra i paesi destinatari di fondi strutturali e d’investimento europei, compresi i fondi della politica di coesione, con uno stanziamento di 44,7 miliardi di € per il periodo 2014-2020. Inoltre l’Italia è il secondo paese beneficiario in termini assoluti del piano di investimenti per l’Europa, il piano Juncker, con oltre 50 miliardi di investimenti aggiuntivi già mobilitati e più di 215 000 piccole e medie imprese che hanno potuto trarre vantaggio da un migliore accesso ai finanziamenti.

La Commissione è stata sempre al fianco dell’Italia durante i periodi di difficoltà. Nel 2017 sono stati stanziati per l’Italia 1,6 miliardi di € aggiuntivi di fondi della politica di coesione, al fine di consentirle di affrontare gli effetti persistenti della crisi economica e finanziaria. L’Italia ha inoltre ricevuto un contributo senza precedenti di 1,2 miliardi di € dal Fondo di solidarietà dell’UE, in seguito ai tragici terremoti del 2016 e del 2017.

Tra il 2015 e il 2018 l’Italia è stata il principale beneficiario della flessibilità nell’ambito del patto di stabilità e crescita, per un importo dell’ordine di 30 miliardi di € (pari all’1,8 % del PIL). Tale flessibilità ha sostenuto l’attuazione delle riforme strutturali e gli investimenti, e ha aiutato l’Italia a far fronte a eventi eccezionali, quali le minacce alla sicurezza, la crisi dei rifugiati e i terremoti.

Nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE la Commissione propone di assegnare all’Italia 43,5 miliardi di € di fondi della politica di coesione, una dotazione finanziaria che registra un aumento di 8,5 milioni di € a prezzi correnti, nonostante un contesto di generale riduzione dei fondi destinati alla politica di coesione, al fine di sostenere una ripresa economica duratura nel paese.

Negli ultimi quattro anni, dall’inizio del mandato della Commissione Juncker sono stati creati 12 milioni di posti di lavoro, di cui 1 milione in Italia.

USA: “Kim Jong Un, dittatore della Corea del Nord è morto”

Dai media Usa arriva la notizia: Kim Kim Jong Un sarebbe morto. Dopo le voci incontrollate che si rincorrono da almeno 24 ore,la notizia del decesso del dittatore, è rilanciata dal sito web americano “Tmz.com”. Confermata anche la causa del decesso dovuta a complicazioni dopo un intervento chirurgico al cuore.
Il dittatore nordcoreano non era più stato visto in pubblico negli ultimi giorni e la tv di Stato non aveva più riferito nessuno spostamento. Per ora la Corea del Nord non ha confermato.

Fonte: RAI Televideo

Cabine distrutte e con residui di feci: il Comune prende provvedimenti

Accade a Taranto, nel borgo nuovo dove alcune cabine per fototessere sono state distrutte e sono stati ritrovate feci di qualche sconsiderato passamte.

L’Assessore a Sviluppo Economico e Polizia Locale Gianni Cataldino scrive:

“Come annunciato, le cabine per le fototessere sono state chiuse ed è partita la loro sanificazione.

Lunedì abbiamo avviato i contatti anche con la proprietà e nelle prossime settimane procederemo alla riorganizzazione di tutte le cabine distribuite in città.

Stessa operazione è stata fatta per le vecchie cabine telefoniche Telecom.”

Coronavirus, i Giappone i politici si tagliano lo stipendio e in Italia i privati

Il governo giapponese decide di tagliare lo stipendio dei politici del 20 percento.

Il provvedimento è passato grazie ad un accordo tra i membri del partito di maggioranza, quello liberal-democratico, e la principale forza di opposizione, il partito Democratico-costituzionale. La decurtazione delle buste paghe dei parlamentari durerà un anno e il provvedimento sarà messo in atto già dal prossimo mese.

Nei prossimi giorni verrà varato un decreto legge che sancisce l’accordo tra le forze di governo e le decurtazioni avranno effetto già sulla prossima busta paga, racconta l’agenzia di stampa giapponese Jiji.

Attualmente un parlamentare in Giappone percepisce uno stipendio di 1.294.000 yen al mese ovvero poco più di 11.000 euro, grosso modo lo stesso stipendio dei parlamentari italiani.

Hiroshi Moriyama, il capo della Comunicazione della Dieta, l’organo legislativo giapponese, per il partito alla guida del governo dice: “Comprendiamo le difficoltà dei cittadini e i problemi in cui versano le aziende, ed è importante che la nostra categoria e la comunità si uniscano per combattere assieme la battaglia contro il coronavirus”.

Giappone, Nuova Zelanda, Bulgaria e Grecia sono gli Stati che hanno preso decisioni analoghe, come riporta il TPI infatti, i Nuova Zelanda, la premier Jacinda Ardern e i suoi ministri devolveranno il 20 percento del loro stipendio per i prossimi sei mesi per contribuire alla lotta contro il Covid-19. In Grecia, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha chiesto ai parlamentari del suo partito, Nuova democrazia (Nd), di rinunciare al 50 percento della busta paga per i prossimi due mesi. Mentre in Bulgaria ministri e parlamentari rinunceranno ai compensi fino alla fine dell’emergenza.

In Italia le scelte “coraggiose” sono state prese da privati, come
Giovanni Rana eLeonardo Del Vecchio di Luxottica, che hanno ridotto le proprie buste paga per favorire i propri dipendenti e garantire loro il 100 per cento dello stipendio.

Per quanto riguarda il panorama politico, il sottosegretario agli Interni M5s Carlo Sibilia, ha fatto un appello ai parlamentari italiani chiedendo di “seguire l’esempio Giapponese”.