Ikkos, l’uomo per Taranto

Comunicare, e farlo bene, è un obiettivo di alcuni e un repellente per altri. Lorenzo Laporta, autore del romanzo “Ikkos, l’atleta di Taranto” edito da Mandese, si è focalizzato su questo, affrontando, con una cornice epica i problemi attuali e reali della città.

Diplomatosi al Liceo Classico Quinto Ennio di Taranto, consegue la laurea in Scienze Diplomatiche all’Università l’Orientale di Napoli con una tesi in Antropologia culturale.

L’argomento tesi pone le basi per un’impostazione personale dell’autore tarantino, il suo fine è comunicare la percezione di un luogo lontano da noi, quello che definisce “comunicazione per la vita”.

Successivamente arrivano le prime pubblicazioni fino ad arrivare ad “Ikkos- l’atleta di Taranto”, una narrazione di fatiche, gesta ed atti eroici di un tarantino in un momento molto delicato della nostra storia.

“Ikkos vuole essere un esempio di sacrificio per i giovani, di redenzione e soprattutto di vittoria.” dichiara il suo promotore.

A proposito di “comunicazione per la vita”, qual è il suo giudizio su chi invece diffonde altri tipi di informazioni, diciamo, con altri scopi?

“Riguardo a chi utilizza i mass media e la propria comunicazione in un modo differente da quello “vitale” rispondo con indifferenza, considero però non tollerabili gli attacchi al vivere civile.

La definizione di “letteratura come strumento alto” rende l’idea di una visione di “letteratura pedagogica” come mezzo per raggiungere un fine.
È qui che partono gli esempi con la società reale, i nostri mezzi di comunicazione, come la televisione, hanno ormai educato generazioni al disimpegno e a disvalori, piuttosto che votarle al sacrificio e al lavoro, creando oggi una società al 4° posto dell’analfabetismo funzionale.”

L’attribuzione alla letteratura di un valore civico, per una funzione sociale ha dato i suoi frutti, portando l’autore ed il suo entourage a Berlino in occasione dei campionati Europei di atletica leggera.

Come è partita l’idea di scrivere un romanzo su un atleta tarantino, Ikkos?

“È capitato per caso, di fronte alla tomba di quest’uomo senza nome mi sono chiesto come fosse possibile che nessuno avesse mai esplorato in termini letterari questo personaggio.

Mi sono documentato maggiormente attraverso l’aiuto di archeologi e tecnici ma principalmente sono stato attratto non tanto dalla estenuante preparazione di un atleta olimpico dell’epoca, ma dalla preparazione mentale greca, quella concezione che costruisce l’umanità prima dell’uomo.

Sono stato abituato dalla mia famiglia ad un’educazione che definiva le scorciatoie come deleterie, ecco perché nei sacrifici di Ikkos, via maestra per raggiungere la vittoria, trovo le radici di alcuni principi cardine della mia formazione.
Ikkos è la storia di uno di noi, tra i migliori della storia della nostra città.”

Lei ha un concetto che ormai è diventato minoritario in una lettura generale di letteratura.

“Attribuisco alla letteratura con una funzione sociale un valore più “alto”, non perché non comprendo chi scrive per autocertificazione o per diletto, ma perché ho una concezione definita: se, ad esempio, la Politica appartiene ad un contesto di rapporti partitici, la Chiesa di orientamento religioso, lo Scrittore deve farsi osservatore di tutti questi segmenti per offrire uno spaccato della realtà del suo tempo, deve in sostanza, “fotografare” la realtà.
In “Ikkos, l’atleta di Taranto” sono presenti scelte e situazioni dettate da motivi politici e religiosi che fanno riflettere il lettore sulla contemporaneità dell’opera.”

Un autore che vede nella scrittura una fotografia della realtà è ad esempio Saviano.

“Saviano si è caricato di una funzione sociale importantissima, inizia da giornalista ed è quindi costretto a documentarsi su un determinato tipo di realtà, poi diventa una voce del suo spaccato sociale rappresentando oggi uno dei più grandi esperti in materia di criminalità organizzata.”

Qual è la trama della sua ultima pubblicazione?

“Ikkos, un giovane uomo scopre ad Olimpia il potere magnetico dell’atleta, si prefigge un obiettivo e vuole perseguirlo.
Si rende conto che è un percorso lungo e complicato segnato da elevazioni e cadute e capisce che con la temperanza, con il sacrificio e non con le scorciatoie si ottengono dei risultati.”

La narrazione di Taranto è focalizzata quasi interamente dall’industria siderurgica, lei prova a cambiare questa percezione che si ha della città?

“La nostra città arriva ai media solo tramite la questione Ilva.
In una discussione con un giornalista del “Messaggero ” è uscita l’affermazione che Taranto non produce solo oggetti di acciaio, ma anche Uomini d’acciaio.
La tomba di un atleta di quel livello e di quel valore nel Museo archeologico ci dice tanto sul nostro potenziale, bisogna lavorare su una comunicazione per raggiungere tutti e sarebbe indubbiamente un surplus per tutta la città.”

Come si è evoluto il progetto da una semplice suggestione fino ad arrivare a Berlino?

Quando ho finito il romanzo ho compreso il suo potenziale, ho lavorato molto per mettermi in contatto con istituzioni che potessero garantirmi una solida partnership.

Dopo tanto lavoro siamo riusciti ad ottenere il patrocinio morale delCONI, arrivando ad una collaborazione in occasione del convegno dell’8 Maggio a Roma in Sala Giunta.

Successivamente sono stato invitato dalla FIDAL a Berlino durante il campionato Europeo di atletica, dove, oltre a parlare della famosa “dieta mediterranea”, il modello alimentare propriamente greco che ci accompagna ancora oggi come ideale di alimentazione, ho portato un contributo per quanto riguarda la conoscenza dell’antichità nello sport.

Ho approfittato dell’occasione e della platea esclusiva per comunicare, anche all’estero, la situazione in evoluzione di Taranto, della nostra voglia di riscatto.
Sono stato quindi invitato anche a Doha nel 2019 ad offrire lo stesso contributo in occasione dei “World Championships in Athletics”.

È riuscito a conciliare un concetto molto americano e poco “europeo”, quello di legare la sua narrazione all’epica, rendendo così un’epica sportiva.

L’uomo ha bisogno di sogni, senza l’uomo è moribondo, non ha slancio.L’epica è l’eco dei nostri sogni.

Attraverso il racconto della storia di un atleta voglio raggiungere concetti di vita quotidiana, dare un messaggio importante e comprensibile.

Mentre leggiamo di Ikkos, stiamo leggendo di noi stessi, delle difficoltà che incontriamo, dei nostri ostacoli interiori, in fondo siamo tutti un po’ atleti, non muscolarmente, ma atleti nella mente e nel cuore quando viviamo la nostra contemporaneità.

Sono felice di questo lavoro anche per questo: riusciamo a realizzare due componenti della vita che ci appartengono in quanto esseri umani.

La storia di Ikkos quindi è solo una cornice, c’è un progetto più ampio intorno alla figura dell’atleta?

Il primo obiettivo è trasmettere il valore di prendere la vita come un impegno, senza scorciatoie.

Qual è il suo sogno sul “Progetto-Ikkos”?

L’opera in se già mi da’ tantissime soddisfazioni, alcune cose sono accadute perché mi sono impegnato affinché accadessero, altre sono capitate.
Una “sorpresa” è quella legata alla cinematografia, che da sempre è stata la mia passione: vedere la nostra città rappresentata sul grande schermo attraverso i fasti Magnogreci e toccando un tema internazionale ed importante quali le Olimpiadi mi renderebbe davvero felice e più orgoglioso di quanto non sia già.

Attraverso questo progetto di crescita culturale e sportiva di Taranto posso dire che Ikkos continua a dare il suo contributo: è anche grazie alla sua storia affascinante che si è iniziato a parlare della candidatura di Taranto ad eventi sportivi internazionali, tra cui , come anticipato l’8 Maggio al CONI , i “Giochi del Mediterraneo 2025”. Questi risultati mi riempiono il cuore di speranza.

Dobbiamo cambiare l’idea che si ha di Taranto come associazione al tema Ilva, temi “maleodoranti” per puntare su crescita, sviluppo e sul grande fascino della città.
Ikkos è solo il primo passo, insieme alla sceneggiatrice Paola Pascolini abbiamo definito il soggetto cinematografico; l’embrione c’è bisogna lavorare ora per trovare un produttore “folle” per realizzarlo.

È molto difficile, ma non è impossibile.”

Una rivoluzione culturale a Taranto è possibile quindi, seguendo l’esempio del concittadino Ikkos di “evitare le scorciatoie per seguire un percorso di sacrificio e vittoria”.

Il progetto “Ikkos – l’Atleta di Taranto” si basa sulla creazione di un brand che fa della frase “Città dell’acciaio che forgia uomini d’acciaio” la propria ragione di essere: promozione della cultura, di valori come costanza e impegno, la rinuncia alle “scorciatoie” che nel caso prettamente sportivo è riferito alla piaga del doping. Tra i prodotti già realizzati troviamo il vino primitivo IgT Ikkos, realizzato in collaborazione con Tenuta Zicari e già certificato al Vinitaly 2018, una linea d’abbigliamento e soprattutto un suggestivo skateboard elettrico, nato grazie al contributo di Psycoboard, la start-up che si occupa di smart mobility. L’IKKOS-board è costruito in fibra di carbonio e realizzato a mano, il suo obiettivo è associare la mobilità alla riduzione di stress e consumo di carburante.

I progetti non sono ancora finiti, in cantiere c’è l’idea di una competizione sportiva all’insegna dell’atleta di Taranto e un continuo sforzo per far valicare l’immagine della città e dello sport in generale per trasmettere il messaggio di Ikkos e rilanciare il territorio.

Federico D’Addato

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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