Da Renzi a Salvini, le europee secondo “I Matteo”

ITALIA – Cosa è cambiato in questi 5 anni dalle scorse elezioni europee del 2014, vinte dal PD con il 40,82% dei voti, a queste ultime, vinte dalla Lega con il 34,33%? Probabilmente la risposta, ancora una volta, è “Cambiare tutto per non cambiare nulla”. Basti considerare che nonostante la Lega sia arrivata prima in Italia, è sesta per gruppo nel Parlamento Europeo. Quindi non ha in concreto un peso rilevantissimo nel consesso europeo, niente paura al momento.

Cominciamo con un passo indietro. Era il 17/01/2014 quando Renzi lanciò il famoso tweet da Daria Bignardi “Non mi interessa prendere il posto di nessuno. #Enricostaisereno” . In realtà, Letta(allora Presidente del Consiglio) aveva motivo di preoccuparsi, poichè capì che era cominciata la scalata al potere del neo-segretario Renzi. Qualche mese dopo dal cinguettio, infatti, il Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano lo siede sulla poltrona della Presidenza del Consiglio, lasciando un elettorato nel totale sgomento, nonostante le elezioni fresche di un anno.
Renzi, dunque, si trovava nella disperata condizione di trovare una forma di legittimazione esterna, con l’aggravante di aver dichiarato dalla Bignardi (puntata 04/07/2013) che avrebbe ricoperto la carica di Presidente “passando per le elezioni, non per gli inciuci di palazzo”, concetto espresso a più riprese. Quindi, quale occasione più ghiotta delle europee alle porte per calmierare gli animi e legittimarsi? Da grande comunicatore che è, prende la ricetta che gli ha permesso di vincere le Primarie e la ricicla per le Europee. La ricetta consiste in una costante e martellante presenza in TV, nell’uso massiccio dei social, friggere il tutto in tante chiacchiere insaporite dall’accento fiorentino, e per finire uno spargimento di numeri e percentuali a caso per dare l’impressione di essere ferrato sui temi. Nella pratica poca sostanza, ma con tutti i proiettori puntati su di sè, ed attraverso un lavoro scrupoloso sulla percezione che l’opinione pubblica avrebbe dovuto avere sulla sua nuova figura di rottamatore, si è trasformato in un Leader. La presenza in TV fu così assidua, al punto che l’Agcom ammonì lo squilibrio a favore di Renzi, e LaRepubblica-19 maggio 2014- riportò la notizia: Agcom richiama Rai, La7 e Sky “Troppo tempo a Renzi”(vedremo che un richiamo molto simile L’Agcom lo farà per Salvini). Il risultato che uscì da questa operazione di Telemarketing fu un istrione allo stato puro che ben rispecchia l’andamento di buona parte della società. Ricetta molto somigliante a quella adottata di Salvini, seppur annunciando messaggi diversi come vedremo.
Il resto è storia, i fatti hanno chiesto il conto e dal referendum del 2016, passando per le ultime elezioni nazionali del 4 marzo 2018, fino alle ultime europee di domenica 26 maggio 2019, il fu 40,82% è solo un ricordo lontano.

Breve rassegna sulla vicenda nazionale, ma necessaria per arrivare alla conclusione del ragionamento in chiave europea.
Nel frattempo, dalle elezioni 4 marzo in poi ne succedono di cose. Il Movimento5Stelle con Di Maio capo politico raggiunge un incredibile 32,68%, il PD crolla al 18,76% registrando il risultato peggiore dalla sua nascita, e la coalizione di centrodestra raggruppa un corposo 37%. Si insedia il governo, ma con due elementi di sostanziale novità: la maggioranza parlamentare relativa è pentastellata, e per la prima volta nella storia del centrodestra Salvini, con il suo inaspettato 17,35%, scavalca Berlusconi. Le due parti insolite stipulano un contratto di governo, previa discussione interna. Pronti, partenza, via!

E qui comincia la seconda parte di una inarrestabile campagna elettorale firmata Salvini.
Il padano, intuisce che gli è capitata l’occasione tanto attesa dalla Lega, ossia non soffrire più gli ordini di Forza Italia. Con Silvio in panchina bisognava cogliere l’attimo per egemonizzare l’area di destra. Una lista interminabile di elezioni amministrative post-nazionali e il calendario delle regionali fanno si che il neo-Ministro si trasformi in uno slogan vivente. Il Capitano salpa dalla Sicilia, arriva in Piemonte, attraversa l’intera penisola, ottenendo l’incredibile risultato di 8 vittorie su 8. Vince ed è acclamato persino dove il nome Lega fino a qualche anno fa era impronunciabile, come in Basilicata, Sicilia, Sardegna ed Abruzzo. Sbaraglia tutti, e se con le regionali tiene buona la coalizione di centro destra, al governo il clima è ben diverso. Sia Di Maio, sia l’intero Movimento sono nuovi a questa esperienza di governo. Questa perdita di verginità ha un costo enorme. L’allarme suona in ritardo. Salvini stava facendo campagna elettorale dal primo giorno, accorgersene qualche mese prima delle elezioni non aiuta, è già tardi.
“Il Capitano”, forgiatosi in politica in tempi non sospetti, approfitta degli errori altrui.
Il Ministro sposta la campagna elettorale al governo. Studia come vincere le Europee sin da quando è subentrato. Nei primi mesi, infatti, il Movimento resta all’angolo, mentre il fabbricatore di consensi si muove aggredendo l’elettorato liquido e trasversale senza sosta. Tutto quello che succede al governo, anche se si tratta di materie lontanissime dal tema sicurezza, deve avere il timbro vocale del ministro. E’ un crescendo, va dalla sanità, all’economia, all’ambiente, come se gli altri Minisitri non esistessero, sembrava che avesse avocato a sè tutti i Dicasteri. Salvini sa che la politica ha i suoi tempi ben precisi, sa che il terreno difficilmente è riguadagnabile, sa che la lealtà in politica non è un requisito fondamentale, ma che soprattutto in campagna elettorale proprio la lealtà  deve sparire.
E dopo aver messo nell’ombra Il M5S, riprende la ricetta renziana e la ricuce per sè: spara frasi generiche a raffica, studiate per un elettorato ben preciso, quello inascoltato e scoraggiato, dove la politica ha l’obbligo di intervenire, ma ancora non interviene; eppure lo hanno votato. Perchè? Perchè e’ sempre nelle case degli italiani grazie alla TV(come fu per Renzi), stimola l’insano appetito giovanile moderno del voler apparire con degli spot abbastanza bizzarri, eppure funzionali(come Renzi, dal “Matteo Risponde” al “Vinci Salvini”). Non c’è secondo che passi senza un suo tweet, o senza una sua frase per le trasmissioni(come Renzi). E’ ovunque, è una persecuzione. L’equazione renziana elevata alla salvini: chiacchiere+lavoro sulla percezione dell’opinione pubblica=consenso facile porta ad un altro successo. I fatti possono anche aspettare. Proposte si, ma senza un programma europeo consultabile, come dimostra clamorosamente il sito ufficiale. A livello nazionale, parla di sicurezza, eppure questa sicurezza non è ancora tangibile. Cambia numeri a partita in corso, da 500.000 rimpatri promessi sono diventati 92.000, e la normativa sul rimpatrio è solo un miraggio. Su 10 dei maggiori provvedimenti di governo solo due sono di iniziativa esclusiva della Lega. “Zero sbarchi”, mentre il Presidente Conte operava con gli altri Capi di Stato per accordare un’equa redistribuzione più volte avvenuta. Il colmo poi è stato raggiunto in trasmissione da Giletti che gli annunciava uno sbarco in diretta televisiva, dopo lo slogan “Porti chiusi”. Su L’Europa ha detto tutto e il contrario di tutto, ora la ama e la vuole cambiare da dentro. E’ difficile stare dietro a questa gran cassa di sciocchezze, ma la percezione che l’opinione pubblica doveva avere di lui è rimasta intatta. E quindi, missione riuscita.

Le analogie hanno anche un altro denominatore comune che non va affatto trascurato, si tratta del rapporto con Silvio Berlusconi e le sue reti, ecco perchè “figli illegittimi”. Senza il beneplacito del Padrone della TV generalista, mai e poi mai i due Matteo, Renzi prima e Salvini poi, sarebbero stati pompati a dismisura, proprio come due palloni gonfiati. Tesi confermata dall’Agcom che pubblica dati in cui si dimostra l’evidente squilibrio a favore del “Capitano” , invitando tutte le reti, nessuna esclusa, ad un ridimensionamento per assicurare un dibattito plurale e democratico a tutti i partiti. Purtroppo la pubblicazione dati è di aprile inoltrato, a danno compiuto, LaRepubblica – 24/05/2019 – stavolta riporta: “Salvini invade i Talk. Tre volte più presente di Di Maio.”(caso perfettamente sovrapponibile alle Europee di Renzi nel 2014) Ma, la storia recente ci insegna che che questi prodotti di Marketing Televisivo così come sono nati, possono essere arginati. La Tv crea, la TV distrugge. Al contempo gli altri partiti sono invitati ad impegnarsi attivamente per riguadagnare campo. Impegno che da un lato pende su Zingaretti neo-Segretario del PD, che rilancia il partito con il Magistrato Franco Roberti capolista nella circoscrizione meridionale, e dall’altro ricade sul M5S già immerso in una profonda discussione per la riorganizzazione del Movimento.

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