Avete mai visto un cinese morto? Raket delle salme, le parole del boss

Il pentito del clan Mazzarella, Alfonso, cugino del boss Franco Mazzarella, gli affari della famiglia nel porto di Napoli dal 2016 ad oggi.

Come dal Porto può passare la droga ed altri tipi di commercio illecito.

Proprio grazie alle parole del pentito si è aperta un’inchiesta non solo sui recenti lavori di via Marina, ma anche a scoprire il piano degli assassini del clan per uccidere il boss rivale Ciro Rinaldi, sparando con un fucile di precisione dal balcone di un palazzo di fronte alla sua abitazione.

I verbali contenenti le dichiarazioni contengono alcuni particolari degli affari criminali della famiglia, tra questi un business rimasto fino ad ora fuori dai radar: il rimpatrio illegale delle salme di cittadini cinesi morti in Italia, come viene riportato dal Mattino.

Il prezzo standard: 1000 euro per ogni bara che parte e si dirige in oriente. Un affare considerevole data la consistenza della comunità cinese in città.

Una leggenda metropolitana che ci ha sempre portato alla domanda resa nota anche da Beppe Grillo nei suoi spettacoli: ma i cinesi muoiono? Dove finiscono? Se li mangiano nei ristoranti cinesi? Chi ha mai visto un necrologio di un cinese?

Ora si è avviata un’inchiesta giudiziaria.

Un affare che Roberto Saviano già nel 2006 raccontava nelle pagine della sua opera più famosa: Gomorra.

Nelle prime pagine del libro infatti, l’autore descrive gli affari che si svolgono nel ventre del porto.

Fin ora queste parole sono valse allo scrittore insulti, accuse e quant’altro e ora invece trovano riscontro nelle parole del pentito.

LE PAROLE DI SAVIANO NEL 2006:

“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a dominare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese.”

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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