L’incrollabile Germania diventa “nera”? Assassinato il collaboratore della Merkel

Curioso che quando si tratta dell’Italia, tutti gli organi di stampa e tutti i rappresentati politici, italiani ed europei, sono sempre così meticolosi nel riportare i casi di cronaca a sfondo razziale, ma quando questi accadono altrove meglio stemperare i toni.

D’altronde se non si tratta dell’Italia perché parlarne?

Si sa, il “j’accuse” è ormai una pratica tanto triste quanto diffusa, è il tappeto sotto cui vengono nascoste le proprie responsabilità ed incombenze.

Nemmeno i Capi di stato più credibili si sono risparmiati questa mortificante “prassi dialettica”. E’ un rincorrersi a chi offende di più. Certo è che nel caso dell’Italia nessuno si è mai risparmiato un insulto, anzi, chiunque si è sentito in diritto di farci una lezioncina moralistica.

Eppure, è nella dura e pura Germania che avviene il peggio. Walter Lübcke, politico pro migranti, nonché esponente di primo piano del CDU (il principale partito tedesco guidato dall’autorevolissima Angela Merkel) è stato assassinato.

Le circostanze non sono ancora chiare, e pochi sono i dati acquisiti: la vittima è stata uccisa con un colpo alla testa a distanza ravvicinata, già era stata oggetto di minaccia sui social, e l’ala di estrema destra mette in scena il peggio di sé festeggiando per il tragico accaduto.

Gli inquirenti, saggiamente, hanno scelto la via del silenzio, istituendo in tempi brevi una commissione speciale pronta risalire all’assassino. Risulta difficile, se non impossibile, relegare l’assassinio a semplice caso di omicidio.

Già il fatto che sia stata istituita una commissione speciale e sia stata valutata l’ipotesi della pista politica, sono gli allarmi non marginali di uno stato di vulnerabilità che non esclude nessuno.

E se L’Italia è messa male, il resto dell’Europa non può mica sorridere, nemmeno l’incrollabile Germania.

Qualora venisse confermata la pista politica, ipotesi rafforzata vista l’esultanza di simpatizzanti e appartenenti dell’estrema destra, dovremmo trarre le conclusioni opportune. Si tratterebbe chiaramente di un attacco violento al cuore politico della governance tedesca e in buona parte alla governance europea, proveniente da una popolazione che tutto sommato non vive le peggiori condizioni: inevitabilmente questo aprirebbe a scenari imprevedibili quanto critici.

Anche gli ultimi dati parlano chiaro e la dicono lunga sullo stato d’animo del popolo tedesco: nelle scorse elezioni federali del settembre 2017, il partito di estrema destra AFD conquista un impensabile 12,64%, classificandosi come terza forza politica, ottenendo l’elezione di ben 94 rappresentanti.

E’ la prima volta nella storia della Repubblica Federale Tedesca che l’AFD entra nel Bundestag.

Alle europee, il dato è ridimensionato, ma non del tutto smentito, l’AFD si attesta sul 10,09%, un +3,09 rispetto alle europee del 2014. Ma a lasciare nel totale stupore è stata la mancata nota ufficiale della Cancelliera sull’accaduto, sempre così generosa a dispensare consigli per gli altri stati, ha difficoltà a trovare due righe per ricordare un suo stretto collaboratore di partito.

Scelta meditata per non trovarsi l’opinione pubblica contro? Chi sa.

Nell’Italia bollata come paese di populisti e fascisti, tra i due grandi poli di rappresentanza pro e contro migranti, seppur con violentissimi scontri, mai si è arrivati al punto di sparare l’esponente politico avversario. Probabilmente, qualcuno ha il merito di aver arginato in qualche maniera, e non senza difficoltà, una collisione in corso e ad altissima tensione sociale.

Una domanda sovviene spontanea: vista l’attenzione ad intermittenza di alcuni, ma se ad essere sparata fosse stata la Kyenge o chi altro politico in Italia, quale sarebbe stata la reazione dell’Europa?

Forse l’Italia ha fatto da scudo a troppe volte a soluzioni che non sono mai arrivate, sarebbe pure ora che ogni paese imparasse a guardare in casa propria, ognuno si faccia “i destri suoi”, perché qui sembra che nessuno abbia il polso della situazione, onestamente. A colpi di “j’accuse” un innocente democratico ci ha rimesso la pelle.

E’ la foto di un’Europa vacillante, tante lezioncine, poche prese di responsabilità.

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