Di Maio e Salvini come un mantra all’Europa: “e allora il PD?”

Oggi il tanto atteso incontro della coppietta più discussa d’Italia: Luigino Di Maio e Matteo Salvini, e come classiche favole Disney, la loro momentanea riappacificazione ha un luogo preciso, dove tutto è iniziato: a Palazzo Chigi.

Al termine della riunione, definita “proficua e positiva” da alcune fonti vicine al M5s, si è affermato che i vicepremier sono rinsaviti e finalmente sono pronti a “riavviare” un dialogo con l’Europa. I due partiti, si, i grillini ormai sono un partito a tutti gli effetti e da tempo, hanno perfino comunicato attraverso una nota congiunta un’affermazione nei confronti dell’Europa brutta e cattiva.

Finalmente, la maggioranza di governo si riappacifica e congiuntamente fa gli interessi degli italiani, di chi l’ha votata questa maggioranza, e cosa c’è scritto in questa nota congiunta per giustificare un’Italia disastrata economicamente e a rischio serio di intervento UE? Che l’eccessivo debito è stato causato “da anni di governi passivi” e che bisogma rimettere al centro “gli italiani”, ah, che stupore! Nuovamente la vecchia ed interminabile scusa riassumibile per “e allora il PD?”, quanto ci era mancata!

Un colloquio, quello tra il Ministro factotum e Di Maio durato circa un’ora e, come cita l’Ansa, “utile, positivo e cordiale”, è servito a “fare il punto sulle priorità da realizzare in tempi brevi”.

Salvini e Di Maio hanno le idee chiare ed indicano gli obiettivi da realizzare finalmente, dopo un’infinita attesa data dalla campagna elettorale permanente nella quale entrambi non si risparmiano e che ha come assoluto vincitore l’ex comunista padano.

Gli obiettivi portati avanti dai due capipopolo sono: l’abbassamento delle tasse, definito come “prioritario per il rilancio del Paese”, fine, per i viceministri non ci sono altri obiettivi da raggiungere o ostacoli da abbattere nel breve periodo.

Dopo le battaglie per (mi perdonerete l’ordine sparso): immigrazione, gestibile dal buon Matteo mentre era eurodeputato, ma si sa, a lui andare in aula non piace; reddito di cittadinanza, che per ora sta fallendo; sgomberi, con il benestare di CasaPound; droghe leggere, non commentabile; Fazio; ed un’altra miriade di problemi che non sono stati risolti, il nuovissimo “nemico” da combattere sono le tasse.

A questo governo va dato un merito: non è capace di risolvere i reali problemi del nostro bel Paese ma è capacissimo di cambiare la percezione dell’opinione pubblica, tranquillizzandola, facendo credere che nessuna minaccia potrà mai resistere alla barba del Matteo o allo sguardo seducente di Giggino da Pomigliano.

Detto questo, le tasse troppo alte sono un problema serio in Italia capace di bloccare l’economia? Si. Si spera di risolvere la questione in modo tale che nessuno si faccia troppo male.

I comunicati congiunti proseguono: “Servono misure straordinarie e nessun aumento delle tasse per lo sviluppo dell’economia. I maggiori incassi dell’Irpef e dell’Iva quasi dell’8 per cento e la diminuzione della disoccupazione rispetto al 2018 nei primi quattro mesi di quest’anno ci dicono che siamo sulla buona strada” e Di Maio insiste dichiarando: ”La lettera dell’Unione Europea che è arrivata ieri ieri sostanzialmente dimostra che questa Europa non ha imparato nulla degli errori fatti in questi anni. Ancora si chiedono tagli, di togliere i soldi ai cittadini italiani in ragione di una serie di teorie economiche che non hanno retto in questi anni e questo noi non lo faremo”.

Ancora Gigino continua e prosegue con i soliti “eallorailpiddi?” o contro i moniti di un’Europa brutta e cattiva, un lancio della patata bollente che da sempre, insieme alla distruzione e demonizzazione mediatica del nemico, è stata il fulcro delle battaglie dei pentastellati e loro principale strategia comunicativa.

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Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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