SALVINI SALTA IL CONSIGLIO UE CON GLI OMOLOGHI PER UNA PUNTATA DI POMERIGGIO5. TUTTO CHIACCHIERE E TWITTER

“Si torna a lavorare” parole del Ministro Salvini dopo le europee e dopo una riappacificazione politica con gli alleati-rivali, ma come ha intenzione di lavorare ancora nessuno lo ha capito. Continua senza vergogna la droga mediatica prosalviniana, in spregio all’ultimo rapporto Agcom che denunciava questo enorme squilibrio a favore del “Capitano”, o è sempre in TV, o è in campagna elettorale. Qualcuno avrebbe dovuto dirgli, data la carica ricoperta, che oltre che ad occuparsi di share e like, non sarebbe dovuto mancare agli appuntamenti intergovernativi improcrastinabili, ma è già troppo tardi. Ieri era da Del Debbio, oggi dalla D’urso, senza saltare un paio di tappe di campagna elettorale, e durante le sue innumerevoli apparizioni si è tenuto un importantissimo Consiglio dei ministri dell’Interno dell’UE in Lussemburgo, in cui era richiesta, appunto, la partecipazione di tutti i Ministri dell’Interno dei 27 paesi membri.
I punti cruciali della fitta agenda europea dell’incontro, che non hanno ricevuto il punto di vista del corrispettivo Ministero italiano, sono stati: la riforma sulla direttiva dei rimpatri, le misure di antiterrorismo, e le politiche in materia di immigrazione ed asilo. Insomma, si è discusso sulle grandi sfide a cui un’Europa unita dovrà cercare di dare una risposta univoca e compatta. Punti che sembravano stare molto a cuore del Ministro durante la propaganda, e invece dobbiamo amaramente constatare che stare sotto i riflettori gli interessa di più. Difficile per l’Italia rivendicare i propri spazi all’interno delle decisioni europee se il Ministro antepone, per la quarta volta, le sue comparse in TV ai Consigli di vertice. Impossibile, quindi, realizzare il tanto auspicato “cambiamento” se al Ministro interessa di più disquisire del nulla totale a Pomeriggio5 piuttosto che presenziare agli incontri europei ufficiali.
Qualcuno dica al Ministro di cambiare lo slogan, in un secondo è passato da “L’Europa ci teme” a “L’Europa ci ride addosso”, altro che cambiamento.

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