Ilmo2018 racconta Carola Rackete, chi è la “capitana”

«Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità»

Così si presenta Carola Rackete, la Nemica numero Uno d’Italia, la “Capitana”, la nuova paladina della Sinistra Italiana. Ma chi è la Comandante della nave Sea Watch 3, che recentemente si è resa colpevole di aver fatto sbarcare 42 persone a Lampedusa ed è automaticamente diventata la principale antagonista del Capitano, ovvero Matteo Salvini?

Rackete ha origini tedesche, online a parte i milioni di articoli, è possibile trovarla con un solo profilo social personale, su LinkedIn.

Lì definisce la sua visione del mondo con questi tre concetti: “Conservazione della natura. Azione umanitaria. E un po’ di scienza polare”. Poliglotta, Carola infatti oltre il tedesco parla spagnolo, inglese, francese e russo, si laurea in scienze nautiche all’Università di Jade nel 2011 e poi consegue un Master in conservazione ambientale in Inghilterra, all’Università di Edge Hill.

Come “esperienze lavorative” troviamo “guida turistica”, si è occupata infatti di manutenzione delle attrezzature del Parco Naturale della Kamchatka, tra i vulcani. Infine a soli 23 anni, ha trovato il mare su una nave operativa al Polo Nord per l’Alfred Wegener Institute (un importante istituto oceanografico tedesco).

Soltanto due anni dopo, a 25 anni, è diventata secondo ufficiale sulla Ocean Diamond, una nave da esplorazione, sempre fra i ghiacci, carica che ricoprirà anche sulla Artic Sunrise di Greenpeace.

Tra le altre cose ha lavorato anche sulla flotta della British Antartic Survey, poi lo scorso anno per tre mesi è la guida per le Poseidon Expeditions, dove tiene lezioni sull’ecologie e conduce spedizioni a terra e in barca, in Francia è volontaria per la lega per la protezione degli uccelli e ha curato rapaci, uccelli marini e piccoli mammiferi.

Dal 2016 inizia a collaborare con Sea Watch, che poi l’ha portata a questo atto di disobbedienza civile: dal profilo Twitter della organizzazione umanitaria si legge: «ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo».

Le leggi sono leggi. Un atto di disobbedienza alle leggi non solo denota una debolezza dello Stato ed un’infrazione non può essere tollerata. La vera essenza di una legge sta proprio nell’istituto di una sanzione: se non fai ciò che la legge dice di fare allora vieni punito.

Infatti per questo gesto Carola è a rischio: il decreto sicurezza bis promosso dal Ministro dell’Interno prevede una sanzione da 10 mila fino a 50 mila euro, per comandante, armatore e proprietario della nave che infrange il divieto di ingresso, nonché la confisca della nave in caso di recidiva.

La Meloni addirittura attraverso una diretta Facebook ha dichiarato che la sua volontà è quella di distruggere effettivamente la nave.

La disobbedienza e le infrazioni vanno punite. Sempre. Mimmo Lucano ne è la prova.
Fascismo, legale.
Nazismo, legale.
Leggi raziali, legali.

La disobbedienza e le infrazioni vanno punite sempre? Mimmo Lucano non è già stata una prova? Non è che forse qualcosa va cambiata in virtù del principio della desuetudine, cioè che quando una cosa non va più bene per un determinato momento storico, la si modifica per adattarsi?

 

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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