JUNKER LANCIA LA BOMBA: PROCESSO NOMINE POCO TRASPARENTE

Il Presidente uscente della Commissione europea non le manda a dire, e a suo avviso le nuove nomine peccano di mancata trasparenza, affermando nel corso della conferenza stampa col Premier Finlandese Antti Rinne “Il processo che ha portato alla mia nomina nel 2014 è stato molto trasparente, perché avevamo i candidati nominati, ognuno sapeva cosa sarebbe accaduto se uno o l’altro partito avesse guadagnato più seggi nel Parlamento europeo”.
L’ex Presidente Junker, in pratica, non ha gradito la rottura del sistema nomine “spitzenkadidat“, metodo che fu sperimentato nel nel 2014 e attraverso il quale venne eletto alla Presidenza della Commissione europea.
In cosa consisteva il vecchio sistema del 2014:
“Spitzenkandidat – che significa candidato di punta – il processo introdotto per cercare di democratizzare la posizione di Presidente della Commissione.
Ciascun gruppo politico in Parlamento presenta un candidato o piú candidati.
Il gruppo che si aggiudica il maggior numero di seggi alle elezioni porta il suo leader davanti ai leader europei nel Consiglio per essere approvato.
Il Consiglio approva il candidato principale che diventa poi Presidente della Commissione.”
Il primo a criticare questa procedura è stato il Presidente Macron, ora che è stata superata, non abbiamo chiarezza su questa nuova modalità, ma anzi pare che si sia accentuato lo scontro di poteri per spartirsi le cariche. ” (Fonte: AgenziaNova)

A rincarare la dose, interviene un altro grande frontman dell’Europa istituzionale, l’ex Presidente del Parlamento Europeo Martin Shulz, nonché tedesco proprio come la potenziale Presidente della Commissione europea, il quale ha commentato: “La signora von der Leyen ha certamente tutte le carte in regola, ma il processo che l’ha portata in quel ruolo fa arretrare l’Europa – spiega – perchè si è usato un metodo sbagliato scegliendo a porte chiuse.”(Fonte:Euronews)

Elezione minata quella della Presidenza della commissione, incassa i voti in seno al Consiglio Europeo,ma incredibilmente manca il voto della Merkel poichè, pur trattandosi della delfina, tale voto avrebbe rotto i già fragili equilibri della coalizione di governo, in quanto l’SPD si è schierato compatto contro la Von Der Leyen. E a seguire si sono contrapposti anche Verdi-tedeschi, secondo partito vincitore alle ultime europee in Germania.
Oltre alle incertezze del governo tedesco, sono molto diffusi i malumori tra i gruppi del Parlamento Europeo, cui spetterà l’arduo compito di eleggere o respingere il Presidente della Commissione Europea.
Le personalità del gruppo socialisti-democratici in dissenso sono tante, ed anche il gruppo Visegrad sembra non gradire la nuova candidata papabile.
Il 16 luglio il PE dovrà esprimersi, ed occorrerà la maggioranza assoluta dei voti per ufficializzare la Presidenza. Numeri alla mano, senza voti dei Verdi e dei S&D, la partita sembra impossibile.
Ancora non sappiamo da dove usciranno i voti e quindi come verrà gestita questa trattativa visto il largo schieramento discordante. Difficile prevedere se a partire dal 16 l’UE avrà, finalmente, un nuovo Presidente della Commissione, oppure il Parlamento Europeo si assumerà l’onere di spronare il Consiglio Europeo ad esprimere una personalità più idonea e corrispondente ai risultati delle ultime elezioni europee.

A quanto pare la pioggia di critiche oltre la Lagarde, ora comincia a colpire anche la delfina della Merkel, la candidata alla Presidenza Von Der Leyen. Due nomi, troppe insicurezze.





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