Questa Roma non è un albergo. Petrachi si presenta

Serietà, schiettezza e voglia di vincere. Gianluca Petrachi arriva a Trigoria.

Sopratutto negli ultimi anni la piazza di Roma è stata bistrattata da giocatori che l’hanno sfruttata come trampolino di lancio, da dinamiche interne incomprensibili (“vogliono togliere i romani dalla Roma” dice Totti), da questioni legate al Fair play finanziario e molte volte da, diciamocelo, mancanza di fame da parte di calciatori, dirigenti e allenatori.

Nonostante Petrachi definisca la piazza di Roma una di quelle “che fa tremare gli avversari” sembra a suo agio nell’esprimere concetti semplici ma sicuramente di grande impatto. Petrachi irrompe su situazioni “di mercato” e societarie, Dzeko, Baldini, Barella, El Shaarawy, Zaniolo, Florenzi, Higuain, Conte, Icardi e ancora Fienga, Fonseca, Totti e De Rossi. Ma sopratutto l’AS Roma e la romanità.

Dichiarazioni semplici e chiare: «Fienga è il mio unico referente». Su Baldini: «Lui mi ha proposto, ma sono stato chiaro: non transigo sulle scelte. La società mi deve dire “possiamo o non possiamo fare questa spesa”, ma sul discorso tecnico sono io a prendere la decisione e la responsabilità degli acquisti, non ho un budget. Non sarà Franco Baldini a condizionarmi. Lui può essere una risorsa. Serve collaborazione: se non dovesse andare così non sarò più seduto su questa sedia».

Consapevolezza del suo ruolo e mancanza di timore nell’esercitarlo, nel bene e nel male.
Petrachi non accetta compromessi. Uomini così servivano e servono alla Roma e al calcio italiano, basta aziendalisti, uomini che cercano prime time televisivi, persone che si attengono ai diktat di comunicazione solo per “vil denaro” o per risultare sempre simpatici agli occhi di tutti.

Servono uomini competenti, preparati e sinceri.

Secondo Petrachi, mister Fonseca ci stupirà, è un allenatore che in Ucraina ha fatto bene ma che non ha mai approcciato o allenato nel calcio italiano, quindi questa è un’affermazione piuttosto forte e sicuramente una delle grandi “scommesse” della stagione giallorossa.

Nonostante ciò non nega di aver voluto sulla panchina della Roma Antonio Conte, attuale allenatore dell’Inter e conterraneo nonché grande amico del nuovo direttore sportivo.

Sul tecnico salentino infatti si rilascia queste considerazioni: «Antonio vuole vincere subito e ha visto nell’Inter una squadra più pronta. Gli ho solo detto che farlo a Roma sarebbe stato bellissimo».

Obiettivo di Petrachi è riuscirci, ma non lo promette, non può farlo ora, come continua: «Bisogna essere realisti, sarei stupido se parlassi di vittorie. La Roma è all’anno zero, bisogna costruire. I miei colleghi mi dicevano: ma che vai a fare alla Roma? Mi piacciono le sfide, rispondevo. Questa è una squadra che deve ripartire con dei valori e nuovi principi. I giocatori devono avere qualità morali, non pensare solo al dio denaro o ad avere la pancia piena. Io scelgo prima gli uomini poi i calciatori. La Roma non è una succursale, chi viene a Roma deve avere entusiasmo».
Tra i giocatori preferiti del neo direttore sportivo ci sono Higuain ed Icardi, i due centravanti argentini che sono attualmente in esubero dalle rispettive squadre, Juventus e Inter e, con le dovute proporzioni, paragagona Higuain a Batistuta.

Chi critica il Pipita per quest’ultima stagione, in cui ha comunque vinto un’Europa League con il Chelsea di Maurizio Sarri, non capisce di calcio. Le qualità del bomber sono indiscusse.

Sul versante mercato “in senso stretto” dice che la sua Roma dovrà ripartire da: «Un mix di gioventù ed esperienza, alla squadra serve un po’ di sciabola e un po’ di fioretto».

Discorso diverso riservato ad un’altro attaccante, questo già giallorosso, Dzeko. Il gigante bosniaco non ha disputato una stagione all’altezza delle aspettative, rilegando di fatto la Roma al sesto posto in campionato, ed in questo momento molto vicino all’Inter di Conte e Marotta. «Non deve passare il messaggio che uno si sveglia il mattino, decide di andar via e ci ricatta. Non mi piace essere preso per la gola. Non mi interessa se un giocatore ha raggiunto un accordo con un’altra società (l’Inter, ndr), non deve pensare di stare a casa sua, non è il padrone. Diawara mi ha chiamato e mi ha detto che è pronto a non fare le vacanze per fare il ritiro. Questo è il senso di appartenenza e entusiasmo che voglio ritrovare in ogni giocatore. Higuain? Se vuole riemergere, la squadra migliore per farlo è la Roma. Qui potrebbe seguire le orme di Batistuta».

Scoccato l’amore per la personalità, anzi, la romanità di Diawara, recentemente approdato nella capitale grazie alla trattativa che ha portato Manolas alle pendici del Vesuvio.

Per Barella invece discorso simile a quello fatto per Dzeko: «Era contento di venire alla Roma, poi c’è stato l’addio di Monchi e si è perso tempo per chiudere. Si è inserita l’Inter e ha fatto la sua proposta e Conte, che è molto bravo a motivare i giocatori, lo ha chiamato. Io non ho mai cercato Barella. È il Cagliari che ha cercato la Roma dicendo che l’Inter traccheggiava. Per me era già difficile da prima: il giocatore vuole andare a Milano. Per me è un capitalo chiuso».

Chi invece, al contrario dei neo acquisti Spinazzola e Diawara non ha avuto proprio parole al miele è stato il giovane Zaniolo, migliore, o tra i migliori giocatori della Roma in questa stagione. Qui si capisce la personalità del dirigente.

«Ha avuto un grande exploit, ma non ha avuto un buon fine di campionato. Qui si fa presto a creare dei miti, io amo la concretezza, Nicolò ha le qualità per arrivare al top. Se le mette in mostra sarà il fiore all’occhiello, ma deve stare con i piedi per terra perché a questa età si fa presto a perdere il senso della ragione. Nell’ultimo periodo ha smarrito questi concetti, e quando tornerà ci parlerò. L’importante è che capisca che deve migliorare e che ancora non ha fatto nulla».

Su El Shaarawy, in questo momento potrebbe esserci una trattativa che lo porta in Cina, il ds commenta: «Mi piacerebbe se restasse, c’è la volontà di rinnovargli il contratto, poi non bisogna strafare: io non posso competere con la Cina. Se vuole restare cercherò di accontentarlo, se invece vuole andare io non lo trattengo».

Infine, il messaggio sul senso di appartenenza. E chi più di tutti poteva rappresentarlo se non l’attuale capitano della Roma: Alessandro Florenzi? «È il capitano, il senso di appartenenza deve essere in ognuno di noi. I giocatori lo devono dimostrare con i fatti non con le chiacchiere. Ho visto giocatori che facevano un gol, baciavano la maglia e poi dicevano che non vedevano l’ora di andarsene. Per me esiste solo la Roma, se vedo che qualcuno fa il fenomeno non avrà vita lunga qui».

Sugli addii di Totti e De Rossi si dice particolarmente dispiaciuto, essendo entrambi elementi di insostituibile caratura professionale e sopratutto di romanità.

Dichiara infatti che gli avrebbe fatto comodo avere Totti affianco affinchè gli spiegasse dei meccanismi che anche lui ci avrebbe messo tempo a conoscere.

La Roma è al suo anno zero. Chiarisce le posizioni, ha un nuovo ds, un nuovo mister, per dire “nuova” squadra bisognerà aspettare la fine del mercato, ma i presupposti ci sono. A lottare fra le big, io me lo auguro, ci sarà anche l’As Roma.

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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