“Senza una visione di futuro, è tutto inutile” intervista a Francesco Giubilei

Francesco Giubilei, 27enne di Cesena, è stato il più giovane editore italiano nel momento in cui, nel 2008 fonda Historica Edizioni, attualmente è autore ed editore presso appunto Historica, la casa editrice Giubilei-Regnani ed è presidente della Fondazione Tatarella e del movimento di idee Nazione Futura.

Tramite questa intervista cerchiamo di approfondire temi come la formazione professionale e culturale e le iniziative attualmente presenti nel mondo prepolitico.

Hai l’appellativo del “più giovane editore d’Italia”, da dove nasce questa passione?

Lo sono stato, non so se attualmente sia ancora così. Il mio lavoro è nato e viene spinto da una passione che ho ancora, fortunatamente. Nel settembre 2008 ho fondato Historica Edizioni, come rivista scaricabile online e successivamente nel 2013 la casa editrice Giubilei-Regnani, dove prevalentemente pubblichiamo saggi politici.

Quali sono due libri che ti hanno spinto ad avere questa passione?

Per quanto riguarda la narrativa sicuramente “il maestro e Margherita”, come altri, per quanto invece riguarda la saggistica più che un singolo libro preferisco approfondire su dei temi attraverso gli autori che fanno parte, o che hanno fatto parte, del mondo conservatore italiano, ad esempio Longanesi, Montanelli, Prezzolini.

Ti definisci un conservatore, quali sono e dove è possibile trovare, nel mondo letterario, delle linee guida di un conservatore?

Sicuramente sono presenti ne “Il Tramonto dell’Occidente”, di Spengler; in Prezzolini, attraverso “Il Manifesto del Conservatore”, sia con “Essere conservatore” di Roger Scruton.

Qual è la sua idea di conservatorismo oggi?

Il conservatore porta avanti un sistema valoriale ed etico, fondato su dei principi fondamentali permanenti, come la difesa della famiglia, della cultura, storia e tradizioni e difesa dell’identità. Nonostante questi punti cardine, il conservatore non è assolutamente contrario al progresso ed allo sviluppo del proprio Paese.

Oltre all’attività editoriale lei è presidente della Fondazione Tatarella e del movimento di idee Nazione Futura. Come è arrivato a determinati risultati e qual è il fine di queste realtà.

È bene precisare che Fondazione Tatarella e Nazione Futura sono due realtà distinte. Ho il privilegio di essere il presidente della Fondazione Tatarella, che prende il nome dal vice Primo Ministro Giuseppe Tatarella e si occupa di ricerca e studio di documenti concernenti il pensiero della destra in Italia.

Nazione Futura invece è un movimento di idee che vede nel dibattito una costruzione di programmi di una destra nuova, attenendosi ad un sistema valoriale ed etico con i principi già citati precedentemente.

Attualmente la politica si è dimenticata di due temi fondamentali per il nostro Paese: giovani e famiglia, non vedo politiche che puntino ad aiutare questi due elementi cardine della nostra società.

Qual è il tipo di destra che Nazione Futura, attraverso la ricerca, lo studio ed il dibattito, vuole portare avanti e come intende farlo?

Avvalendoci di incontri, dibattiti, seminari ed una serie di eventi ed iniziative portiamo avanti questo progetto che mira ad identificare delle linee-guida per la destra del futuro. Ad esempio, a livello di politica economica il nostro Paese è indietro su certi temi, come l’aiuto alle imprese. Noi siamo un movimento politico, ma apartitico. Nel senso che ci relazioniamo con i principali partiti della destra parlamentare italiana per apprendere ma anche per dialogare e per portare delle istanze, sarebbe anche inutile altrimenti definire dei principi e dei programmi per il puro interesse intellettuale, riteniamo infatti che attraverso il dialogo tra delle realtà e la sintesi delle idee si possa portare avanti questo tipo di percorso, tuttavia siamo un movimento di idee completamente indipendente.

Gli esempi della “Destra” però, in Italia, non sono dei migliori. Qualcuno magari pur riconoscendosi in determinati ideali non voterebbe mai determinati elementi, come magari chi ha tradito i principi della “rivoluzione liberale”, Berlusconi, oppure la figura nuova del politico-influencer, come Salvini. Essendo o meno d’accordo su determinati temi, sui quali si può dibattere, non si viene spronati dal punto di vista elettorale a votare nei confronti di determinati leader. Come vede in questo momento la destra in Italia?

In questo momento la destra in Italia contiene diverse anime, quella liberale, Forza Italia, quella più conservatrice, come Fratelli d’Italia e quella sovranista della Lega. Purtroppo anche attraverso i social la politica è diventata spettacolo, è particolarmente leaderista, basata sui leader piuttosto che sui programmi.

La comunicazione è diventata un fattore cardine, si tende a votare più per un leader che per un programma o delle idee, tuttavia è emblematico il caso del Movimento 5 Stelle, che è stato il primo movimento poltico in Italia a sfruttare una comunicazione massiccia via social, senza tuttavia definire delle linee-guida e senza avere una classe dirigente, rischiando infatti di avere un tracollo una volta “messi alla prova” del governo del Paese.

Quindi è necessaria attualmente una poltica che si presupponga abbia una valida base valoriale e che preponga di costruire un dialogo con tutte le anime concernenti il proprio elettorato, anche potenziale, per definire una sintesi e formare una classe dirigente in grado di gestire le problematiche.

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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