Esonero Ancelotti, dove sono i sogni del Napoli?

Ieri sera attraverso un comunicato stampa ufficiale dell’SSC Napoli si apprende che:

“La Società Sportiva Calcio Napoli ha deciso di revocare l’incarico di responsabile tecnico della prima squadra al signor Carlo Ancelotti. Rimangono intatti i rapporti di amicizia, stima e rispetto reciproco tra la società, il suo presidente Aurelio De Laurentiis e Carlo Ancelotti”.

Esonero dunque per Carlo Ancelotti, il Re di Coppe, da parte della società partenopea che ha optato per un tecnico giovane e meno esperto come Rino Gattuso dopo le recenti prestazioni negative di una squadra che da anni lotta per vincere la Serie A e che ora si trova ad 8 punti dalla zona Champions.

Senza scendere nei meriti di ciò che sta accadendo ora all’interno del club, con gli screzi tra il presidente Aurelio de Laurentiis e i giocatori, si denota anche una improvvisa mancanza di ambizione oltre che ad un disegno ben congeniale per un nuovo progetto-Napoli.

ADL, come è stato rinominato, prese una squadra sull’orlo del fallimento, costruendo anno dopo anno un organigramma in grado di salire di categoria ogni stagione calcistica. Sia dal primo campionato disputato in Serie A e fino a questa stagione il Napoli si è sempre qualificato per delle competizioni europee, vincendo talvolta anche qualche coppa nazionale sotto la guida di Mazzarri e di Benitez.

La progettualità della società è sempre stata il perno sul quale ogni tifoso, nonostante le contestazioni iniziali, poteva gioire a fine stagione. Riassumibile in una tremenda sintesi con una cronistoria: gli acquisti di due giovani rampanti e sconosciuti, come Lavezzi e Hamsik una volta saliti in serie A, la fine del ciclo di Reja e della parentesi Donadoni, con l’arrivo di Mazzarri e dei suoi ottimi risultati, sul mercato invece l’addio di Quagliarella portò malcontento nella piazza, ma nello stesso anno esplose Cavani. Lì ebbe inizio “il Napoli dei tre tenori”, Cavani, Lavezzi ed Hamsik appunto, con l’aggiunta di Pandev, reo vincitore del triplete con l’Inter per contribuire a dare ancora quella tecnica e quell’esperienza europea ai partenopei. Il risultato fu un Napoli da terzo posto e che, a detta anche di un esperto come Federico Buffa “gioca come nessuno”.

Incredibilmente, il calcio degli sceicchi stava prepotentemente prendendo piede nel panorama internazionale, mentre in Italia una società nata piccola cercava di imporsi attraverso i risultati, il gioco e la progettualita, al di là delle Alpi il Paris saint Germain avanza offerte per Lavezzi prima e per Cavani poi. Immancabilmente il Napoli rimane orfano dei giocatori più forti della propria rosa (ed indiscutibilmente tra i migliori della seria A). Ma è proprio da questo punto di completo sconforto per la piazza che parte il sogno europeo a riempire i cuori azzurri, l’arrivo di un tecnico di fama internazionale come Benitez, di giocatori come Callejon, Albiol, Mertens, Koulibaly tra gli altri, ma sopratutto di Higuain, prospettano il club verso orizzonti più alti e sicuramente più concreti.

Benitez, come i suoi predecessori, rimarrà a Napoli tre anni, dando un’ossatura alla squadra che è vivida ancora oggi. ADL, come tutti i presidenti di Serie A sono incantati dal gioco che Maurizio Sarri esprime con il suo Empoli e decide subito di assumere il tecnico nativo di Bagnoli. Sarri era sinonimo di bel gioco, ma non aveva mai allenato grandi club e sicuramente arrivare ad allenare il Napoli avrebbe potuto comportare una sorta di pressione ulteriore nei confronti del mister. Nulla di tutto questo, dopo un’iniziale periodo di adattamento, Sarri a Napoli diventa “Il Comandante” ed il suo stile di gioco e di essere dentro e fuori dal campo si astraggono a formare la filosofia del sarrismo. Napoli ed il Napoli ora, sognano lo scudetto.

Reina è una garanzia tra i pali, l’esperienza di Albiol unita all’esplosione di Koulibaly formano una difesa quasi impenetrabile, Allan dimostra di avere 100 polmoni, Jorginho regista magistrale, i tre attaccanti lì davanti prolifici ed in completa sincronia con le galoppate di Callejon, la tecnica di Mertens o la fantasia di Insigne ed i (tanti) gol di Higuain, che riesce ad essere in quel Napoli e sotto la guida di Sarri il marcatore più prolifico della nostra Serie A, realizzando 33 gol in 35 presenze, mostruoso.

Ci si è resi conto che con il sonno profondo di Roma e Lazio, con il coma dell’Inter e che con l’ormai avviata eutanasia del Milan, il Napoli è a tutti gli effetti, il club che è più indicato per denominare come anti-Juve, la vera regina delle ultime stagioni di campionato.

Nonostante la strepitosa stagione, la Vecchia Signora riesce a vincere anche contro questa magia azzurra, i più si rendono conto che c’è stata una mancanza di energia, di esperienza e di quel quid in più per vincere, si aspetta dunque il mercato. I nomi emersi dal calciomercato non sono entusiasmanti e sempre la Juventus, come l’anno precedente aveva “rubato” il miglior giocatore della sua diretta concorrente, Pjanic alla Roma, fa lo stesso con il Napoli. Higuain firma con i bianconeri per 94 milioni di euro che entreranno nelle casse societarie. Se da un lato la piazza si dispera, dall’altro, ancora speranzosa è curiosa di vedere come questa cifra enorme sarà investita sul mercato. Non sarà fatto niente di tutto questo.

“Il Comandante” fa sognare ancora la città, “inventa” Mertens falso 9 ed il belga realizza una quantità inimmaginabile di gol tale da non far rimpiangere Higuain, ed a dicembre il Napoli è campione d’inverno, a fine stagione però, la classifica è chiara: Juventus prima, Napoli secondo a 91 punti.

In pochi campionati al mondo si puo perdere un campionato a 91 punti, così come in passato il Napoli ha il record di essere uscito da un girone di Champions League, nonostante 12 punti conquistati.

Sarri firma con il Chelsea e sulla panchina del Napoli approda Carlo Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, la conferma che la società vuole vincere, ed è cresciuta. Chiunque dopo i 91 punti dell’anno precedente e l’annuncio di Ancelotti non sogna e non pretende più, ma si aspetta una campagna acquisti da squadra che possa vincere il campionato, ma che possa vincere e convincere anche in contesti internazionali, si parla di Benzema, di Di Maria, giocatori di primo livello.

Invece De Laurentiis compra il Bari, sull’orlo del fallimento, non facendo praticamente mercato, con l’eccezione della scommessa vinta Fabian Ruiz. La storia del Napoli di Ancelotti è recente e conosciuta, da questi avvenimenti può emergere una bellissima fiaba, come il fatto che i tifosi partenopei a prescindere da chi sieda su quella panchina, a prescindere da chi ci sia o meno su quel rettangolo verde, destineranno sempre una parte della loro vita e del loro amore per la propria squadra, perché in questa città non si avverte il tifo, si avverte un sentimento più forte, di completo legame nei confronti della propria città e di ciò che la rappresenta; oppure si può guardare in faccia la realtà e vedere un presidente che per ragioni di profitto, bilancio ed affari ha limitati interessi nella società, un uomo che a differenza di altri omologhi gestisce il clun per mantenere le sue aziende, sicuramente un grande imprenditore ed ineccepibile dal punto di vista finanziario, ma sicuramente un discutibile presidente e sicuramente non un tifoso.

P.s. la storia è ovviamente semplificata per ragioni di brevità.

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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