Giubilei: “Attenzione alla Cina, governo lavori per gli autonomi”

ESCLUSIVA – Abbiamo contattato Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura, per parlare del momento che attraversa il Paese.

“Per analizzare la situazione è necessario dividere l’emergenza sanitaria e le scelte politiche del governo. Sull’emergenza sanitaria non credo sia il momento di fare polemiche, è necessario essere tutti uniti ed ognuno deve dare, nel proprio modo ed ambito, supporto al personale sanitario rispettando le regole.

Sul decreto “Cura Italia” invece, dal momento che è possibile esprimere la propria opinione, mi sembra corretto far notare che vi sono degli elementi che personalmente ritengo sbagliati. Nel medesimo decreto noto infatti una carenza di misure atte a proteggere autonomi ed imprenditori, i 600 euro sono insufficienti, solo per il mese di Marzo, tra l’altro anche la sospensione del pagamento delle tasse fino a Maggio è insufficiente, poiché andremo incontro ad una proroga di questa situazione con tutte le attività chiuse, eccetto quelle essenziali, ed è evidente che a fine Maggio se si deve tornare a pagare le tasse e l’imposizione fiscale resta uguale a prima, è chiaro che molte aziende non ce la faranno.

Nonostante il decreto vieti i licenziamenti il rischio è che le aziende falliscano, ottenendo il medesimo effetto.

È necessario essere attenti sul medio-lungo periodo per le conseguenze che potrebbero esserci nel nostro tessuto economico-sociale.

Un altro punto è la comunicazione, che ritengo sbagliata, dal momento in cui Comuni, Regioni e Governo pongono ordinanze, talvolta in contrasto.  Non dimentichiamo del caso emblematico della Lombardia, dove la notizia dell’ordinanza per la chiusura della Regione ha contribuito a diffondere il panico, con persone che si sono riversate nelle stazioni per scendere verso Sud, alimentando in questa maniera anche il contagio.

Non è il momento di fare polemica, ma è necessario fare attenzione per quanto riguarda il tema economico, sopratutto se Conte vorrà adottare, come ha detto, il MES, il fondo salva-Stati, rischiando un commissariamento dell’Italia. E questo va evitato.

Per cui è bene scindere l’emergenza sanitaria che vive attualmente l’Italia da un discorso che rileva problematiche economiche e politiche.

Sul medio-lungo termine è evidente che ci saranno conseguenze per quanto riguarda il tessuto economico e sociale, attualmente è possibile reggere grazie ai guadagni personali o a ciò che si è guadagnato in precedenza, ma è chiaro che se questa situazione va avanti per mesi, è inevitabile che porterà molte aziende a fallire.

Tra l’altro anche nel caso in cui l’emergenza sanitaria dovesse essere risolta non ritornerà tutto alla normalità subito, penso a ristoratori, albergatori e tutti coloro che lavorano ad esempio nel turismo, rimarrà ovviamente una psicosi generale che andrà a colpire molti settori.

Attualmente in alcuni casi ci sono campagne contro imprese ed imprenditori, che hanno lasciato aperte le loro aziende anche prima del divieto, ma non ci si rende conto che l’ossatura del Paese è quella delle piccole e medie imprese.”

Conclude, sul tema della visione di deus ex machina che attualmente molti italiani hanno della Cina.

“Il virus è partito da Whuan, in Cina, e poi si è diffuso come sappiamo, ovviamente non si vuole colpevolizzare la Cina, ma è necessario chiarire che ci sono delle scelte politiche precise del governo cinese, che ricordiamo essere non una democrazia ma una dittatura comunista, che ha insabbiato inizialmente i casi, mettendo a tacere medici.

Accettiamo l’aiuto della Cina, nonostante i respiratori sono stati acquistati dallo stato Italiano, ma il modello cinese, non deve essere preso come modello, è un contesto in cui non vengono rispettati i diritti individuali, di diritti umani, non è presente la democrazia, basta leggere il testo del Presidente cinese Xi Jinping sul progetto della Via della Seta.

Nel momento in cui, mentre l’Italia si impoverisce, complici anche le dichiarazioni della Lagarde dopo le quali la borsa italiana è calata del  circa 16%, il rischio è quello che proprio la Cina, che presentiamo come un modello, possa acquistare aziende ed asset italiani a prezzi stracciati.

Basterebbe conoscere ciò che accade nei Balcani per comprendere meglio la situazione della Via della seta, ad esempio in Grecia, la Cina ha acquistato tutti i porti del Pireo e del Montenegro, ha investito miliardi di dollari nelle economie dei Paesi Balcanici per costruire infrastrutture, fino a Trieste, per fare in modo che i prodotti cinesi arrivino con più facilità. Qual è la risposta dell’Italia a questo? Presentare il modello cinese come se fosse il modello da adottare e come se i cinesi fossero dei salvatori della Patria.

Le cose non stanno così.

Accettiamo ovviamente i gesti di solidarietà da parte della Cina ma dobbiamo essere consapevoli del nostro interlocutore e del suo progetto di espansione economico e geopolitico.”

 

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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