Il 5g causa il Coronavirus: una balla

Le bufale e le catene su Whatsapp e sui social network non sono una novità, anzi.

Ci sono interessi o fini o semplicemente “troll” che si compiacciono nel diffondere notizie false, nel nostro piccolo noi de IlMo News, cerchiamo di riportare i fatti e di smontare pezzo per pezzo queste balle che possono generare allarmismo o addirittura violenza.

Il fatto

Violenza anche fisica dal momento che negli ultimi giorni, nel Regno Unito, si sono verificati dei casi di assalti incendiari ad antenne o centraline della rete ultraveloce per cellulari di ultima generazione 5G. Le città britanniche colpite sono Birmingham, Liverpool, Melling (sempre nell’inglese Merseyside) e ora anche a Belfast, in Irlanda del Nord.

Dopo questi atti vandalici, sono spuntati dei video online che riprendono alcune persone attaccare le antenne e poi esultare al grido di “fuck 5G” o anche “viva la revolución”.

Il complotto del 5g

Viene da chiedersi quale sia il motivo di queste aggressioni ingiustificate, a risposta è in delle teorie complottiste che girano online e che in qualche misura, collegano la rete internet 5g con il Coronavirus.

Ovviamente tutto ciò non ha la benché minima prova scientifica.

Le teorie del complotto più diffuse online sono due: stando alla prima la rete 5g indebolisce il nostro sistema immunitario, per cui ci rende più esposti al coronavirus.

Questa teoria è stata rilanciata oltremanica dal tabloid Daily Star, è scientificamente è una bufala perché le onde radio del 5G e le sue radiazioni elettromagnetiche sono ben sotto il livello di guardia internazionale, addirittura 66 volte in meno del limite oltre il quale radiazioni e onde possono modificare il Dna e quindi creare gravi problemi alla salute come i tumori, come riporta anche La Repubblica.

La seconda teoria del complotto, anche questa diffusa dal Daily Star, sostiene che grazie alle reti 5G “i batteri riuscirebbero a comunicare e a diffondersi più velocemente e densamente”.

Il Daily Star cita uno studio del 2011 condotto da alcuni ricercatori della Northeastern University di Boston e di quella di Perugia, che iniziarono appunto a cercare dei nessi per cui “i batteri riuscirebbero a comunicare” e diffondersi meglio grazie a un solido supporto elettromagnetico, peccato però che questo studio non è mai stato dimostrato.

Tra l’altro il coronavirus è, appunto, un virus: non un batterio.

L’assurdo complotto non solo quindi non ha motivo di esistere, se non per interessi terzi, ma anche non ha ovviamente nessuna prova scientifica a suo favore.

È necessario, per i più scettici, citare ad esempio l’Iran, che non ha nemmeno iniziato la sperimentazione del 5G, ma il Covid-19 ha fatto strage di contagiati, morti e pazienti in terapia intensiva.

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Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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