Gli amici di Meloni e Salvini affondano l’Italia

Elettoralmente la destra sovranista approfitta della mancata solidarietà europea, ma la mancanza della collaborazione tra stati deriva proprio dalla presenza di partiti Sovranisti nei singoli Paesi.

Non è un caso infatti che lo slogan comune sia “Prima gli italiani”, in Italia, sdoganato da Lega, Fratelli d’Italia o dai più estremi Vox, Forza Nuova o Casapound. Data questa premessa, quale potrebbe essere lo slogan di altri Paesi europei con partiti analoghi?

Ad esempio in Germania oppure l’Olanda l’atteggiamento è speculare.

Spiega Rachman del FT: «Il rischio che gli europei del Sud si sentano abbandonati dal Nord va messo sullo stesso piano del rischio che gli europei del Nord si sentano sfruttati dal Sud. Italiani e spagnoli si risentono giustamente per la caricatura di meridionali pigri e spendaccioni. Ma la caricatura speculare di settentrionali ricchi, egoisti e arroganti è altrettanto ingiusta — specialmente quando è condita di riferimenti al nazismo e accuse di immoralità».

Rachman scrive nella sua newsletter: «È il caso di abbassare un po’ la cresta. E mettersi nei panni dei contribuenti tedeschi e degli altri Paesi del Nord-Europa, cui certo fa comodo il nostro restare nell’Unione, ma che sono anche legittimamente preoccupati di evitare uno sperpero dei finanziamenti, da noi chiesti a gran voce, simile a quello del nostro denaro pubblico negli ultimi quarant’anni. Forse è anche nostro interesse accettare qualche vincolo in proposito».

Mario Monti sul Corriere del 28 marzo: «La divergenza è a mio parere superabile se nei prossimi giorni ci fosse — in primis tra Italia e Germania, come nel 2012 — un confronto serrato ai massimi livelli, con lo sforzo di capire le posizioni dell’altro anziché stigmatizzarlo di fronte alla propria opinione pubblica. Se invece in quanti hanno responsabilità di governo prevalesse quest’ultimo atteggiamento, a vincere sarebbero solo i sovranisti del Sud e quelli del Nord, con una frattura forse insanabile tra Italia e Germania, probabilmente fatale per l’Unione europea».

Come riporta Il Corriere della Sera la questione Mes, in sintesi
Se noi pensiamo che senza eurobond finisce l’Europa, Gideon Rachman ci avverte che è con gli eurobond che può finire l’Europa. Il suo consiglio è percorrere la strada del Meccanismo europeo di stabilità (il Mes, o fondo salva Stati) e rimandare gli eurobond al futuro, se mai diventeranno sostenibili agli occhi degli elettori del Nord. Del Mes stanno parlando in queste ore i ministri economici dell’area euro. Proviamo a ricapitolare:

— Italia, Francia, Spagna, Portogallo e altri 5 Paesi non vogliono ufficialmente il Mes perché ora come ora per accedere ai suoi fondi bisogna accettare condizioni di austerity durissime, come capitò ai greci.

— Tedeschi, olandesi, austriaci e finlandesi, pur di evitare gli eurobond, sono ora disposti a non condizionare più l’accesso al Mes a riforme inaccettabili nel pieno di una pandemia. Ma si discute comunque di condizioni: il Sud le vuole minime, e vuole restituire i soldi tra 35-50 anni. Il Nord le vuole più stringenti, con scadenze a 5-10 anni.

— Alla fine un Mes rivisitato può essere un punto di equilibrio. Ma qui c’è una complicazione italiana. Il Mes andrebbe bene al ministro dell’Economia Gualtieri, che di Bruxelles conosce anche i vicoli (oltre che i vincoli). Conte deve però dar retta ai grillini, che come i leghisti hanno fatto del «no al Mes» una bandiera.

L’importante (lo scriviamo mentre il Consiglio europeo è stato rinviato) è trovare una risposta italiana ed europea univoca: mentre si tratta, le bare continuano a riempire i camion.

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

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