Taiwan, l’altra Cina: raccolgono 3 milioni per l’Italia

La Cina, intesa come Repubblica Popolare Cinese, ha notevoli responsabilità in tutto quello
che stiamo vivendo.

Dal tentativo di nascondere lo sviluppo del focolaio di Wuhan, alla
propaganda sulla pelle delle altre nazioni, vedasi l’invio di materiale difettoso o la vendita di
equipaggiamenti donati in precedenza dall’Italia, Pechino ha mostrato di non farsi scrupoli
pur di proteggere e, successivamente, ripulire la propria immagine a livello internazionale.

Eppure, c’è una Cina che, al contrario, si è mossa in maniera trasparente, ineccepibile e commovente. Stiamo parlando della Repubblica di Cina, l’equivoco è dietro l’angolo, nota a
tutti come Taiwan.

Erede dello stato cinese guidato da Chang Kai-shek, rovesciato da Mao Zedong nel 1949 e
rifugiatosi sull’isola omonima, Taiwan è tuttora una nazione relativamente isolata a livello
diplomatico, a causa del progressivo riconoscimento, da parte della comunità internazionale,
della Repubblica Popolare come unico stato cinese legittimo. Per rendere l’idea, non è
rappresentata all’ONU dal 1971, non fa parte dell’OMS ed è costretta a partecipare alle manifestazioni sportive sotto la denominazione “Taipei cinese”.

Come se non bastasse, le relazioni con la Cina continentale sono generalmente complicate, con Pechino convinta che
Taiwan sia solo un provincia ribellatasi allo stato centrale.

A causa della recente epidemia, si pensava che Taiwan fosse condannata ad essere
duramente colpita dal contagio da Sars-Cov2, cosa dimostratasi col senno di poi errata.

Il governo guidato da Tsai Ing-wen, la prima donna ad essere eletta presidente della Repubblica di Cina, ha affrontato l’emergenza in maniera encomiabile, comunicando con la
popolazione in maniera chiara e trasparente oltre ad aver tracciato in maniera rapida i contatti dei contagiati.

Ad oggi, il bilancio del contagio a Taiwan ammonta a 376 positivi e 5
deceduti.
Con la situazione in patria sotto controllo, il governo taiwanese, che può vantare come
vicepresidente un epidemiologo distintosi durante l’epidemia di Sars del 2003, ha deciso di
inviare 10 milioni di mascherine ai paesi europei e agli Stati Uniti; di queste, circa 500mila
sono destinate al nostro paese. Le buone notizie non finiscono qui, anzi, ci riguardano
direttamente: i cittadini di Taiwan hanno già raccolto una considerevole somma di denaro,
pari a 3 milioni di dollari, da donare all’Italia come segno di riconoscenza per l’operato dei
parroci italiani che aiutarono l’isola asiatica, contribuendo alla costruzione di ospedali e
strutture sanitarie, dopo la Seconda Guerra Mondiale.
“Ora che l’Italia ha bisogno, i cittadini di Taiwan vogliono restituire quel prezioso aiuto”.
Tratto dalle dichiarazioni di un sacerdote intervistato dall’agenzia di stampa AFP.

Quando tutto questo sarà finito, converrà interrogarsi sui motivi per cui una nazione del
livello di Taiwan, dotata di strutture mediche di alto livello, preparata a gestire le emergenze
sanitarie e soprattutto disposta a collaborare con i paesi stranieri in difficoltà, non sia ancora
stata ammessa all’interno dell’OMS.

Di Giovanni Palandri Raggi

Pubblicato da Federico D'Addato

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Napoli l'Orientale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: