Cosa sta succedendo in Brasile?

Il Brasile ha da poco raggiunto quota 415’000 contagi, superando la Russia e piazzandosi al secondo posto – alle spalle degli USA – nella triste classifica mondiale di questa pandemia. Quasi 23’000 i morti e un numero di contagi che cresce al ritmo di 5’000 nuovi casi al giorno. Ma il dato più preoccupante è quello sui tamponi: circa 10 volte inferiore rispetto ai principali paesi, a parità di popolazione. Questo non fa ben sperare e lascia immaginare un quadro che nella realtà è ben più drammatico di quello descritto dai numeri.

“È solo un piccolo raffreddore”

Jair Bolsonaro – 27 marzo 2020

Così rispondeva il Presidente a chi a fine marzo, mentre nel Mondo i morti erano già 35’000, gli chiedeva come mai il Brasile fosse uno dei pochi paesi che ancora non aveva adottato alcun tipo di misure restrittive.

Il primo caso era stato registrato già un mese prima: il 25 febbraio, un sessantunenne di ritorno dalla Lombardia rappresentava il primo malato confermato di COVID-19 in Brasile e in tutto il Sud America. Poco dopo la malattia arrivava a toccare i vertici dello Stato: il 12 marzo il Portavoce di Bolsonaro, Fábio Wajngarten, risultava positivo al tampone nasofaringeo, facendo sospettare un contagio oltre che del Presidente brasiliano, anche di Donald Trump, incontrato pochi giorni prima in occasione di una visita a Miami. Entrambi però risulteranno negativi ai test effettuati nei giorni immediatamente successivi.

Verso la fine di marzo quindi, a fronte del numero sempre maggiore di contagi, nonché dei primi morti legati alla pandemia, alcuni stati decidono di imporre il lockdown in virtù dell’ordinamento federale del Brasile. I primi a farlo sono quelli di Rio de Janeiro, Santa Catarina e San Paolo, decisioni che vengono criticate dal governo centrale come “eccessive”.

I Ministri della Salute

Le critiche però non sono mancate neanche all’interno della maggioranza, già divisa dagli attriti tra il Presidente e il suo ex Ministro della Giustizia Sergio Moro. Quest’ultimo gode di ampia popolarità in Brasile a seguito dell’operazione anti-corruzione “Lava-jato” e si è dimesso a fine aprile dopo aver espresso pesanti accuse nei confronti delle interferenze di Bolsonaro con i vertici della Polizia Federale.

È proprio in questo clima difficile che è arrivata la minaccia da parte di Bolsonaro di licenziare il Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta. Licenziamento divenuto effettivo il 16 aprile a causa delle posizioni diverse tra i due in tema di misure di distanziamento sociale.

Bolsonaro annuncia quindi di voler mettere al suo posto qualcuno che lo supporti nel riaprire quanto prima le attività produttive e nomina così Nelson Teich come nuovo Ministro. Quest’ultimo però il 15 maggio rassegna le dimissioni, non riuscendo a trovare una linea in comune con il Presidente e il ruolo viene così ricoperto ad interim da Eduardo Pazuello – Generale dell’Esercito e terzo Ministro della Salute dall’inizio dell’epidemia.

La situazione nel paese

La favela di Rocinha a Rio de Janeiro, una delle più grandi al mondo.

I contagi quindi continuano a crescere, con la complicità delle risposte inadatte o frammentate della politica. La sola città di São Paulo conta più di 80’000 casi accertati e almeno 6’000 morti. Lì vivono 12 milioni di persone, in una delle città con la più alta densità abitativa al mondo, e il sistema sanitario locale è già prossimo al collasso, con scenari che ricordano quelli vissuti a marzo in Lombardia.

A ciò si aggiunge la situazione delle favelas della città. Realtà in cui non solo è difficile di per sé mantenere un adeguato distanziamento sociale, ma dove anche molta gente ha smesso di rispettare le misure imposte e ha ripreso le attività che gli garantiscono il sostentamento. L’accesso alle cure è difficile e spesso i tamponi non vengono fatti, motivo per cui la reale gravità della situazione è probabilmente sottostimata.

La tendenza per ora non sembra indicare una flessione o un abbassamento della curva dei contagi, e purtroppo i segnali per il futuro non possono essere troppo ottimistici: all’emergenza sanitaria si sta affiancando una vera e propria crisi politica. Il Brasile deve ritrovare la responsabilità di affrontare questa pandemia con l’aiuto della scienza, senza lasciare spazio a oscurantismo e negazionismo nei luoghi del potere.

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