Perché gli studenti di medicina stanno scendendo in piazza?

Studenti, neolaureati, specializzandi e giovani medici si sono incontrati ieri 27 Maggio a Montecitorio e – rispettando le distanze di sicurezza e stando semplicemente in piedi – hanno dato le spalle al palazzo della Camera.
Questo sit-in, il primo di una serie che nelle prossime settimane coinvolgerà gran parte delle città italiane (universitarie e non solo) è promosso da un consorzio di associazioni accomunate da un unico obiettivo: trovare una soluzione definitiva alla questione della specializzazione.

Ma perché specializzarsi in Medicina è un problema, in Italia?

Dopo sei anni di università magistrale a ciclo unico ed un concorso di abilitazione, i neolaureati devono sostenere un altro concorso, quello per accedere alla scuola di specializzazione. Questo concorso ha posti limitati, che dipendono dai fondi che il Governo (ed in parte le Regioni) decide di erogare alle borse di specializzazione.
Le borse di specializzazione sono necessarie per potersi iscrivere alla scuola di specializzazione, nella quale lo specializzando, oltre a formarsi, lavora attivamente in reparto.
Tuttavia, il sistema è rotto: il numero di borse è troppo basso, sempre più insufficiente alle esigenze del Paese. Tra qualche anno, rischiamo di trovarci senza medici.

Contrariamente a quello che si può pensare, in Italia non mancano laureati in Medicina. Mancano, invece, medici specializzati.

Con poche borse, dunque pochi posti disponibili, ma tanti concorrenti al concorso, il risultato è scontato: si crea un imbuto formativo. Un esercito di laureati (quasi 12 mila) che potrebbero entrare nel servizio sanitario pubblico e che non possono perché bloccati dal numero di borse non sufficiente.

L’impatto dell’imbuto formativo è a dir poco concreto. Già negli ultimi anni, il sistema sanitario nazionale si trova a lavorare con personale ridotto e l’unico modo per far fronte a questa carenza è allungare i tempi di attesa. Le conseguenze? Ore ad aspettare per farsi visitare in Pronto Soccorso e visite specialistiche fissate a mesi e mesi di distanza.

Il Governo cosa sta facendo?

Secondo le 11 associazioni che rappresentano i giovani medici, non abbastanza.

La manifestazione di ieri, ed i futuri sit-in che verranno organizzati, denunciano proprio questo: nel Decreto Rilancio si parla troppo poco di questo problema, la cui concretezza è stata davanti agli occhi di tutti durante i mesi di emergenza (medici richiamati dalla pensione, neolaureati abilitati di ufficio, medici militari impiegati in ospedali civili…).
Chiedono garanzie e vogliono che le 4’200 borse in più stanziate per quest’anno non siano una soluzione di facciata: senza un serio e concreto investimento, senza una crescita stabile del numero delle borse, il sistema sanitario nazionale rischierà il collasso. Come Pierino Di Silverio, responsabile nazionale Anaao Giovani, l’ha definita: sarebbe “una pietra nel grande oceano dell’imbuto formativo”.

Un problema sistemico non si può risolvere con un espediente temporaneo, ma solo con una programmazione lungimirante e duratura.

La mobilitazione dei giovani medici non si ferma, anzi: arriveranno ad ogni consiglio regionale, per chiedere l’aumento delle borse erogate dalle Regioni ed amplificare l’eco della richiesta nazionale.
Speriamo che, questa volta, la politica scelga cosa è giusto e non cosa è popolare. Per il bene di tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: