Siberia, ennesimo disastro ambientale

Oggi è il 5 giugno, e da quasi 50 anni ormai si festeggia la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Purtroppo però oggi il mondo ha ben poco da festeggiare. Sì, perché, come se già non fossero abbastanza le continue cronache nere sulle problematiche che affliggono da decenni il nostro Pianeta Terra, un’ennesima notizia devastante ci lacera dentro. Uno sversamento di circa 20mila tonnellate di gasolio sta contaminando più di 20 chilometri di fiumi e si sta muovendo verso il mare aperto. Un mostro idrocarburico rosso sangue dallo spessore di 20 cm di prodotti petrolchimici ha già distrutto irreversibilmente centinaia di ecosistemi e ucciso milioni di essere viventi: succede a Norilsk e nella penisola di Taymyr, Siberia, a seguito della fuoriuscita di tonnellate di prodotti petroliferi da alcuni serbatoi.

L’incidente si ritiene sia avvenuto per il crollo dei serbatoi causato dal cedimento del permafrost, strato perennemente ghiacciato tipico delle zone artiche, che si sta ormai sempre più velocemente scongelando a causa dell’aumento continuo del surriscaldamento globale.

Poco meno di un anno fa la Siberia si era già resa scenario di devastanti incendi che avevano infine alla distruzione di più di 4 milioni di ettari di foreste nella regione di Krasnoyarsk con la conseguente emissione di 166 milioni di tonnellate di CO2.

Si tratta di uno dei più grandi incidenti petroliferi nell’Artico e dimostra che il governo russo deve riconsiderare l’attuale modello di economia basato sui combustibili fossili e sull’abuso della natura” queste le parole di Greenpeace sulla tragedia, paragonandola a quella avvenuta in Alaska 30 anni prima causata dalla petroliera Valdez. La Russia intanto dichiara lo stato di emergenza: il presidente Putin in una videoconferenza ha rimproverato il direttore della Ntek, la società che gestisce la centrale, di aver tenuto nascosto il disastro per alcuni giorni.

Siamo di fronte ad un vero e proprio disastro ambientale il cui impatto avrà conseguenze irrimediabili e devastanti per l’intero ecosistema marino e terrestre. La domanda sporge spontanea: cosa altro dovrà succedere per capire che è il momento di fermare questa crisi climatica che ci sta condannando tutti a morte certa?

Quest articolo è stato scritto da Michele Intoccia, Biologo Ambientale Marino e co-fondatore dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

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