IL SURRISCALDAMENTO TERRESTRE E IL FUTURO DEI TETTI BIANCHI

Le emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra ed altri fattori sempre imputabili ad attività antropiche sono i principali responsabili del surriscaldamento globale, fenomeno ormai ampliamente conosciuto e consolidato. Una delle dirette manifestazioni del surriscaldamento del pianeta è senza dubbio lo scioglimento dei ghiacciai.

Secondo le stime della NASA, lo scioglimento dello strato glaciale della Groenlandia e dell’Antartide ha avuto negli ultimi anni un ritmo di 430 miliardi di tonnellate di ghiaccio perso ogni anno, mentre per quanto riguarda i ghiacciai di montagna si stima una perdita di 335 miliardi di tonnellate per anno. Questo avvenimento è alla base di alcuni catastrofici eventi che di questo passo modificherebbero irreversibilmente il nostro Pianeta. Se tutti i ghiacciai presenti sulla Terra si sciogliessero avremmo un incremento del livello del mare di ben 70 metri, con una conseguente scomparsa della maggior parte della superfice terreste. Un’ altro particolarmente importante è la diminuzione della superfice riflettente presente sulla terra. Come è noto, infatti, i ghiacciai agiscono come un parasole per il pianeta grazie alla loro superfice bianca che riflette indietro i raggi del sole, contribuendo al raffreddamento dell’aria e dell’oceano. La riduzione dei ghiacciai rappresenta quindi un feedback positivo nei confronti del surriscaldamento globale, in quanto una loro riduzione contribuisce positivamente all’aumento del fenomeno. Inoltre, l’aumento dell’energia presente nell’atmosfera perché non riflessa dai ghiacciai, comporta il manifestarsi sempre più frequente di eventi metereologici estremi come cicloni, alluvioni, ondate di caldo e gelo ai quali assistiamo sempre più frequentemente.

Numerosi esponenti della comunità scientifica stanno cercando di trovare delle soluzioni adatte al problema. Un esempio è la proposta di scienziati e ingegneri della Bay Area, San Francisco (USA), che hanno proposto una soluzione, a prima vista bizzarra, a questo problema: l ’idea è quella di depositare un sottile strato di perle di vetro su tutta la superfice dei ghiacciai. Queste perle aumenterebbero la riflettività della superfice e metterebbero in moto un processo di raffreddamento dell’Artico. Una superfice più riflettente potrebbe, soprattutto nelle stagioni calde, prevenire parzialmente l’assorbimento di calore e rallentare, o arrestare, il processo di fusione. Un’altra brillante soluzione potrebbe essere quella di dipingere i tetti degli edifici di bianco. I vantaggi di questa soluzione sarebbero molteplici. La prima considerazione da fare è che rivestire gli edifici di vernice bianca permette un performate isolamento termico degli edifici, che consegue una notevole riduzione dell’inquinamento prodotto da condizionatori e altri dispositivi per la regolazione termica interna agli edifici. La seconda considerazione è che un importante effetto dei tetti bianchi è quello che interessa tutto l’ambiente circostante e non soltanto gli edifici dotati di tale colore: questo cromatismo permette di svolgere una lotta di duplice natura, diretta e indiretta, contro il global warming e l’inquinamento atmosferico: da una parte, la capacità di riflettere i raggi solari contrasta l’innalzamento delle temperature e in questo caso l’efficacia sarà riscontrabile soprattutto in zone nelle quali sono presenti più tetti bianchi in posizione ravvicinata. Dall’altra i si avrebbe anche un efficace riscontro dal punto di vista della riduzione dell’inquinamento atmosferico proprio come diretta conseguenza di quanto riportato finora: riducendo infatti i consumi e la dispersione, i tetti bianchi contribuirebbero alla riduzione dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera. Il tema dei “white roof”, ovvero dei tetti bianchi, non costituisce una scoperta recente, ma ultimamente l’attenzione è tornata ad essere rivolta a tale sistema proprio nell’ottica del contrasto al global warming. L’esperto di energia Arthur H. Rosenfeld ha recentemente sottolineato come il colore bianco possa essere esteso a superfici delle case e delle strade, e come tale caratteristica possa impattare positivamente il surriscaldamento globale: secondo Rosenfeld, 100 mq di tetti bianchi sono sufficienti per annullare, in 20 anni, il surriscaldamento prodotto da 10 tonnellate di CO2. Si tratterebbe di un passo tutt’altro che risolutivo, ma quantomeno incoraggiante nella lotta al surriscaldamento globale.

Quest articolo è stato scritto da Carmine Tutti, ingegnere chimico ed attivista dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

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