IL CAMPANILE SEPOLTO

La Basilica Pontificia di Santa Croce è il principale luogo di culto della città di Torre del Greco (Napoli) e che custodisce non solo la raffigurazione della patrona tanto amata dagli abitanti locali, la Beata Vergine Immacolata, ma anche le spoglie mortali del Santo Vincenzo Romano.

La storia di Santa Croce è scandita dalle molte lapidi che vi si possono trovare in essa, tra cui quelle più importanti che ricordano le visite dei Papi Pio IX, avvenuta il 14 settembre 1849, e Giovanni Paolo II avvenuta l’11 novembre 1990.

Fu edificata nel XVI secolo per sostituire l’antica chiesa madre della città, di origini medievali, dedicata a Santa Maria Maggiore e detta Santa Maria dell’Ospedale per via di un piccolo ospizio per malati e pellegrini adiacente l’antica chiesa. I fondi per la costruzione di Santa Croce, stando a un’antica leggenda, furono ottenuti tramite donazioni lasciate dai cittadini in barili ai piedi di una croce, da qui il nome.

A partire dal 1596 si avviò la costruzione del campanile eretto al posto di un’antica cappella dedicata a santa Maria del Presepe di proprietà della famiglia Sportiello. La costruzione del campanile procedette molto lentamente e a fasi alterne. Fu terminata solo intorno al 1740 con l’edificazione di tutti e tre i piani.

Tra il XVII e XVIII secolo la chiesa fu interessata da importanti opere d’abbellimento e decorazione che trasformarono la struttura in una delle chiese più belle e raffinate dell’intera area vesuviana, come l’altare maggiore e gli stucchi del presbiterio attribuiti a Cosimo Fanzago, diverse sculture e stucchi per l’altare di San Gennaro ad opera di Lorenzo Vaccaro, i dipinti di Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo De Matteis, Francesco De Mura e Nicola Maria Rossi. L’organo monumentale fu eseguito nel 1761 dalla bottega napoletana degli organari Cimmino su disegno di Nicola Tagliacozzi Canale; opere purtroppo andate distrutte a causa dell’eruzione del Vesuvio datata 15 giugno 1794.

L’eruzione – che distrusse buona parte della città – fece crollare la chiesa e seppellì parzialmente il campanile. Il Santo Vincenzo Romano, allora viceparroco, ne promosse la ricostruzione il 5 Giugno 1796 sostituendo il parroco Gennaro Falanga, e pose poi la prima pietra della nuova costruzione (alcune fonti attestano che lavorò in mezzo agli operai).

I lavori furono curati dall’architetto Ignazio Di Nardo – in stile neoclassico – e  terminati con la consacrazione del 1827.

Secondo la tradizione la costruzione venne accompagnata da avvenimenti miracolosi: tra questi ci sarebbe stato l’arrivo di una misteriosa nave proveniente dalla Libia carica di legname offerto gratuitamente per la costruzione delle capriate del tetto.

Simbolo della ricostruzione di Torre del Greco e della Basilica di Santa Croce resta dunque senz’altro il campanile, che dopo l’eruzione del 1794 fu ricoperto e inglobato per un terzo della sua altezza (all’incirca 15 metri) da materiale lavico, dando ad esso l’inusuale ma caratteristico aspetto di piccolo e corto. Al di sotto di questa colata lavica esistono cavità sotterranee (le Grotte di S. Croce) che furono scavate per la ricostruzione della Basilica, e che lo stesso Santo Vincenzo Romano probabilmente ne percorse i cunicoli durante gli anni della ricostruzione. Questi luoghi, così come altri cunicoli del centro storico, furono utilizzati nel 1943 come rifugi durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Molti di questi cunicoli furono ispezionati tra gli anni ’70 e gli anni ’80 ed alcuni di essi furono bonificati in previsione della visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1990.

Quest articolo è stato scritto da Gianluca Sorrentino, attivista dell’Associazione Eco Culturale (AEC) di Torre del Greco.

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